CONTROLLO EMISSIONI INCENERITORI E CEMENTIFICIO DI COLLEFERRO
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24 aprile 2011

Diossina a Forlì: Isde Italia risponde al CS della USL e ARPA locali

COMUNICATO STAMPA

In relazione al comunicato congiunto AUSL ed ARPA ieri diffuso circa la ricerca di diossine in alimenti promossa dall’ISDE, apprezziamo innanzi tutto che la pur limitata indagine da noi condotta sia stata considerata uno stimolo per ulteriori approfondimenti, come viene affermato nelle conclusioni del comunicato stesso.
Non abbiamo mai pensato di sostituirci alle Istituzioni preposte alla tutela della salute umana e dell’ambiente: con la nostra indagine abbiamo voluto piuttosto  sollecitare l’estensione della ricerca delle diossine alle  matrici biologiche (accumulatori per eccellenza di tali sostanze) esposte alla ricaduta delle emissioni  di impianti che ne sono una sorgente indiscutibile, ovvero i due inceneritori di Forlì in funzione da circa 40 anni.
Ricordiamo che l’area circostante i due impianti - per un raggio di 3,5 km - è stata oggetto di uno studio epidemiologico condotto per esposizione a metalli pesanti (presi come marker delle emissioni degli inceneritori)  da cui sono emersi  rilevanti rischi per la salute umana  crescenti con i livelli di esposizione stimati sulla base di un modello di ricaduta.
Non va dimenticato che fu  proprio sulla base di questi risultati che la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici dell’Emilia Romagna nel 2007 chiese una moratoria su nuovi insediamenti o  ampliamenti di inceneritori e che la Regione Emilia Romagna dette avvio allo studio Moniter.
Sicuramente – come affermato nel comunicato di ARPA ed AUSL – la presenza di contaminanti persistenti e pericolosi quali le diossine, è da far risalire ad emissioni che si sono accumulate nel tempo in un territorio in cui gli inceneritori ne hanno rappresentato una fonte indiscutibile: non risultano infatti presenti altri insediamenti industriali di particolare rilievo  per quanto riguarda le emissioni di tali sostanze.
I risultati da noi ottenuti, pur essendo certamente limitati, sono a nostro avviso indicativi  in quanto coerenti con il modello di ricaduta delle emissioni utilizzato per lo studio epidemiologico più sopra citato. Essi  sembrerebbero  rendere ragione della prescrizione a suo tempo data dal Dipartimento di Prevenzione dell’ AUSL di Forlì  nel corso della   procedura autorizzativa per il raddoppio dell’inceneritore di rifiuti urbani: l’ampliamento da 60.000 a 120.000 tonnellate poteva avere luogo se il flusso di massa degli inquinanti emessi fosse rimasto invariato, dal momento che il territorio risultava già sottoposto a pesante contaminazione ambientale e non poteva quindi sopportare ulteriori aggravi.
Non venendo garantito il rispetto di questa prescrizione, essa fu superata con l’innalzamento del camino e l’aumento della velocità di espulsione dei fumi al fine di diminuire le concentrazioni degli inquinanti al suolo. Non ci sembra che un simile  accorgimento possa essere considerato adeguato per  la tutela della salute, specie se ci troviamo all’interno della Pianura Padana ( uno dei territori più inquinati del Pianeta, ma anche a spiccata vocazione agricola) in cui il ristagno dell’aria è costante; è ovvio che così facendo ci si  limita  a distribuire le sostanze tossiche su una superficie più ampia e si aumenta il numero dei soggetti esposti a contaminazione alimentare.
Se il territorio circostante gli impianti è veramente contaminato da diossine in misura tale da compromettere la sicurezza di prodotti alimentare locali - come suggeriscono i risultati delle nostre analisi – come è ammissibile che si possano ritenere ininfluenti le ulteriori emissioni che provengono da impianti evitabili quali gli inceneritori?


Venendo poi alle rassicurazioni fornite, saremmo più tranquilli se  AUSL ed ARPA fornissero esaurienti risposte ai seguenti quesiti:

1)      Quanti dei  24 campioni analizzati nel biennio 2009-2011 riguardavano animali allevati all’aperto e alimentati con mangimi di provenienza locale?
2)      Fra questi ultimi, quanti erano allevati entro l’area di 3,5 km di raggio intorno agli inceneritori di Forlì  e come erano collocati rispetto alla mappa di dispersione utilizzata nello studio epidemiologico sopra citato?
3)      Le 8 analisi effettuate nel 2011 sono esaustive di tutti i controlli eseguiti nel corso di questo anno?
4)      Visto che si afferma che i prelievi sono stati effettuati fra 3 ed 8 km dagli impianti, quanti sono e come sono georeferenziati rispetto alla mappa di ricaduta quelli compresi fra i 3 ed i 3,5 km? Anche le nostre uova a 3,8 km, direzione sud-sud est, sono risultate nei limiti di legge!
5)      Sono stati previsti campioni a distanza più ravvicinata rispetto  agli inceneritori e soprattutto collocati nel livello di massima esposizione individuato secondo la mappa di ricaduta utilizzata nello studio di cui sopra?

Inoltre, per quanto riguarda tanto  le analisi a camino quanto quelle nel punto di massima ricaduta al suolo effettuate da ARPA, vorremmo sapere quale è la strumentazione utilizzata e con quale accreditamento,  dal momento che ricordiamo le dichiarazioni pubblicate sulla stampa dell’allora direttore dell’ARPA di Forlì , Dott. Franco Scarponi, che molto candidamente ammetteva che ARPA non era in grado di effettuare analisi per le diossine.
Cosa è  cambiato rispetto ad allora?

Vorremmo infine richiamare che il Servizio Sanitario Nazionale  ha fra le proprie  finalità, come  risulta dall’art.2 della sua legge istitutiva:“... la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; ....la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell'igiene dell'ambiente naturale di vita e di lavoro".
Pertanto la “sorveglianza della salute” rappresenta   solo una parte del mandato istituzionale dell’ AUSL e  dovrebbe essere esercitata nell’ottica della prevenzione delle malattie,  in primo luogo con la Prevenzione Primaria, ovvero con  la riduzione dell’esposizione delle persone agli agenti nocivi, specie se provenienti da attività concretamente evitabili come l’incenerimento dei rifiuti.
Auspichiamo  che dalle indicazioni emerse anche grazie alle nostre indagini, prenda  avvio  un approfondimento ancora più puntuale circa la presenza di contaminanti nelle matrici biologiche, incluso il latte materno -  indicatore ideale dell’ inquinamento  - e degli effetti che tutto questo comporta sulla salute in particolare dell’infanzia.
Riteniamo  indifferibile l’esigenza di passare dalla parole ai fatti riducendo l’esposizione della  nostra popolazione ad inquinanti pericolosi e persistenti, provenienti da impianti del tutto superflui come gli inceneritori.

ISDE Forlì
Forlì 23 Aprile 2011

Diossina a Forli: risponde l'Arpa e la Usl locali

Agli organi d’informazione

Prot. N.073 MD/2011

Forlì, 22/04/2011

COMUNICATO STAMPA ARPA-AUSL FORLI’

Arpa e Ausl Forlì: i livelli di diossina analizzati nell’ambiente e negli alimenti forlivesi – sia
con le attività istituzionali sia tramite i progetti specifici come Moniter - rientrano ampiamente
all’interno dei limiti normativi previsti. Si conferma l’impegno per ulteriori approfondimenti a
tutela dell’ambiente e della salute.

L’indagine condotta da ISDE per la ricerca di diossine in matrici alimentari (polli, uova, latte
materno) in zone del territorio forlivese collocate in prossimità degli inceneritori ha destato
comprensibilmente l’attenzione e la preoccupazione dei media e dell’opinione pubblica.
Arpa a Ausl di Forlì ritengono indispensabile sintetizzare le conoscenze prodotte nell’ambito delle
rispettive attività, peraltro già pubbliche, e condividere alcune riflessioni in merito.

La problematica diossina, in ambito scientifico ben dibattuta, è all’attenzione da tempo delle
istituzioni che si occupano di ambiente e salute. E’ infatti dal territorio forlivese che è partito il
primo studio regionale di sorveglianza dello stato di salute della popolazione esposta ad inceneritori,
evolutosi poi nello studio regionale Moniter: già in questo primo studio sono stati analizzati
campioni di terreno prelevati nei punti di minima e massima ricaduta i cui valori, per quanto
riguarda diossine e sostanze simili, sono risultati analoghi a quelli riscontrati in terreni di aree rurali
in diversi paesi europei.
L'attività di controllo sui fumi al camino dell’inceneritore di rifiuti urbani, regolarmente svolta
da Arpa di Forlì-Cesena secondo le prescrizioni dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA),
non ha evidenziato, per quanto riguarda diossine e furani, superamenti dei limiti previsti in
autorizzazione (più bassi di quelli stabiliti dalle normative vigenti). In particolare i controlli hanno
evidenziato valori compresi fra 0,002 e 0,003 nanogrammi al metro cubo (circa quaranta volte
sotto il limite di legge). Analogamente per l'inceneritore per rifiuti sanitari di Mengozzi, non si
evidenziano superamenti dei limiti autorizzati a camino; nel 2010 il dato relativo alle diossine è di
0,0023 nanogrammi al metro cubo (ancora circa quaranta volte meno del limite di legge). Sulla base
dell'autorizzazione all'esercizio dei due inceneritori, Arpa svolge anche il monitoraggio della qualità
dell'aria nel punto di massima ricaduta al suolo. I valori di diossine riscontrati in queste analisi
sono dello stesso ordine di grandezza di quelli rilevati dalla stessa Arpa in altre aree del territorio
forlivese, non prossime agli inceneritori.
Il progetto Moniter ha confermato, attraverso le analisi delle emissioni, come le modifiche
impiantistiche che hanno interessato negli ultimi anni gli inceneritori di rifiuti urbani abbiano ridotto
enormemente le emissioni di diossine e furani nell’ambiente. Data la persistenza nell’ambiente di
queste sostanze, la loro eventuale presenza nel terreno e quindi nella catena alimentare va quindi
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Comunicazione, Relazioni interne, Relazioni con il cittadino, Ufficio Stampa

C.so della Repubblica, 171/D – 47100 Forlì T. +39.0543.731007/30/61 F. +39.0543.731064
E-mail: ufstampa@ausl.fo.it ; Sito web: www.ausl.fo.it

ricondotta a inceneritori nelle configurazioni impiantistiche del passato oppure ad altre sorgenti.

Per quanto riguarda l’esposizione per via alimentare, il controllo di residui di diossine e PCB è
garantito nell’ambito del “Piano nazionale residui” che monitora, per la tutela del consumatore, la
presenza degli inquinanti ambientali nelle produzioni animali; gli allevamenti su ampia scala sono
peraltro controllati anche sotto il profilo dell’alimentazione animale.
Da anni la Regione Emilia-Romagna integra il Piano nazionale con un Piano regionale finalizzato
al controllo dei residui nelle produzioni tipiche regionali. Dal 2007 particolare attenzione è stata
posta a diossine e PCB (policlorobifenili) e altri microinquinanti organici persistenti. I campioni
analizzati riguardano prodotti alimentari presenti in commercio ma anche campioni di alimenti
destinati all’autoconsumo, analizzando uova e carni provenienti da piccoli allevamenti rurali.
Complessivamente, nel biennio 2009-2010, nel forlivese, sono stati analizzati 24 campioni di
varie matrici (uova, carne di pollame, carne bovina e suina, latte bovino e olio). Tutti gli esiti
analitici sono stati negativi eccetto un campione di uova destinato all’autoconsumo prodotto
in un allevamento familiare poi riconosciuto come non correttamente gestito. Il Piano 2011 ha
incrementato i campioni in allevamenti rurali: ad oggi sono disponibili i risultati di 8 analisi, tutte
negative, e riguardanti campioni prelevati a una distanza variabile da 3 a 8 km dagli inceneritori di
Forlì.

Il monitoraggio ambientale e la sorveglianza della salute restano un impegno costante delle
Istituzioni che raccolgono e valutano anche sollecitazioni, come quella dell’indagine ISDE,
che - pure nella limitatezza del numero dei campioni raccolti – suggerisce spunti per ulteriori
approfondimenti.

Arpa e Ausl di Forlì

28 settembre 2010

Lìattendibilità degli esami condotti finora dall'Arpa

(L'UNICO) - CODICI denuncia i dubbi che cittadini e associazioni di tutela hanno nei confronti dell'attendibilità degli esami condotti finora dall'Arpa, dopo che il direttore provinciale dell'azienda è stato arrestato e dopo la notifica di avviso di garanzia ad un funzionario dell'azienda stessa.
"Le maggiori preoccupazioni sono inerenti tutte quelle emergenze di cui, in questi anni, si è occupata l'Agenzia, come la situazione ambientale di Valle del Sacco", scrive CODICI nella sua nota. Insieme a CODICIAMBIENTE, ADUC, ALTROCONSUMO e UNUSS, CODICI chede agli organi di competenza e agli inquirenti di avviare opportuni accertamenti e di riverificare gli esiti delle analisi che sono state effettuate dall'AMA Lazio sui siti della Valle del Sacco, così da verificare se ci sono state delle falsificazioni degli atti o delle omissioni. (L'UNICO)

25 settembre 2010

LA NECESSITA’ DI UN’ARPA FROSINONE AFFIDABILE

La notizia dell’arresto del Direttore provinciale di Arpa Lazio, in attesa dei riscontri che si avranno o meno nel successivo iter giudiziario, getta una luce drammatica su un problema strutturale del Frusinate: la storica latitanza di enti di controllo del tutto affidabili nel monitoraggio dell’inquinamento. L’auspicio è che un fatto di cronaca come questo possa essere l’occasione per un’inversione di tendenza altrettanto storica.

Ovvero scrivere la parola fine a un’epoca in cui alcune industrie, in sfregio al rispetto della legge di molte altre, hanno potuto inquinare impunemente o quasi, confidando nella latitanza, se non addirittura nella copertura o connivenza, da parte di alcuni organi di controllo.

Nonostante altri organi svolgano appieno il loro dovere, come in questo caso.

Il processo, in corso, della ristrutturazione e del potenziamento dell’Arpa di Frosinone, deve dunque essere gestito con grande oculatezza, verificando non solo l’efficienza e la rispondenza dell’ente alle esigenze del territorio, ma anche i criteri di selezione del nuovo personale e l’eticità della dirigenza. In ciò auspichiamo che la Provincia di Frosinone, pur essendo l’Arpa di competenza regionale, possa giocare un ruolo centrale, visto che si tratta del suo territorio. Auspichiamo anche il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste del Frusinate.

Siamo fiduciosi che questo appello sarà colto appieno.

Valle del Sacco, 23.9.2010

Ufficio Stampa Retuvasa

24 marzo 2010

CS RETUVASA: BONIFICA POCO TRASPARENTE

Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Valle del Sacco: bonifica poco trasparente

Abbiamo atteso diversi giorni per vedere se giungessero ulteriori chiarimenti sul ritrovamento di fusti tossici nei siti ARPA e sul progetto di centrale a Turbogas AVIO. Ebbene, riguardo intanto alla prima questione, ci piacerebbe che gli addetti chiarissero quanto è comparso sui quotidiani (in primis su Il Tempo), poiché le informazioni che abbiamo letto non ci paiono affatto esaurienti. Innanzitutto, si è parlato del ritrovamento di 200 fusti tossici, ma non si specifica se si tratta dei primi o di tutti quelli esistenti e, nel caso ce ne fossero altri, quanto durerà ancora la bonifica. Non è chiaro inoltre se verranno condotte indagini per cercare di capire se quei bidoni siano solo di provenienza delle fabbriche di Colleferro oppure abbiano altra origine. Ciò consentirebbe di avere idee più chiare sia di quanto è successo a Colleferro e nel suo perimetro industriale, sia dell’andamento della bonifica, dato che molti erano convinti, in relazione ad affermazioni precedenti, che essa si trovasse ormai alla fase conclusiva. Inoltre i metri cubi scavati sembrano pochi rispetto a quelli dichiarati nei documenti. Visto che non ci risulta siano state fatte analisi chimiche sul contenuto, siamo certi che ora tutta quella terra smossa non rilasci altre sostanze? Infine, dove verranno stoccati ora i bidoni, in attesa delle analisi, e dove e in quale sito verranno stoccati un domani? Quale ditta si occuperà dell'operazione? Resteranno a Colleferro nel sito di stoccaggio definitivo progettato o andranno fuori? E in quest’ultimo caso, finiranno in un sito italiano? Oppure all’estero?
L’ex presidente della Regione Lazio Marrazzo, nella seduta del Consiglio comunale di Colleferro del 24.1.09, dichiarò che tutti gli atti riguardanti la bonifica dovevano essere trasparenti, pubblicamente accessibili, alla luce del sole. Noi chiediamo che almeno le informazioni essenziali vengano rese pubbliche. Molti si stanno ponendo le nostre stesse domande.

Colleferro, 24 Marzo 2010

CS Retuvasa Colleferro Bonifica 240310

8 marzo 2010

ARPA1: rinvenuti altri rifiuti tossici

Pubblichiamo la prima pagina di Quotidiano Sera: altri bidoni tossici rinvenuti sotto terra. Erano in avanzato stato di corrosione: tant'è che fuoriusciva tutta la schifezza che ha contaminato tutto e tutti.

Come dice di Palma, subcommissario alla bonifica, è importante che - "
non cali l’attenzione sul problema e che non si torni a sottovalutare l’emergenza, non solo per quanto è stato dissennatamente fatto in passato, ma soprattutto per quanto si sta facendo oggi e si farà domani. Il nostro territorio ha già dato abbastanza, ed anche di più..."


altri rifiuti tossici