Visualizzazione post con etichetta inquinamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta inquinamento. Mostra tutti i post
24 giugno 2011
31 marzo 2011
Nasce il coordinamento dei comuni contaminati
COMUNICATO STAMPA RETUVASA
BASTA CON I VELENI DI STATO
L’ITALIA VITTIMA DELLE ARMI CHIMICHE FA SENTIRE LA SUA VOCE
NASCE IL COORDINAMENTO DEI COMUNI CONTAMINATI DAGLI
ARSENALI SEGRETI
ARSENALI SEGRETI
(COLLEFERRO E RETUVASA TRA LE PRIME ADESIONI)
Testo unitario del Coordinamento
Il conflitto in Libia rilancia l’allarme sullo spettro delle armi chimiche, accumulate da Gheddafi in grande quantità. Ma ci sono molti comuni italiani che da almeno settant’anni sono vittime degli stessi veleni. Dalla Tuscia alla Lombardia, dalle Marche alla Campania, dal Lazio alla Puglia terreni, stabilimenti e discariche sottomarine continuano a ospitare l’eredità del colossale arsenale di armi chimiche creato dal fascismo e nascosto dai governi della Repubblica. Adesso un gruppo di associazioni e comitati ha deciso di riunirsi per chiedere che questa scia di morte venga spezzata, invocando che venga finalmente fatta chiarezza sui rischi di questa bomba sepolta nel mare e nel terreno del nostro paese.
Il Coordinamento Nazionale per il monitoraggio e la bonifica dei siti contaminati da ordigni bellici chimici inabissati o interrati durante e dopo il secondo conflitto mondiale si è riunito la scorsa settimana nella sede laziale di Legambiente.
Il Coordinamento è formato da rappresentati di associazioni e comitati operanti nelle zone più colpite in Italia: Lago di Vico, Molfetta, Colleferro, Ischia, Pesaro e Cattolica. Presto entreranno a far parte del Coordinamento nuove realtà in rappresentanza di altre aree fortemente colpite in Lombardia, Piemonte, Lazio e Abruzzo.
Il problema di questi residuati bellici ha origini lontane ma effetti ancora attuali. L’arsenale chimico venne creato dal regime fascista all’inizio degli anni Trenta ed è stato il cuore di un programma industriale di armamento colossale, con impianti per distillare gas letali come iprite, arsenico e fosgene in decine di fabbriche costruite dalla Puglia alla Lombardia.
Durante la guerra a questa sterminata riserva di ordigni mortali, solo in minima parte usata nelle spedizioni coloniali di Libia ed Etiopia, si aggiunse una scorta mostruosa di bombe chimiche trasferita in Italia dagli Alleati. Alla fine del conflitto queste armi sono state nascoste e dimenticate, senza bonificare i siti dove si producevano o le discariche dove sono state sepolte. Una quantità colossale di ordigni è stata gettata in mare dagli americani davanti alle coste di Ischia e a quelle di Molfetta, dai tedeschi davanti a quella di Pesaro mentre l’esercito italiano ha continuato a custodire e sperimentare i gas letali nei boschi del Lago di Vico e persino nel centro di Roma, a pochi passi dalla Sapienza.
Queste armi sono state progettate per resistere nei decenni e mantengono ancora oggi i loro poteri velenosi, soprattutto l’arsenico che si è disperso nei suoli come dimostrano le analisi condotte dalle forze armate nella zona del Lago di Vico o gli esami degli organismi sanitari a Melegnano (Milano). Perché solo una minuscola parte delle strutture militari attive nel dopoguerra è stata parzialmente bonificata: la gran parte degli ordigni è stata nascosta in mare e in terra dal segreto.
Questa realtà è stata svelata nel volume-inchiesta “Veleni di stato” del giornalista Gianluca Di Feo, pubblicato da Rizzoli nel 2009, che porta a conoscenza documenti inediti e secretati e dà voce a denunce inascoltate e testimonianze dirette.
Grazie a questa pubblicazione, scrupolosa e mai smentita, molti comitati locali che avevano già iniziato un lavoro di ricerca e di denuncia sui danni ambientali e sulle conseguenze per la salute dei cittadini, hanno trovato la conferma a quanto sostenevano da tempo. Ma soprattutto hanno preso coscienza del carattere nazionale di questo enorme problema, tuttora nascosto alla maggior parte delle persone, e hanno deciso di unirsi in un Coordinamento Nazionale per rafforzare le azioni e le richieste di monitoraggio e bonifica portate avanti dalle singole realtà, tuttora eluse da laconiche risposte del Ministero della Difesa che continua a negare informazioni e collaborazione.
Testo locale
Per quanto riguarda Colleferro, attraverso documenti recuperati nei National Archives inglesi e considerati nei rapporti internazionali delle Nazioni Unite, è stato recentemente evidenziato che la Snia BPD, azienda madre bellica sul territorio, offriva negli anni Ottanta a paesi importatori di armamenti definiti “convenzionali” le modifiche affinché potessero essere trasformati in armi di distruzione di massa attraverso successivo inserimento di sostanze chimiche.
In particolare ciò è dimostrato per il regime di Saddam Hussein.
Gli armamenti in questione con ogni probabilità sono stati esportati anche in paesi della penisola arabica, del Nord Africa e dell’area mediterranea.
Posto che è ormai di dominio pubblico che in anni non lontani sono state prodotte a Colleferro mine antiuomo e cluster bombs, nuove verità, quelle sulle armi chimiche, suggellano ulteriormente l’inserimento della città, con il suo percorso industriale e i suoi disastri ambientali, in una scia di infamia nazionale e internazionale.
Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
Il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche
Informazioni e contatti:
info@velenidistato.it
www.velenidistato.it
www.youtube.com/user/
Etichette:
colleferro,
contaminazione,
inquinamento
9 dicembre 2010
18 novembre 2010: polvere assassina a Colleferro?
Riportiamo, ancora una volta senza commenti e con ennesimo stupore l'edizione straordinaria di Quotidiano Sera sulla polvere rinvenuta a Colleferro che, dalle analisi, è risultata altamente tossica e nociva. Uno scempio sanitario ed ambientale che la redazione del quotidiano non esita a definire CRIMINALE!!!
25 novembre 2010
Acqua: ecco i Comuni in cui non è potabile
fonte: http://www.altroconsumo.it/
Troppo arsenico nell'acqua potabile di 127 Comuni italiani, soprattutto del Lazio. Vi diciamo in quali non può essere bevuta, né usata per cucinare. E anche dove sarebbe meglio non darla ai bambini sotto i 3 anni.
Centomila italiani potrebbero rimanere senza acqua potabile. La Commissione europea ha respinto la richiesta di deroga ai limiti di legge inoltrata dall'Italia per la concentrazione di arsenico presente nell'acqua destinata ad uso potabile. Dieci microgrammi per litro è la quota di arsenico permessa dalla legge, ma dal nostro Paese era arrivata una richiesta di deroga fino a 50 microgrammi per litro. Una richiesta che Bruxelles ha giudicato rischiosa per la salute dei cittadini, ragion per cui ha fissato il limite massimo a 20 microgrammi per litro. Se la concentrazione di questa sostanza velenosa è maggiore, si va incontro a "rischi sanitari superiori, in particolare alcune forme di cancro": è quanto afferma la Commissione europea in un documento del 28 ottobre, citando pareri dell'Organizzazione mondiale della sanità e dello SCHER (Scientific Committee on Health and Environmental Risks), comitato scientifico della Commissione stessa. Se l'Italia non rispetterà il divieto, rischia un procedimento davanti alla Corte di Giustizia europea.
Dove è vietato l'uso alimentare
Sono 127 i Comuni interessati da questo stop di Bruxelles e che pertanto rischiano di chiudere i rubinetti. Le regioni più colpite sono Lazio (91 zone) e Toscana (19 zone): in questo documento trovate l'elenco delle zone in cui le concentrazioni di arsenico sono tali da non permettere un uso alimentare dell'acqua. È vietato sia berla, sia utilizzarla per cucinare.
Dove è meglio non darla i bambini
Poi ci sono i Comuni con problemi "minori" per quanto riguarda arsenico, boro e fluoruro: ecco l'elenco. L'acqua erogata da questi acquedotti non dovrebbe essere destinata ai bambini di età inferiore ai 3 anni.
Cosa devono fare i Comuni e i cittadini
In questi casi i Comuni, le Regioni e le Province autonome devono informare adeguatamente e tempestivamente i cittadini, fornendo indicazioni specifiche per le categorie di popolazione più esposte a rischi.
I cittadini non pensino di risolvere il problema con caraffe filtranti. Solo gli impianti con filtri a osmosi inversa sono efficaci nell'eliminazione di arsenico e boro. Ma il costo della depurazione non può e non deve pesare sui singoli cittadini. Gli acquedotti hanno l'obbligo di porre rimedio alle concentrazioni fuorilegge al più presto. Ci sono tanti modi per farlo: scegliere nuove fonti di approvvigionamento dell'acqua, diluire le fonti problematiche o trattando con processi di filtrazione l'acqua di rete.
Troppo arsenico nell'acqua potabile di 127 Comuni italiani, soprattutto del Lazio. Vi diciamo in quali non può essere bevuta, né usata per cucinare. E anche dove sarebbe meglio non darla ai bambini sotto i 3 anni.
Centomila italiani potrebbero rimanere senza acqua potabile. La Commissione europea ha respinto la richiesta di deroga ai limiti di legge inoltrata dall'Italia per la concentrazione di arsenico presente nell'acqua destinata ad uso potabile. Dieci microgrammi per litro è la quota di arsenico permessa dalla legge, ma dal nostro Paese era arrivata una richiesta di deroga fino a 50 microgrammi per litro. Una richiesta che Bruxelles ha giudicato rischiosa per la salute dei cittadini, ragion per cui ha fissato il limite massimo a 20 microgrammi per litro. Se la concentrazione di questa sostanza velenosa è maggiore, si va incontro a "rischi sanitari superiori, in particolare alcune forme di cancro": è quanto afferma la Commissione europea in un documento del 28 ottobre, citando pareri dell'Organizzazione mondiale della sanità e dello SCHER (Scientific Committee on Health and Environmental Risks), comitato scientifico della Commissione stessa. Se l'Italia non rispetterà il divieto, rischia un procedimento davanti alla Corte di Giustizia europea.
Dove è vietato l'uso alimentare
Sono 127 i Comuni interessati da questo stop di Bruxelles e che pertanto rischiano di chiudere i rubinetti. Le regioni più colpite sono Lazio (91 zone) e Toscana (19 zone): in questo documento trovate l'elenco delle zone in cui le concentrazioni di arsenico sono tali da non permettere un uso alimentare dell'acqua. È vietato sia berla, sia utilizzarla per cucinare.
Dove è meglio non darla i bambini
Poi ci sono i Comuni con problemi "minori" per quanto riguarda arsenico, boro e fluoruro: ecco l'elenco. L'acqua erogata da questi acquedotti non dovrebbe essere destinata ai bambini di età inferiore ai 3 anni.
Cosa devono fare i Comuni e i cittadini
In questi casi i Comuni, le Regioni e le Province autonome devono informare adeguatamente e tempestivamente i cittadini, fornendo indicazioni specifiche per le categorie di popolazione più esposte a rischi.
I cittadini non pensino di risolvere il problema con caraffe filtranti. Solo gli impianti con filtri a osmosi inversa sono efficaci nell'eliminazione di arsenico e boro. Ma il costo della depurazione non può e non deve pesare sui singoli cittadini. Gli acquedotti hanno l'obbligo di porre rimedio alle concentrazioni fuorilegge al più presto. Ci sono tanti modi per farlo: scegliere nuove fonti di approvvigionamento dell'acqua, diluire le fonti problematiche o trattando con processi di filtrazione l'acqua di rete.
12 novembre 2010
L’Osservatorio Pm10 Retuvasa sui superamenti della soglia di legge per le PM10 nella Valle del Sacco
Comunicato Stampa
A Colleferro i limiti giornalieri per la concentrazione di PM10 sono stati superati per tre volte consecutive nella prima settimana di novembre. Al 10 novembre 2010 si registrano ben 36 giorni di superamento della soglia di legge, ovvero uno oltre il limite massimo consentito.
Il massimo sforzo prodotto dall’amministrazione di Colleferro è stata la perimetrazione del centro storico, con divieto di accesso per le auto più inquinanti. Del tutto insufficiente. Le emissioni non si riducono senza politiche ambientali di ampio respiro.
Sono ben 66 i superamenti quotidiani della soglia di legge rilevati, sempre al 10 novembre, dalle centraline di monitoraggio di Frosinone (ben 5 nella prima settimana di novembre). Il capoluogo ciociaro, sempre maglia nera nella Valle, ha dunque ampiamente trasgredito anche il limite nazionale di tolleranza annuale, pari a 50 giorni di superamento (35gg. di legge + 15gg. di soglia di tolleranza).
Interessante rilevare come l’ultima media settimanale offerta da Arpa Lazio (25.10.10-31.10.10) sia, in microgrammi/metro cubo, di 47 per Frosinone Scalo, e di 28, valore significativamente più basso, per la nuova centralina di Viale Mazzini.
Ad Anagni si registrano 14 giorni di superamento del limite di legge.
La Valle del Sacco necessita di progetti strutturali e autenticamente sostenibili per la produzione di energia, la riduzione del traffico locale e l’abbattimento dei consumi energetici; di una pianificazione intelligente del territorio, che non comporti inutile consumo del suolo in termini di insediamenti edilizi e industriali e di infrastrutture, salvaguardando e promuovendo gli spazi agricoli e verdi.
Ricordiamo che le rielaborazioni grafiche e statistiche dei dati Arpa Lazio offerte dall’Osservatorio Pm10 Retuvasa, presto sulla versione aggiornata di http://retuvasa.org/, sono sempre presenti in http://retuvasars.blogspot. com/ e http://ripuliamocolleferro. blogspot.com/
Valle del Sacco, 12 novembre 2010
Ufficio Stampa Retuvasa
Etichette:
inquinamento,
osservatorio pm10,
processo valle del sacco
8 ottobre 2010
AMBIENTE: RUSPE NELLA VALLE DEL SACCO IN CERCA DI RIFIUTI TOSSICI
(AGI) - Frosinone, 7 ott. - Vigili del fuoco del nucleo batteriologico e radioattivo dei comandi provinciali di Roma e Frosinone e gli agenti della sotto-sezione A1 di Frosinone, da questa mattina cercano in un terreno di Anagni rifiuti tossici, scarti di medicinali che avrebbero dovuto essere smaltiti con un regolare procedimento e che invece avrebbero fortemente inquinato la zona che si trova a ridosso dell’autostrada e a due passi dal fiume Sacco. L’area e’ stata individuata grazie alla denuncia presentata da un ex operaio di un’azienda oggi gravemente malato. Nel frattempo all’amministrazione provinciale di Frosinone il direttore dell’Arpa (agenzia regionale protezione ambiente) insieme al commissario straordinario della valle del Sacco, hanno reso noti i primi risultati riguardanti le analisi svolte su un campione di cento residenti nelle citta’ della valle del Sacco. Una persona su quattro risulta essere stata contaminata dal betaesacloro ciclotisano, sostanza presente nei prodotti chimici e che compromette il sistema nervoso e il sistema tiroideo. L’allarme e’ quindi alto in tutto il frusinate dopo che sono iniziati a emergere negli ultimi mesi i ‘cimiteri sotterranei’ di veleni seppelliti da mani scellerate che avrebbero invece dovuto smaltirli. Le indagini sull’inquinamento ambientale localizzato in particolar modo nel tratto compreso tra Colleferro e Pontecorvo sono portati avanti oltre che dalla polizia e dai carabinieri, anche dalla guardia di finanza. (AGI) cli/Rm/Roc
Etichette:
inquinamento,
processo valle del sacco
30 settembre 2010
Valle del Sacco «Da anni ha subito un'aggressione senza precedenti»
La Cia chiama in causa tutti gli enti
Valle del Sacco «Da anni ha subito un'aggressione senza precedenti»
Per anni – si legge in un comunicato a firma del Presidente Mario Mancini – la Valle del Sacco e il suo fiume hanno subìto, nel silenzio colpevole e complice di molti, una aggressione senza precedenti nel nome di una industrializzazione selvaggia che ha lasciato sul campo morti e feriti, che ha devastato un territorio e le coscienze, distruggendo l'economia rurale e zootecnica che per decenni è stata una preziosa fonte di reddito per centinaia di famiglie e il migliore modello di produzione ecosostenibile. Oltre alla beffa, i danni. Capi di bestiame abbattuti a fronte di risarcimenti e indennizzi inesistenti, miseri e inadeguati, campi preclusi ad ogni coltivazione, contaminazione di uomini e animali. Una attualità che non offre certezze su quello che verrà, un quadro di desolazione che si trascina senza informazioni sullo stato di avanzamento di un intervento di bonifica che procede a singhiozzo.
Una ferita aperta, una sofferenza comune, diffusa, velata dal persistente ostracismo di autorità e istituzioni locali. Le recenti notizie sulla contaminazione di uomini e donne sono aggiornamenti che non possono lasciare indifferenti i sindaci, le autorità comunali, l'amministrazione provinciale, gli amministratori regionali. Vorremmo che l'emergenza ambientale e umana della Valle del Sacco tornasse a riempire le prime pagine delle agende degli assessori comunali, provinciali e regionali. Chiediamo a Comuni, Provincia e Regione la riapertura immediata di una sede di confronto presso la quale le istituzioni informino i cittadini della Valle del Sacco sull'iter della bonifica e sulle misure economiche, sanitarie e sociali che debbono urgentemente essere attivate a sostegno dei cittadini colpiti direttamente dall'emergenza
Etichette:
inquinamento,
valle del sacco
28 settembre 2010
Lìattendibilità degli esami condotti finora dall'Arpa
(L'UNICO) - CODICI denuncia i dubbi che cittadini e associazioni di tutela hanno nei confronti dell'attendibilità degli esami condotti finora dall'Arpa, dopo che il direttore provinciale dell'azienda è stato arrestato e dopo la notifica di avviso di garanzia ad un funzionario dell'azienda stessa.
"Le maggiori preoccupazioni sono inerenti tutte quelle emergenze di cui, in questi anni, si è occupata l'Agenzia, come la situazione ambientale di Valle del Sacco", scrive CODICI nella sua nota. Insieme a CODICIAMBIENTE, ADUC, ALTROCONSUMO e UNUSS, CODICI chede agli organi di competenza e agli inquirenti di avviare opportuni accertamenti e di riverificare gli esiti delle analisi che sono state effettuate dall'AMA Lazio sui siti della Valle del Sacco, così da verificare se ci sono state delle falsificazioni degli atti o delle omissioni. (L'UNICO)
"Le maggiori preoccupazioni sono inerenti tutte quelle emergenze di cui, in questi anni, si è occupata l'Agenzia, come la situazione ambientale di Valle del Sacco", scrive CODICI nella sua nota. Insieme a CODICIAMBIENTE, ADUC, ALTROCONSUMO e UNUSS, CODICI chede agli organi di competenza e agli inquirenti di avviare opportuni accertamenti e di riverificare gli esiti delle analisi che sono state effettuate dall'AMA Lazio sui siti della Valle del Sacco, così da verificare se ci sono state delle falsificazioni degli atti o delle omissioni. (L'UNICO)
Etichette:
arpa,
inquinamento,
valle del sacco
22 luglio 2010
Omniroma-VALLE SACCO, CODICI: CON RETE TUTELA AMMESSI COME PARTI CIVILI
(OMNIROMA) Roma, 21 lug - "E' partito oggi il processo presso il
tribunale ordinario di Velletri contro il disastro della Valle del
Sacco; il Codici e la Rete Tutela Valle del Sacco sono stati ammessi
come parti civili. Esprimiamo soddisfazione per come si è espresso il
giudice in merito alle costituzioni depositate il 30 giugno scorso".
Così in una nota Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici.
"La nostra Associazione si fa così carico degli interessi della
cittadinanza relativamente alla contaminazione del latte prodotto e
distribuito negli anni 2003 e 2004 a seguito dello sversamento
illegale nel fiume Sacco di sostanze altamente inquinanti presenti in
una concentrazione 2000 volte superiore ai limiti imposti dalla
Legge", aggiunge. Soddisfatta anche la Rete per la Tutela della Valle
del Sacco, il cui rappresentante, Alberto Valleriani, commenta: "Con
la decisione del Giudice viene finalmente riconosciuto il lavoro di
ReTuVaSa sul territorio a rappresentanza degli interessi collettivi".
red
tribunale ordinario di Velletri contro il disastro della Valle del
Sacco; il Codici e la Rete Tutela Valle del Sacco sono stati ammessi
come parti civili. Esprimiamo soddisfazione per come si è espresso il
giudice in merito alle costituzioni depositate il 30 giugno scorso".
Così in una nota Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale del Codici.
"La nostra Associazione si fa così carico degli interessi della
cittadinanza relativamente alla contaminazione del latte prodotto e
distribuito negli anni 2003 e 2004 a seguito dello sversamento
illegale nel fiume Sacco di sostanze altamente inquinanti presenti in
una concentrazione 2000 volte superiore ai limiti imposti dalla
Legge", aggiunge. Soddisfatta anche la Rete per la Tutela della Valle
del Sacco, il cui rappresentante, Alberto Valleriani, commenta: "Con
la decisione del Giudice viene finalmente riconosciuto il lavoro di
ReTuVaSa sul territorio a rappresentanza degli interessi collettivi".
red
Etichette:
codici,
inquinamento,
processo valle del sacco,
retuvasa
11 luglio 2010
Respirare smog modifica il Dna in soli sette giorni, lo rivela uno studio italiano
Pubblichiamo un interessante articolo tratto dal blog Medicina 33.
La conferma che l'espressione da noi coniata di UGM - umani geneticamente moficiati è purtroppo azzeccata e d'atttualità!
Milano - (Adnkronos Salute) - Per scatenare il fenomeno di riprogrammazione dei geni basta una settimana con pm10 sopra la soglia . Le ricerche effettuate su vigili urbani, anziani e operai di un'acciaieria. Gli esperti dell'università Statale di Milano: ''E' come se vivere esposti al traffico faccia invecchiare prima''
Respirare smog ci cambia il Dna. E bastano solo 7 giorni con i livelli di Pm10 sopra la soglia limite per scatenare questo fenomeno di
riprogrammazione dei geni. Parola di scienziati italiani. Un gruppo di ricercatori dell'università Statale di Milano (Policlinico di Milano) ha studiato prima i vigili urbani della metropoli lombarda, poi gli anziani di Boston, adesso gli operai di un'acciaieria italiana. E i risultati sono sempre gli stessi: "Abbiamo scoperto che nelle cellule di persone esposte all'inquinamento dell'aria, il livello di metilazione del Dna (cioè l'aggiunta di particolari gruppi chimici a regioni specifiche di Dna) cambia rispetto a chi non lo è", spiega all'Adnkronos Salute uno degli autori delle ricerche, Andrea Baccarelli, responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica del Policlinico di Milano e adjunct professor all'Harvard School of Public Health di Boston.
"In pratica - conferma - stiamo dimostrando che respirare aria inquinata può mettere a soqquadro il nostro Dna, determinando la riprogrammazione della funzione dei nostri geni, anche soltanto dopo 7 giorni caratterizzati da livelli di inquinamento sopra la soglia". Il nuovo filone di ricerca sarà al centro della sessione inaugurale del 21esimo International Thrombosis Congress, che si terrà da domani al 9 luglio a Milano. L'appuntamento scientifico è presieduto da Pier Mannuccio Mannucci, professore ordinario di medicina interna all'università di Milano e direttore della Clinica Medica del Policlinico di Milano. Una prima evidenza era arrivata da uno studio che aveva coinvolto in tutto circa 200 persone fra cui i vigili urbani di Milano, categoria particolarmente esposta alle polveri sottili, lavorando in mezzo al traffico cittadino. I vigili erano stati confrontati con impiegati di ufficio e le differenze fra i due gruppi erano balzate subito agli occhi.
Da qui la decisione di allargare la ricerca. "Siamo volati a Boston dove abbiamo analizzato i campioni di sangue di 1.800 anziani, anche centenari, soggetti più suscettibili agli effetti dello smog", racconta lo specialista. Anche in questo caso sono risultati cambiamenti nel Dna. "Lo studio è confermato da indagini simili che stiamo conducendo su popolazioni italiane e la cosa interessante - sottolinea Baccarelli - è che nella stessa popolazione in cui si è osservata, in concomitanza di picchi di inquinamento, una consistente diminuzione della metilazione di particolari regioni del genoma, si è anche osservato un aumento della frequenza di infarti e ictus. Questo ci fa sospettare che i due fenomeni siano legati".
Ulteriori conferme stanno arrivando dallo studio sugli operai dell'acciaieria. "Li abbiamo reclutati perché lavorano in ambienti in cui le polveri sottili sono molto alte e sono soggetti a un'esposizione intermittente che ci permette di analizzare gli effetti sul Dna a fine turno, facendo confronti con i valori registrati all'inizio del turno. Dai primi risultati è emerso che i geni infiammatori vengono riprogrammati completamente dalle polveri sottili. E questo tipo di alterazione epigenetica predispone alla trombosi", avverte l'esperto.
Questo filone di ricerca nasce da dati epidemiologici: "Abbiamo osservato che le polveri sottili, un insieme di inquinanti aerei e solidi generati da processi di combustione (traffico ma anche da riscaldamento domestico e attività industriali), attivano in senso infiammatorio le cellule immunitarie presenti nelle vie aeree, in particolare i macrofagi alveolari - spiega Mannucci - Queste cellule residenti nei bronchi e nei polmoni, contaminate dalle polveri, producono grandi quantità di 6 citochine, che innescano una generale reazione infiammatoria, la quale può manifestarsi sotto forma di asma o allergia respiratoria, ma può anche dare origine a un evento trombotico".
La teoria degli scienziati italiani è che questo fenomeno dipenda da un processo di riprogrammazione dei meccanismi molecolari di tipo epigenetico. Questi cambiamenti nella metilazione, riflettono gli specialisti, possono anche verificarsi spontaneamente, fisiologicamente, con l'invecchiamento. "E' come se vivere esposti al traffico e allo smog ci facesse invecchiare prima", commenta Baccarelli. Ora l'obiettivo è capire se si tratta, come sembra, di un fenomeno reversibile e se esistono dei comportamenti 'protettivi'.
In cantiere c'è un ambizioso progetto di ricerca: "Vorremmo seguire per 10 anni 2-3 mila persone e capire come l'inquinamento modifica punto per punto l'intero genoma umano, analizzando la metilazione. I mezzi per farlo li abbiamo e ci vorrebbero un paio d'anni per arrivare ai risultati", assicura Baccarelli. E' già scattata la ricerca di finanziamenti. "Seguire le persone per un lungo periodo di tempo ci permetterebbe di scoprire se gli effetti dello smog si accumulano o si dissolvono quando viene rimossa la fonte di inquinamento. Non solo: vogliamo capire se una dieta particolarmente salutare può fare da scudo contro l'inquinamento anche a livello epigenetico", annuncia lo scienziato.
Stesso discorso per l'attività fisica. "Gli effetti dell'inquinamento atmosferico non si fermano all'apparato respiratorio, ma coinvolgono molti altri distretti dell'organismo, tra cui il sistema cardiocircolatorio - conclude Baccarelli - tanto che uno studio da me guidato, eseguito in Lombardia in collaborazione con il Centro trombosi del Policlinico e pubblicato su Archives of Internal Medicine nel 2008, aveva dimostrato che con un aumento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo d'aria, si ha un incremento del 70% del rischio di trombosi".
fonte:http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Respirare-smog-modifica-il-Dna-in-soli-sette-giorni-lo-rivela-uno-studio-italiano_641425621.html
La conferma che l'espressione da noi coniata di UGM - umani geneticamente moficiati è purtroppo azzeccata e d'atttualità!
Milano - (Adnkronos Salute) - Per scatenare il fenomeno di riprogrammazione dei geni basta una settimana con pm10 sopra la soglia . Le ricerche effettuate su vigili urbani, anziani e operai di un'acciaieria. Gli esperti dell'università Statale di Milano: ''E' come se vivere esposti al traffico faccia invecchiare prima''
Respirare smog ci cambia il Dna. E bastano solo 7 giorni con i livelli di Pm10 sopra la soglia limite per scatenare questo fenomeno di
riprogrammazione dei geni. Parola di scienziati italiani. Un gruppo di ricercatori dell'università Statale di Milano (Policlinico di Milano) ha studiato prima i vigili urbani della metropoli lombarda, poi gli anziani di Boston, adesso gli operai di un'acciaieria italiana. E i risultati sono sempre gli stessi: "Abbiamo scoperto che nelle cellule di persone esposte all'inquinamento dell'aria, il livello di metilazione del Dna (cioè l'aggiunta di particolari gruppi chimici a regioni specifiche di Dna) cambia rispetto a chi non lo è", spiega all'Adnkronos Salute uno degli autori delle ricerche, Andrea Baccarelli, responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica del Policlinico di Milano e adjunct professor all'Harvard School of Public Health di Boston.
"In pratica - conferma - stiamo dimostrando che respirare aria inquinata può mettere a soqquadro il nostro Dna, determinando la riprogrammazione della funzione dei nostri geni, anche soltanto dopo 7 giorni caratterizzati da livelli di inquinamento sopra la soglia". Il nuovo filone di ricerca sarà al centro della sessione inaugurale del 21esimo International Thrombosis Congress, che si terrà da domani al 9 luglio a Milano. L'appuntamento scientifico è presieduto da Pier Mannuccio Mannucci, professore ordinario di medicina interna all'università di Milano e direttore della Clinica Medica del Policlinico di Milano. Una prima evidenza era arrivata da uno studio che aveva coinvolto in tutto circa 200 persone fra cui i vigili urbani di Milano, categoria particolarmente esposta alle polveri sottili, lavorando in mezzo al traffico cittadino. I vigili erano stati confrontati con impiegati di ufficio e le differenze fra i due gruppi erano balzate subito agli occhi.
Da qui la decisione di allargare la ricerca. "Siamo volati a Boston dove abbiamo analizzato i campioni di sangue di 1.800 anziani, anche centenari, soggetti più suscettibili agli effetti dello smog", racconta lo specialista. Anche in questo caso sono risultati cambiamenti nel Dna. "Lo studio è confermato da indagini simili che stiamo conducendo su popolazioni italiane e la cosa interessante - sottolinea Baccarelli - è che nella stessa popolazione in cui si è osservata, in concomitanza di picchi di inquinamento, una consistente diminuzione della metilazione di particolari regioni del genoma, si è anche osservato un aumento della frequenza di infarti e ictus. Questo ci fa sospettare che i due fenomeni siano legati".
Ulteriori conferme stanno arrivando dallo studio sugli operai dell'acciaieria. "Li abbiamo reclutati perché lavorano in ambienti in cui le polveri sottili sono molto alte e sono soggetti a un'esposizione intermittente che ci permette di analizzare gli effetti sul Dna a fine turno, facendo confronti con i valori registrati all'inizio del turno. Dai primi risultati è emerso che i geni infiammatori vengono riprogrammati completamente dalle polveri sottili. E questo tipo di alterazione epigenetica predispone alla trombosi", avverte l'esperto.
Questo filone di ricerca nasce da dati epidemiologici: "Abbiamo osservato che le polveri sottili, un insieme di inquinanti aerei e solidi generati da processi di combustione (traffico ma anche da riscaldamento domestico e attività industriali), attivano in senso infiammatorio le cellule immunitarie presenti nelle vie aeree, in particolare i macrofagi alveolari - spiega Mannucci - Queste cellule residenti nei bronchi e nei polmoni, contaminate dalle polveri, producono grandi quantità di 6 citochine, che innescano una generale reazione infiammatoria, la quale può manifestarsi sotto forma di asma o allergia respiratoria, ma può anche dare origine a un evento trombotico".
La teoria degli scienziati italiani è che questo fenomeno dipenda da un processo di riprogrammazione dei meccanismi molecolari di tipo epigenetico. Questi cambiamenti nella metilazione, riflettono gli specialisti, possono anche verificarsi spontaneamente, fisiologicamente, con l'invecchiamento. "E' come se vivere esposti al traffico e allo smog ci facesse invecchiare prima", commenta Baccarelli. Ora l'obiettivo è capire se si tratta, come sembra, di un fenomeno reversibile e se esistono dei comportamenti 'protettivi'.
In cantiere c'è un ambizioso progetto di ricerca: "Vorremmo seguire per 10 anni 2-3 mila persone e capire come l'inquinamento modifica punto per punto l'intero genoma umano, analizzando la metilazione. I mezzi per farlo li abbiamo e ci vorrebbero un paio d'anni per arrivare ai risultati", assicura Baccarelli. E' già scattata la ricerca di finanziamenti. "Seguire le persone per un lungo periodo di tempo ci permetterebbe di scoprire se gli effetti dello smog si accumulano o si dissolvono quando viene rimossa la fonte di inquinamento. Non solo: vogliamo capire se una dieta particolarmente salutare può fare da scudo contro l'inquinamento anche a livello epigenetico", annuncia lo scienziato.
Stesso discorso per l'attività fisica. "Gli effetti dell'inquinamento atmosferico non si fermano all'apparato respiratorio, ma coinvolgono molti altri distretti dell'organismo, tra cui il sistema cardiocircolatorio - conclude Baccarelli - tanto che uno studio da me guidato, eseguito in Lombardia in collaborazione con il Centro trombosi del Policlinico e pubblicato su Archives of Internal Medicine nel 2008, aveva dimostrato che con un aumento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo d'aria, si ha un incremento del 70% del rischio di trombosi".
fonte:http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Respirare-smog-modifica-il-Dna-in-soli-sette-giorni-lo-rivela-uno-studio-italiano_641425621.html
Etichette:
dna,
inquinamento,
pm10,
ugm
18 giugno 2010
DATI OMS SU MORTALITÀ DA INQUINAMENTO INDUSTRIALE
Fonte: Agorambiente del Dicembre 2009 www.agoramagazine.it/agora/ spip.php?article8690
"Dal Convegno che si è tenuto a Priolo il 13 Dicembre scorso dal titolo "Ambiente e Salute, Cause ed effetti sulla nostra salute, sorveglianza epidemiologica ed interventi di prevenzione" è scaturito che nel triangolo industriale della morte Priolo, Augusta, Melilli, il tempo delle analisi è finito ed occorre passare dell’azione”. Cosi il presidente del Circolo dell’IDV di Priolo, Raffaele De Raffele. “Chi ha sbagliato dovrà pagare, anche in termini di risarcimenti pecuniari”. L’On. Scilipoti, VIII commissione ambiente Camera dei Deputati, ha dichiarato: “Sono agghiaccianti i dati resi noti dall’O.M.S, sulle cause di mortalità dei residenti a Priolo, Melilli e Augusta, la terribile ascesa, nei soggetti maschili, di tumori maligni ai polmoni, ai bronchi, alla trachea (+ 24 %); in aumento anche i tumori maligni alla pleura (+ 428 %), impressionante il salto in avanti delle malattie respiratorie acute (+ 132 %). Per le donne, suscita orrore la crescita incontrollata di mieloma multiplo (+ 120 %), di malattie respiratorie acute (+ 86 %), di cirrosi epatica (+ 32 %) e di malattie del sistema nervoso (+ 52 %). E’ chiara l’esigenza di dotare di una struttura organizzativa permanente, tutte le Associazioni ed i Movimenti Ambientalisti che hanno partecipato all’incontro, per questo desidero costituire il Forum nazionale,"Ambiente, Salute, Legalità". Il Forum offrirà supporto tecnico, legale e politico, a titolo gratuito; Un pool di avvocati è già pronto ad inoltrare denunce per danno Biologico, Esistenziale e quant’altro necessario per tutelare le popolazioni del triangolo della morte che, ingiustamente, hanno subito e continuano a subire la violazione dei propri diritti!.
Etichette:
effetti salute,
industria,
inquinamento
17 giugno 2010
Bonifica Valle del Sacco: aggiornamento dalle istituzioni
Il Presidente del consiglio Regionale del Lazio, Mario Abbruzzese ha tranquillizzato con un comunicato stampa tutti gli allevatori della Valle del Sacco che sono in attesa di un risarcimento per i danni ambientali subiti dalla zona.
“La Valle del Sacco rappresenta una ricchezza per tutto il territorio e dobbiamo lavorare affinché l’intera area non sia più esposta al rischio di contaminazione pericolose, così come è avvenuto negli ultimi anni”. A parlare è Mario Abbruzzese, presidente del Consiglio regionale del Lazio.
L’Ufficio Commissariale sull’emergenza - ha continuato - si sta occupando della bonifica della zona Arpa 1 e di quella dove ricade l’ex stabilimento Caffaro (oggi in liquidazione e infestata di benzoino), e della pulizia del Fosso Cupo, aree situate nel territorio di Colleferro, al confine con la Provincia di Frosinone. I lavori in questione stanno procedendo a ritmi serratissimi. Si tratta di una prima fase, particolarmente importante, interessata da bonifiche e messa in sicurezza di circa 30mila ettari. Questo sta a dimostrare la concretezza e l’efficienza degli interventi programmati dagli uffici competenti della Regionale Lazio, che continuano a credere nella riqualificazione di un territorio martoriato dall’inquinamento industriale. Ma è stato fatto anche un ulteriore passo in avanti. Mi sono impegnato personalmente con l’assessore all’Agricoltura Francesco Battistoni - ha continuato Abbruzzese - per far sì che le aziende agricole che restano fuori dalla cosiddetta “zona rossa”, ma che comunque hanno subito abbattimenti di bestiame, sequestro di latte e dei foraggi irrigati con acqua contaminata, continuino ad ottenere i rimborsi per i danni subiti. A tal proposito - ha concluso il presidente - proprio in questi giorni la Regione Lazio ha concluso l’istruttoria per versare alle aziende agricole la prima tranche delle risorse stanziate ad hoc dall’assessorato all’Agricoltura, per scongiurare il loro fallimento”.
“La Valle del Sacco rappresenta una ricchezza per tutto il territorio e dobbiamo lavorare affinché l’intera area non sia più esposta al rischio di contaminazione pericolose, così come è avvenuto negli ultimi anni”. A parlare è Mario Abbruzzese, presidente del Consiglio regionale del Lazio.
L’Ufficio Commissariale sull’emergenza - ha continuato - si sta occupando della bonifica della zona Arpa 1 e di quella dove ricade l’ex stabilimento Caffaro (oggi in liquidazione e infestata di benzoino), e della pulizia del Fosso Cupo, aree situate nel territorio di Colleferro, al confine con la Provincia di Frosinone. I lavori in questione stanno procedendo a ritmi serratissimi. Si tratta di una prima fase, particolarmente importante, interessata da bonifiche e messa in sicurezza di circa 30mila ettari. Questo sta a dimostrare la concretezza e l’efficienza degli interventi programmati dagli uffici competenti della Regionale Lazio, che continuano a credere nella riqualificazione di un territorio martoriato dall’inquinamento industriale. Ma è stato fatto anche un ulteriore passo in avanti. Mi sono impegnato personalmente con l’assessore all’Agricoltura Francesco Battistoni - ha continuato Abbruzzese - per far sì che le aziende agricole che restano fuori dalla cosiddetta “zona rossa”, ma che comunque hanno subito abbattimenti di bestiame, sequestro di latte e dei foraggi irrigati con acqua contaminata, continuino ad ottenere i rimborsi per i danni subiti. A tal proposito - ha concluso il presidente - proprio in questi giorni la Regione Lazio ha concluso l’istruttoria per versare alle aziende agricole la prima tranche delle risorse stanziate ad hoc dall’assessorato all’Agricoltura, per scongiurare il loro fallimento”.
Etichette:
bonifica,
inquinamento,
valle del sacco
15 giugno 2010
Quando o presente é o futuro – Parte 1
Ciao a tutti.
E' uscita la prima parte dell'articolo in portoghese che girerà in Brasile per contrapporre gli intenti di "sviluppo sostenibile" in Amazzonia.
Deforestazione, strade, industrie, alberghi ecc. ecc.
La Valle del Sacco come esempio negativo.
::::::::::::::::::::::::
“Nós somos as cobaias do mundo sobre o estudo do impacto dos pesticidas no organismo humano”.
Ciociaria. Na língua italiana a letra “c” é pronunciada quase com volúpia, “tciotciaria”. A primeira vez que li esse nome foi há muitíssimos anos atrás, no romance de Alberto Moravia, La ciociara, de 1957. O tema era a guerra, a violência que desmonta os homens e os recria à sua imagem e semelhança. Lembro também de fragmentos do filme de De Sica, com uma jovem e sinuosa Sophia Loren. Um papel que em 1962 rendeu o primeiro Oscar a uma atriz de língua não inglesa.
Quase 50 anos depois, voltei a ouvir aquele nome. Outra guerra, diferente, menos evidente, outra violência construída, enterrada, re-emersa. Dessa vez à imagem e semelhança de indústrias, coisas, progresso.
A Ciociaria está situada na região sudeste do Lácio (Lázio). Dentro dela existe um vale e um rio com os mesmos nomes, Sacco. Esse rio corre por mais de 80 km e banha toda uma área predominantemente agrícola, composta em boa parte por empresas familiares. A paisagem é normalmente maravilhosa, com colinas suaves e verdíssimas marcadas por criações de ovelhas, de vacas leiteiras — que abasteciam algumas das principais indústrias produtoras de leite a nível nacional, como a Parmalat, a Granarolo — e por rebanhos de búfalas para a produção da deliciosa mozzarella.
No ano de 2005 o Vale do Sacco começou a viver um pesadelo. O noticiário da tv mostrava dezenas de vacas mortas ou agonizando à beira de um afluente do rio. Os produtores de leite locais estavam desesperados. O resultado dos exames nos corpos dos animais indicava um nome: cianureto. Uma substância química de ação rapidíssima, um dos venenos mais letais.
Os animais tinham ingerido aquela substância, presente no afluente do Sacco.
Essa, porém, foi apenas a ponta do iceberg, uma pequena mostra dos venenos que contaminaram a belíssima Ciociaria.
No rio Sacco, na terra, no feno, no milho, no leite, nos animais, na cadeia alimentar inteira e nos seres humanos foi comprovada a presença de beta cloro ciclo hexano (B-HCH), um subproduto do Lindano, pesticida base do DDT, proibido na Itália desde 2001. Esse pesticida era produzido anos antes pela indústria química situada no Distrito Industrial, chamada Snia-Pbd.
Tudo o que estava entre 1 quilômetro das margens do rio Sacco foi considerado contaminado. As consequências econômicas foram devastadoras. Foi declarado estado de emegência nas cidades de Colleferro, Gavignano, Segni, Paliano, Anagni, Sgurgola, Morolo, Supino, Ferentino. Dezenas de empresas agrícolas foram obrigadas a fechar, mais de 5 mil cabeças de gado foram sacrificadas e a economia do Vale do Sacco, constituida por mais de 800 fábricas de leite, caiu de joelhos.
E não é só isso:
As pesquisas sanitárias derivadas desse episódio e efetuadas sobre um grupo de habitantes constataram a presença, além da terrível toxina do DDT, também de traços de metais pesados como o cadmio, o mercúrio e o chumbo. Cerca de 55% dos habitantes analisados que viviam nas margens do rio foram considerados contaminados de maneira irreversível. Terão que ser monitorados pelo resto da vida.
Em pouco tempo, o B-HCH pode atingir o sistema nervoso central; no longo prazo pode ter efeito sobre o sangue, o fígado, os rins. Alguns testes de laboratório efetuados em animais indicaram a possibilidade de causar problemas de reprodução e de desenvolvimento no ser humano. Pesquisas sanitárias italianas demonstram percentuais acima da média nacional de vários tipos de câncer, doenças respiratórias e aumento da infertilidade na região.
“Nós somos as cobaias do mundo sobre o estudo do impacto dos pesticidas no organismo humano“.
Quem fala é Alberto Valleriani, presidente da Rede pela Tutela do Vale do Sacco (Retuvasa), associação criada há cerca de 2 anos para monitorar, divulgar e denunciar os problemas ambientais e sanitários da região. Ele explica como não existem estudos científicos internacionais sobre as consequências dos pesticidas no organismo humano, fala como os prefeitos e a política local aceitou e fechou os olhos, durante décadas, para a indústria química e bélica local que existe desde antes da primeira guerra mundial. “Os prefeitos procuravam minimizar os problemas de saúde que esse tipo de pólo industrial pode causar. As indústrias usavam a desculpa de serem fundamentais para a econômia e o desenvolvimento da região”.
Como se diz, viver para morrer.
Uma história que precisa ser contada…
(continua)
9 giugno 2010
Refresh1: Tenda a strisce:Quando i sogni vanno in fumo

Salve a tutti.
Vorremmo ricordarvi l'iniziativa che si terrà al teatro tenda a strisce a Roma il giorno 25 Giugno rilanciando il comunicato stampa dell'organizzazione, il biglietto di invito e aggiungendo una lettera del Prof. Stefano Montanari.
Aggiungiamo che Retuvasa ha a disposizione n° 50 biglietti che ci sono stati consegnati gratuitamente dopo la registrazione di un video messaggio che passerà all'interno dell'iniziativa. Con gli stessi biglietti apriamo una sottoscrizione di 5 Euro a biglietto (l'entrata è di 10 Euro) per le nostre attività. Stiamo preparando uno striscione che evidenzierà la nostra posizione contraria e sicuramente non ideologica ai sistemi di incenerimento. Chiunque abbia intenzione di essere presente con ulteriori striscioni o altro è ben accetto.
E' importante esserci per avere modo di rilanciare la nostra presenza attiva sul territorio, non solo come Retuvasa, ma come cittadini costretti a subire quotidianamente sulla propria vita le scelte sconsiderate di poche persone, che si aggirano con la stessa logica a Colleferro e ad Anagni per quanto riguarda la Valle del Sacco, un territorio notevolmente compromesso per quanto riguarda la qualità dell'aria.
Possiamo anche organizzarci ed essere riconoscibili in gruppo.
Si prega infine di dare risalto all'iniziativa.
Per contatti riguardo ai biglietti: Alberto Valleriani - 3356545313.
Certi di un vostro coinvolgimento attendiamo vostri contatti anche via mail a: retuvasa@gmail.com.
Ufficio Stampa Retuvasa
--
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Presidente: Alberto Valleriani - 3356545313
Vicepres.: Pasquale Maiorano - 3924810803
Segretario: Massimo Colaceci - 3491331543
Ufficio Stampa: 3491331543
on-line su www.retuvasa.org
alcuni siti amici locali:
http://nowar-valledelsacco.
http://noaeroporto-ferentino-
http://ripuliamocolleferro.
http://retuvasars.blogspot.
::::::::::::::::::::::::::::
COMUNICATO
STAMPA
STAMPA
Il 25 giugno prossimo al teatro Tendastrisce di Roma alle ore 21 sarà rappresentato lo spettacolo di denuncia scientifica Quando i sogni vanno in fumo.
La Italiana Comunicazione, intrapresa la strada dell’inchiesta con lo spettacolo del 22 aprile al Teatro Orione “Chi è senza Silvio scagli la prima Di Pietro”, ha deciso di proseguire su questo tracciato con la produzione di un nuovo evento contraddistinto dall’impegno civile di raccontare le verità nascoste di questo nostro tempo senza nessuna censura.
Quando i sogni vanno in fumo vede come protagonisti David Gramiccioli, giornalista e conduttore radiofonico, tutti i giorni dalle 6 alle 8 con la trasmissione OUVERTURE sulle frequenze di Tele Radio Stereo e il Prof. Stefano Montanari, scienziato di fama internazionale da sempre impegnato nella ricerca medica, nonché Direttore Scientifico del Laboratorio Nanodiagnostics di Modena, dove svolge studi e ricerche che collegano l’inquinamento da polveri inorganiche a patologie cliniche. La messa in scena prevede, inoltre, la partecipazione straordinaria degli attori della compagnia “Punto & Virgola”, un’Associazione Culturale No Profit, protesa ad organizzare manifestazioni e spettacoli di tutti i generi.
Gli interpreti dello spettacolo racconteranno, con documenti inediti, la drammatica relazione tra malattie mortali e polveri emesse dagli inceneritori di rifiuti che avviene attraverso l’unico mezzo che non fa distinzioni: l’aria che tutti respiriamo.
E proprio gli inceneritori, definiti anche con il termine fuorviante di termovalorizzatori, saranno al centro dell’indagine. Mostri che abbiamo proprio dentro le nostre case, come l’inceneritore di Malagrotta o quello che a breve verrà costruito ad Albano Laziale e che condurrà inevitabilmente all’impoverimento di quello che oggi è un polmone verde come il Parco Naturale dei Castelli Romani. Emblematico è il caso della città di Forlì che vede la presenza di ben due impianti e nonostante i dati confermino un aumento delle patologie legate agli inceneritori entrambi sono in funzione.
L'inquinamento da polveri inorganiche rappresenta il male per la nostra salute: non sono biodegradabili e non sono biocompatibili. Saranno esplorate le grandi responsabilità umane su questa fonte d'inquinamento che sta trasformando in modo tanto irrefrenabile quanto rapido le condizioni ambientali del Pianeta e che produce effetti genotossici sugli embrioni umani.
Che cosa sono le polveri sottili e come si formano?
Come agiscono le micropolveri, prodotte dall’incenerimento, quando vengono assorbite dall’organismo?
Quali patologie trovano relazione con il processo di combustione dei rifiuti e quali le speranze di cure?
Quali interessi si nascondono dietro la costruzione di inceneritori e la gestione dei rifiuti?
A queste domande verranno fornite risposte di fronte alle quali non si potrà più tenere gli occhi chiusi.
Una pièce teatrale che si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema dalla portata universale che coinvolge tutti.
QUANDO I SOGNI VANNO IN FUMO
Morire di Inceneritore
Venerdì 25 Giugno, ore 21
Teatro Tendastrisce, via G.Perlasca 69
00155 Roma
Costo del biglietto euro 10,00
Per informazioni
328 63 68 628
::::::::::::::::::::::
LETTERA DEL PROFESSOR STEFANO MONTANARI: 08/06/2010
Una crisi economica senza precedenti, peraltro prevedibilissima da chi aveva occhi per vedere, sta travolgendo la società globale e decine di guerre, molte delle quali sconosciute ai più, insanguinano il Pianeta. Tutto gravissimo, non c'è nessun dubbio. Ma, ad un'occhiata in prospettiva storica un po' meno superficiale rispetto a quella istintiva, è impossibile non accorgersi che si tratta di bufere che non dureranno. Ripartiremo tutti più poveri e le guerre finiranno, certo per lasciare il posto ad altre guerre, ma nulla di tutto ciò durerà più di un lampo nella storia dell'Uomo. C'è qualcosa, però, che non passerà. Anzi, qualcosa che continuerà ad aggravarsi generazione dopo generazione senza possibilità di scampo. E questo è l'avvelenamento che stiamo somministrando al Pianeta, un luogo da cui nessuno di noi può evadere e che, lo vogliamo o no, condividiamo tutti. Inutile cercare di nasconderlo come ingenuamente fanno coloro che noi ci ostiniamo a definire politici, il tutto con la complicità di professori disponibilia prostituirsi in cambio di quattro soldi o di un avanzamento di carriera. Basterebbe ricordare le leggi elementari della fisica e della chimica e confrontarle con i dati che risultano lampanti dalle ricerche non di regime ma indipendenti che si occupano d'inquinamento ambientale. E basterebbe ricordare che molti dei veleni che scarichiamo in modo sconsiderato nell'ambiente non sono degradabili e, quindi, sono destinati ad accumularsi per passare in eredità ai nostri figli e ai figli dei nostri figli in una catena che non potrà interrompersi. Non c'è che un modo per uscirne, e quel modo è la conoscenza cui dovrà necessariamente seguire il recupero delle chiavi di casa nostra, vale a dire una conduzione della società che sia davvero politica, cioè virtuosa. Ma è proprio la conoscenza a mancare. È l'informazione oggettiva ad essere latitante, perché chi tira i fili della società, dimenticando di farne parte e dimenticando di non potersene dimettere, l'informazione la distorce, la falsifica o la nasconde del tutto in un silenzio definibile, con una frase fatta che diventa ironia, di tomba. Io ci sto provando da anni, anni di ricerca di prima mano, centinaia di conferenze su e giù per l'Italia, articoli che sono pubblicati in maniera più o meno carbonara su Internet, partecipazioni a TV e radio indipendenti che mi concedono qualche spazio. Ed è proprio con una di queste radio, con David Gramiccioli, conduttore della fortunata trasmissione mattutina Ouverture sull'emittente romana Tele Radio Stereo, che si è pensato di affrontare il problema dell'informazione in una maniera diversa e più attraente: mettiamo in scena un pezzo di teatro ci siamo detti e con quello mostriamo sulla scena qual è la condizione freddamente obiettiva dell'ambiente in cui ci troviamo a vivere. O a sopravvivere. Con quello ci siamo detti ancora - mostriamo sulla scena casi che non sono certo freddi di esseri umani, non di rado di bambini, nei quali ci siamo imbattuti nel corso delle nostre ricerche, osteggiate e imbavagliate come sono oltre ogni possibile immaginazione, spesso da personaggi insospettabili. Così, alle 21 del 25 giugno David ed io, insieme con gli attori professionisti che saranno con noi, saremo a Roma al Teatro Tendastrisce in Via Perlasca e daremo vita a Quando i Sogni Vanno in Fumo, due ore di recitazione e d'informazione vera, un aggettivo solo apparentemente inutile apposto alla parola informazione. La serata sarà sotto osservazione da parte del mondo politico e - se ne può stare certi - non saranno pochi i politici che si augureranno un fiasco. La speranza, la loro, sarà quella che non ci sia partecipazione, che sia testimoniata una disattenzione per il problema che si andrà a toccare per poter continuare indisturbati ad appropriarsi della nostra terra, della nostra acqua, della nostra aria vendendo tutto al migliore offerente. E, invece, noi li dobbiamo deludere. Dobbiamo riempire i 3.000 posti del Teatro e dobbiamo farci vedere con gli striscioni che ricordino gli scempi che sono perpetrati nelle nostre città, nelle nostre campagne, nei nostri boschi a danno non soltanto di chi è adulto ora ma, quel che conta di più, a danno della generazione che seguirà la quale, per riprendere le parole del più grande oncologo italiano di tutti i tempi, il prof. Lorenzo Tomatis, non ci potrà perdonare per quello che stiamo facendo contro di lei. Dunque, se siamo capaci di riempire gli stadi per una squadra di calcio o per un cantante o se siamo capaci di affollare un palasport per un comico, riempiamo i 3.000 posti del Teatro Tendastrice per far vedere che ci siamo, che non ci si può rapinare e uccidere impunemente fidando sulla pigrizia e, chissà, sulla rassegnazione che ci tentano ogni giorno di più. David ed io vi aspettiamo.
Etichette:
eventi,
inceneritore,
inquinamento
Colleferro- Cittadini arrabbiati per la polvere gialla che piove sulle abitazioni
Da ormai molte settimane numerosi cittadini di Colleferro che abitano in prossimità degli inceneritori si lamentano della polvere gialla che cade di continuo sulle loro abitazioni.
Colleferro si sa è tra le città più inquinate della Valle del Sacco, conosciuta purtroppo in questi ultimi mesi per la sua pericolosità ambientale e per le numerose malattie che hanno colpito nel tempo sia bambini che anziani.
Le contestazioni dei cittadini sono più che legittime in quanto queste persone non ancora riescono a capacitarsi del fatto di come possano esserci ancora delle attività sospette che mettono in serio pericolo la salute delle numerose persone che vi abitano.
E tutto questo mentre alcuni pensano di costruire una nuova centrale elettrica che brucia gas con il silenzio assordante dell'amministrazione che invece di prendere provvedimenti al riguardo, prosegue sulla strada di costruire opere inutili ignorando quelle essenziali.
Cosi come altri invece pensano alla speculazione edilizia o alle guerre politiche di successione per il governo cittadino, mentre invece c'è una popolazione che è nella paura più totale per un rischio ambientale sempre più grave.
Qualche esponente politico locale ha preso a cuore la situazione invitando i cittadini a recarsi dai carabinieri per denunciare tale fatto e, tutte quelle attività sospette che gravitano intorno al problema salute e dell'inquinamento ambientale.
fonte: il sommario
fonte: il sommario
8 giugno 2010
Inquinamento Regione Lazio: al via la vertenza unitaria
Roma, 11 giugno manifestazione unitaria dei movimenti del Lazio per la difesa della salute, dell'ambiente e dei territori | ![]() | ![]() |
I movimenti UNITI Aprono una sola, grande vertenza contro la regione lazio PER LA DIFESA DELLA SALUTE, DELL’AMBIENTE E L’AUTOGOVERNO DEI NOSTRI TERRITORI Siamo donne e uomini che in questi anni hanno resistito all'aggressione dei loro territori da parte di chi vuole far profitto sulla salute e sull'ambiente. Siamo coloro che si oppongono alla politica piegata agli interessi dei privati, quella politica che schiaccia i bisogni e le volontà delle popolazioni per favorire industriali e imprenditori che fanno profitto con lo sfruttamento della terra e dell’ambiente. In questi anni si è praticata l’autodifesa delle popolazioni contro le istituzioni locali e nazionale che hanno imposto con arroganza e autorità: la TAV, gli impianti dannosi e costosi (gassificatori, inceneritori, discariche, elettrosmog, centrali nucleari e a carbone), le grandi opere autostradali, portuali e aeroportuali, la cementificazione del territorio, la privatizzazione dei servizi sociali e dei beni naturali. La risposta non si è fatta attendere, i Comitati in maniera autorganizzata e i cittadini che lottano in prima persona si sono mobilitati contro le multinazionali che si nascondono dietro ogni grande opera: ENEL, ENI, COLARI, CALTAGIRONE, AMA, ACEA, SORGENIA, IMPREGILO, ANSALDO, BENETTON... Le nostre lotte non sono solo in difesa della nostra salute e dell'ambiente, ma anche per restituire il potere decisionale sui territori ai cittadini che vi abitano, contro la militarizzazione del territorio e la criminalizzazione delle resistenze locali. La volontà popolare deve essere rispettata, nulla va deciso sulla nostra testa! Per questo invitiamo le reti sociali, i coordinamenti territoriali, le assemblee permanenti, i comitati di quartiere i/le tanti/e cittadini/e che in questi anni si sono mobilitati/e contro le scelte sbagliate della Regione Lazio ad una MANIFESTAZIONE UNITARIA DEI MOVIMENTI DEL LAZIO per la moratoria e il ritiro di tutti i progetti nocivi e devastanti Venerdì 11 Giugno 2010, ore 10.00 in piazza Rosa Raimondi Garibaldi (Roma), sotto la sede della Regione Lazio Assemblea permanente NO FLY Ciampino, Comitato Fiumicino Resiste NO AL PORTO, Comitato NO COKE Alto Lazio, Comitato NO CORRIDOIO ROMA-LATINA, Comitato RISANAMENTO AMBIENTALE Guidonia, Coordinamento CONTRO L'INCENERITORE d'Albano, Rete dei Cittadini NO TURBOGAS Aprilia, Rete per la TUTELA della VALLE DEL SACCO Ufficio Stampa Retuvasa |
--
Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Presidente: Alberto Valleriani - 3356545313
Vicepres.: Pasquale Maiorano - 3924810803
Segretario: Massimo Colaceci - 3491331543
Ufficio Stampa: 3491331543
on-line su www.retuvasa.org
:::::::::::::::::::::::
4 giugno 2010
Valle del Sacco, scoperti altri fusti interrati
Sono rimasti nascosti per anni, interrati a tre metri di profondità e ricoperti da uno strato di quaranta centimetri di cemento. Alcune centinaia di fusti contenenti scarti di lavorazione sono stati ritrovati dalla guardia di finanza di Frosinone, in un complesso industriale alla periferia di Ceprano, vicino al fiume Cosa. L’area è stata individuata grazie ad uno speciale apparecchio utilizzato dai vigili del fuoco di Frosinone e Roma che hanno aiutato i militari in tutte le operazione di scavo e messa in sicurezza dell’area. L’ispezione dei capannoni industriali fatta con i funzionari dell’Arpa (Azienda regionale per la protezione ambientale) ha consentito di trovare materiale pericoloso, in cattivo stato di conservazione e non opportunamente cautelato. L’intero complesso di 40mila metri quadrati è stato sequestrato. Dopo una prima fase di scavo e rinvenimento del materiale occultato, le operazioni sono state sospese cautelativamente per stabilire i modi più idonei per procedere ad ulteriori fasi di scavo e bonifica dell’area. I militari non sono stati in grado di stabilire con certezza quanti fusti ci siano nello stabilimento. Al momento sono stati portati alla luce circa 40 fusti ed i sondaggi effettuati fanno presumere che ve ne siano interrati circa 200. L’indagine di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura di Frosinone è tuttora in corso. Il contenuto dei fusti ed i vari campioni prelevati dai tecnici dell’Arpa sono in fase di analisi. Si dovrà stabilire non solo il contenuto dei fusti ma anche il grado di contaminazione del terreno circostante e se il materiale individuato abbia inquinato il vicino fiume Sacco.
(IlMessaggero)
Etichette:
inquinamento,
valle del sacco
4 maggio 2010
INQUINAMENTO AMBIENTALE E TUMORI INFANTILI
Nella serata di Venerdì 7 Maggio 2010 a Forlì, presso la sala San Francesco in via Marcolini, si terrà un incontro pubblico dal titolo "Inquinamento ambientale e tumori infantili" promosso dall’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia e l’Associazione contro le Leucemie (AIL) e col patrocinio del Comune di Forlì e dell’ Ordine dei Medici della Provincia di Forlì-Cesena. Saranno presenti due relatori di grande livello: il Dr. Ernesto Burgio, pediatra esperto in cancerogenesi ambientale e coordinatore del Comitato Scientifico ISDE Italia, ed il Prof. Giuseppe Masera, pediatra oncologo ed ordinario di Pediatria presso l'Università Bicocca di Milano. Oggi, in molti casi, la terapia dei tumori infantili consente risultati talora straordinari, con guarigioni un tempo insperate, pur al prezzo di sacrifici e di drammatiche esperienze vissute dai piccoli pazienti e dalle loro famiglie, con percorsi lunghi e difficili anche per le possibili conseguenze a medio e lungo termine. Tuttavia, a fronte di confortanti risultati terapeutici ottenuti in alcune forme tumorali dell’infanzia, stiamo assistendo ormai da decenni e specialmente nel nostro Paese, ad un inesorabile aumento dei tumori infantili. Tutto ciò pone interrogativi non rimandabili circa le cause di queste patologie e in particolare circa il ruolo che rivestono fattori di rischio ambientali quali gli innumerevoli agenti cancerogeni chimici e fisici, sempre più diffusi nel nostro habitat ed a cui sono sempre più esposti i nostri bambini fin dalla vita intrauterina. I risultati terapeutici ottenuti non sono di per sé sufficienti a farci ritenere soddisfatti, né ci si può nascondere dietro giustificazioni sicuramente non applicabili al preoccupante aumento di questi tumori (stili di vita, invecchiamento della popolazione, miglioramento delle diagnosi…), anche perché sono sempre più numerosi i dati tossicologici, pre-clinici, biologici che fanno ipotizzare legami forti fra questo fenomeno e l’inquinamento ambientale. Interverrà anche la Dr.ssa Patrizia Gentilini, oncologa ed ematologa. L’incontro sarà moderato dal Dr. Ruggero Ridolfi ed il Sindaco di Forlì Prof. Roberto Balzani trarrà le conclusioni.
Info: patrizia.gentilini@villapacinotti.it
Info: patrizia.gentilini@villapacinotti.it
Etichette:
eventi,
inquinamento,
isde,
tumori
7 aprile 2010
Smog: i tristi dati di Legambiente
SMOG, LEGAMBIENTE: NEL 2010 FROSINONE FUORILEGGE 57 VOLTE, CINECITTÀ 25
Cinquantasette superamenti dall'inizio dell'anno a Frosinone, 33 a Colleferro, 25 a Cinecittà nella capitale, 23 a Ciampino e 22 a Preneste (Roma), Francia (Roma) e Latina: ecco il quadro dell'inquinamento da polveri sottili PM10 nel Lazio, a soli tre mesi dall'inizio del 2010, come registrato dal sito www.lamiaaria.it e dai dati dell'Arpa Lazio, rilanciati oggi dal Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato, realizzato anche grazie al contributo di Telecom Italia, al termine dei suoi 45 giorni di monitoraggio sull'inquinamento atmosferico e acustico. Frosinone, spiega una nota di Legambiente, si conferma purtroppo una delle città più inquinate di Italia, guadagnando, con i suoi 57 sforamenti, il secondo posto nel Paese per il maggior numero di superamenti del limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo di polveri sottili fissato dalla legge. (omniroma.it)La riflessione prosegue con questo articolo tratto da http://www.studio93.it/
Polveri Sottili nel Lazio: cinquantasette superamenti dall'inizio dell'anno a Frosinone, 33 a Colleferro, 25 a Cinecittà nella Capitale, 23 a Ciampino e 22 a Latina: ecco il quadro desolante dell'inquinamento da polveri sottili PM10 nella nostra regione, a soli tre mesi dall'inizio del 2010, come registrato dal sito www.lamiaaria.it e dai dati dell'Arpa Lazio, rilanciati oggi dal "Treno Verde" di Legambiente e "Ferrovie dello Stato", al termine dei 45 giorni di monitoraggio sull'inquinamento atmosferico e acustico. "I dati confermano che in diverse grandi città del Lazio l'aria è fuorilegge un giorno ogni due, tre o quattro al massimo, una situazione che desta grande preoccupazione per le gravi ripercussioni sulla salute umana e che va riportata sotto controllo con interventi seri e determinati -ha dichiarato Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio-. Frosinone è addirittura una delle città italiane più assediate dallo smog, ma l'inquinamento da polveri sottili non salva purtroppo Roma né Colleferro, Cassino, Ciampino, o Latina, delineando un cattivo stato della qualità dell'aria".
Da ricordare che il Lazio, - secondo i dati Aci contenuti nel rapporto Ambiente Italia - con ben 674 auto e 114 motocicli ogni 1.000 abitanti, si piazza secondo in Italia per tasso di motorizzazione, con un parco veicolare complessivo comprendente circa 3milioni e 800mila auto, 640.834 motocicli, 444.801 mezzi per il trasporto merci
25 marzo 2010
Osservatorio PM10 RETUVASA: messaggio di all'erta del 24.03.10
Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Osservatorio PM10 RETUVASA: messaggio di all'erta del 24.03.10
Osservatorio PM10 RETUVASA: messaggio di all'erta del 24.03.10
Dall’inizio dell’anno al 22 marzo 2010 sono 51 i superamenti delle PM10 rilevati dalle centraline di monitoraggio di Frosinone, ovvero i superamenti della soglia di legge di 50
microgrammi/metro cubo e giungendo al limite nazionale di tolleranza (ovvero 35, numero
di superamenti annui consentiti dalla legge, più 15 di soglia di tolleranza), pari a 50
superamenti annui.
La media annuale è di 72 microgrammi/metro cubo, dunque superiore al valore di legge
per la singola giornata.
Colleferro si avvicina al numero massimo di superamenti annui consentiti di 35
attestandosi nella stessa data al valore 29.
La media annuale è di 47 microgrammi/metro cubo.
Il presente messaggio di all'erta è il primo emanato dall’osservatorio Pm10 di RETUVASA, volto a informare tutta la popolazione interessata di una situazione oramai cronica.
Con questo s'intende esercitare ulteriore pressione per indurre le autorità e le amministrazioni competenti a prendere immediati e risolutivi provvedimenti e attivare il
Piano di Risanamento dell’Aria previsto dalla Regione Lazio.
L'Osservatorio RETUVASA continua la propria attività di monitoraggio.
Ufficio stampa di RETUVASA
Valle del Sacco, 25 marzo 2010
CS Retuvasa Valle Del Sacco PM10 250310
Etichette:
frosinone,
inquinamento,
osservatorio pm10
Iscriviti a:
Post (Atom)











