CONTROLLO EMISSIONI INCENERITORI E CEMENTIFICIO DI COLLEFERRO
EP SISTEMI MOBIL SERVICE ITALCEMENTI
Bookmark and Share
Visualizzazione post con etichetta isde. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta isde. Mostra tutti i post

25 settembre 2011

Inceneritori: rischi sulla salute umana secondo Il prof. Ghirga, ISDE LAZIO

I politici dovrebbero tener conto l'enorme carico di malattie causato da sostanze chimiche emesse da inceneritori di rifiuti.


Caro Editore,
Ho letto con interesse l'articolo di Kim Y-M e al., "Peso delle malattie attribuibili agli inquinanti atmosferici da inceneritori di rifiuti solidi urbani a Seul, Corea: Un approccio specifico per carichi di malattie ambientali” (Kim et al., 2011).
 Le conclusioni degli autori sono che l'impatto degli inceneritori sulla salute dei cittadini sia piuttosto sostanziale, ma noi aregomentiamo che potrebbe essere peggiore se fossero considerate altre inportanti sorgenti di neurotossicità subclinica nei bambini data da piombo, cadmio, mercurio, antimonio, arsenico, cromo, cobalto, rame, manganese, nickel, vanadio, e stagno.
La pandemia silenziosa descritta da Grandjean e Landrigan in un recente articolo sta contunuando (Grandjean and Landrigan, 2006).
Essi mostrano prove accumulate su vari decenni che piombo, arsenico, mercurio e centinaia di altri residui industriali possono causare danni al neurosviluppo e che stadi subclinici di questi disordini possono essere comuni.
Il costo economico risultante da questi danni neurologici sono stimati per gli USA dai 110 ai 319 miliardi di dollari per i nati in ogni annata (Grosse et al., 2002). La maggior parte di tali costi riguardano la riduzione di intelligenza. Nondimeno, poiché la neurotossicità è subclinica, questi dati non appaiono dalle statistiche standard (pandemia silenziosa).
Un altra conseguenza importante da essere considerata sono gli effetti sulla salute da parte dei dusstruttori ormonali. Un crescente materiale probativo suggerisce che numerose sotanze, emesse anche dagli inceneritori, possono interferire con il sistema endocrino e produrre effetti nocivi sugli esseri umani, così come negli animali da laboratorio e in quelli selvatici. Per le proprietà comuni dei recettori e degli enzimi coinvolti nella sintesi, rilascio e eliminazione degli ormoni, nessun sistema endocrino è immune alle sostanze che distruggono gli ormoni. Gli effetti di tali sostanze possono essere trasmessi alle generazioni successive attraverso modifiche epigenetiche o per continua esposizione dei piccoli all'attacco ambientale. L'evidenza di conseguenze riproduttive (infertilità, cancri, malformazioni) dovute a esposizione a sostanze con effetti distruttivi è forte, ed è crescente per altri sistemi endocrini, incluso effetti sulla tiroide, il sistemo neuroendocrino, l'obesità, il metabolismo, e l'equilibiro fra insulina e glucosio (Diamanti-Kandarakis et al., 2009).

Il periodo dal concepimento alla nascita è un tempo di rapida crescita, duplicazione e differenziazione cellulare, e matirazione funzionale di sistemi di organi. Questi processi sono molto sensibili a alterazioni nell'ambiente intrauterino (Simmons, 2009). Per molte sostanze tossiche emesse dagli inceneritori, come l'arsenico, si stanno accumulando un gran numero di indagini che indicano che esse influiscono sullo stato epigenetico di cellule e tessuti (Reichard and Puga, 2010).

L'origine dello sviluppo di malattie negli adulti in meccanismi epigenetici è l'epicentro della Medicina Moderna (Feinberg, 2008). Nel vicino futuro è probabile che saranno sviluppate tecnologie che permetteranno studi epigenetici a vasto raggio sul genoma (Simmons, 2009).

In conclusione, l'emissione di metalli pesanti e di vari altre sostanze tossiche dovrebbe essere limitata anche se al momento per molte di esse il riconoscimento di un'associazione causa-effetto fra inquinamento atmosferico e neurotossicità subclinica, distruttori endocrini e danni epigenetici non può essere dimostrata. E' riconosciuto che le associazioni causa-effetto possono essere difficili da dimostrare perché le esposizioni variano col tempo, più di una sostanza può avere lo stesso effetto, la vulnerabilità individuale varia e altri fattori possono sviare gli studi epidemiologici.
I politici responsabili della valutazione e della gestione delle sorgenti di inquinamento atmosferico dovrebbero prendere in considerazione l'enorme fardello di malattie causate da sostanze tossiche emesse dagli inceneritori di rifiuti.



Bibliografia
Diamanti-Kandarakis E, Bourguignon JP, Giudice LC, Hauser R, Prins GS, Soto AM, et al. Endocrine-disrupting chemicals: an endocrine society scientific statement. Endocr Rev 2009;30(4):293–342.
Feinberg AP. Epigenetics, a field at the epicenter of modern medicine: epigenetics at the epicenter of modern medicine. JAMA 2008;299(11):1345–50.

Grandjean P, Landrigan PJ. Developmental neurotoxicity of industrial chemicals. Lancet 2006; 16 (368):2167–78.

Grosse SD, Matte TD, Schwartz J, Jackson RJ. Economic gains resulting from the reduction in children's exposure to lead in the United States. Environ Health Perspect 2002;110:563–9.

Kim JM, Kim JW, Lee HJ. Burden of disease attributable to air pollutants from municipal solid waste incinerators in Seoul, Korea: a source-specific approach for environmental burden of disease. Sci Total Environ 2011;409(11) (1 May):2019–28.

Reichard JF, Puga A. Effects of arsenic exposure on DNA methylation and epigenetic gene regulation. Epigenomics 2010;2(1):87–104. February 1.

Simmons Rebecca A. Developmental origins of adult disease. Pediatr Clin N Am 2009;56:449–66.



Giovanni Ghirga International Society of Doctors for Environment (Alto Lazio),
Via Adua 9C, Civitavecchia, Italy
E-mail address: giovanni.ghirga@fastwebnet.it
29 March 2011

24 aprile 2011

Diossina a Forlì: Isde Italia risponde al CS della USL e ARPA locali

COMUNICATO STAMPA

In relazione al comunicato congiunto AUSL ed ARPA ieri diffuso circa la ricerca di diossine in alimenti promossa dall’ISDE, apprezziamo innanzi tutto che la pur limitata indagine da noi condotta sia stata considerata uno stimolo per ulteriori approfondimenti, come viene affermato nelle conclusioni del comunicato stesso.
Non abbiamo mai pensato di sostituirci alle Istituzioni preposte alla tutela della salute umana e dell’ambiente: con la nostra indagine abbiamo voluto piuttosto  sollecitare l’estensione della ricerca delle diossine alle  matrici biologiche (accumulatori per eccellenza di tali sostanze) esposte alla ricaduta delle emissioni  di impianti che ne sono una sorgente indiscutibile, ovvero i due inceneritori di Forlì in funzione da circa 40 anni.
Ricordiamo che l’area circostante i due impianti - per un raggio di 3,5 km - è stata oggetto di uno studio epidemiologico condotto per esposizione a metalli pesanti (presi come marker delle emissioni degli inceneritori)  da cui sono emersi  rilevanti rischi per la salute umana  crescenti con i livelli di esposizione stimati sulla base di un modello di ricaduta.
Non va dimenticato che fu  proprio sulla base di questi risultati che la Federazione Regionale degli Ordini dei Medici dell’Emilia Romagna nel 2007 chiese una moratoria su nuovi insediamenti o  ampliamenti di inceneritori e che la Regione Emilia Romagna dette avvio allo studio Moniter.
Sicuramente – come affermato nel comunicato di ARPA ed AUSL – la presenza di contaminanti persistenti e pericolosi quali le diossine, è da far risalire ad emissioni che si sono accumulate nel tempo in un territorio in cui gli inceneritori ne hanno rappresentato una fonte indiscutibile: non risultano infatti presenti altri insediamenti industriali di particolare rilievo  per quanto riguarda le emissioni di tali sostanze.
I risultati da noi ottenuti, pur essendo certamente limitati, sono a nostro avviso indicativi  in quanto coerenti con il modello di ricaduta delle emissioni utilizzato per lo studio epidemiologico più sopra citato. Essi  sembrerebbero  rendere ragione della prescrizione a suo tempo data dal Dipartimento di Prevenzione dell’ AUSL di Forlì  nel corso della   procedura autorizzativa per il raddoppio dell’inceneritore di rifiuti urbani: l’ampliamento da 60.000 a 120.000 tonnellate poteva avere luogo se il flusso di massa degli inquinanti emessi fosse rimasto invariato, dal momento che il territorio risultava già sottoposto a pesante contaminazione ambientale e non poteva quindi sopportare ulteriori aggravi.
Non venendo garantito il rispetto di questa prescrizione, essa fu superata con l’innalzamento del camino e l’aumento della velocità di espulsione dei fumi al fine di diminuire le concentrazioni degli inquinanti al suolo. Non ci sembra che un simile  accorgimento possa essere considerato adeguato per  la tutela della salute, specie se ci troviamo all’interno della Pianura Padana ( uno dei territori più inquinati del Pianeta, ma anche a spiccata vocazione agricola) in cui il ristagno dell’aria è costante; è ovvio che così facendo ci si  limita  a distribuire le sostanze tossiche su una superficie più ampia e si aumenta il numero dei soggetti esposti a contaminazione alimentare.
Se il territorio circostante gli impianti è veramente contaminato da diossine in misura tale da compromettere la sicurezza di prodotti alimentare locali - come suggeriscono i risultati delle nostre analisi – come è ammissibile che si possano ritenere ininfluenti le ulteriori emissioni che provengono da impianti evitabili quali gli inceneritori?


Venendo poi alle rassicurazioni fornite, saremmo più tranquilli se  AUSL ed ARPA fornissero esaurienti risposte ai seguenti quesiti:

1)      Quanti dei  24 campioni analizzati nel biennio 2009-2011 riguardavano animali allevati all’aperto e alimentati con mangimi di provenienza locale?
2)      Fra questi ultimi, quanti erano allevati entro l’area di 3,5 km di raggio intorno agli inceneritori di Forlì  e come erano collocati rispetto alla mappa di dispersione utilizzata nello studio epidemiologico sopra citato?
3)      Le 8 analisi effettuate nel 2011 sono esaustive di tutti i controlli eseguiti nel corso di questo anno?
4)      Visto che si afferma che i prelievi sono stati effettuati fra 3 ed 8 km dagli impianti, quanti sono e come sono georeferenziati rispetto alla mappa di ricaduta quelli compresi fra i 3 ed i 3,5 km? Anche le nostre uova a 3,8 km, direzione sud-sud est, sono risultate nei limiti di legge!
5)      Sono stati previsti campioni a distanza più ravvicinata rispetto  agli inceneritori e soprattutto collocati nel livello di massima esposizione individuato secondo la mappa di ricaduta utilizzata nello studio di cui sopra?

Inoltre, per quanto riguarda tanto  le analisi a camino quanto quelle nel punto di massima ricaduta al suolo effettuate da ARPA, vorremmo sapere quale è la strumentazione utilizzata e con quale accreditamento,  dal momento che ricordiamo le dichiarazioni pubblicate sulla stampa dell’allora direttore dell’ARPA di Forlì , Dott. Franco Scarponi, che molto candidamente ammetteva che ARPA non era in grado di effettuare analisi per le diossine.
Cosa è  cambiato rispetto ad allora?

Vorremmo infine richiamare che il Servizio Sanitario Nazionale  ha fra le proprie  finalità, come  risulta dall’art.2 della sua legge istitutiva:“... la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro; ....la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell'igiene dell'ambiente naturale di vita e di lavoro".
Pertanto la “sorveglianza della salute” rappresenta   solo una parte del mandato istituzionale dell’ AUSL e  dovrebbe essere esercitata nell’ottica della prevenzione delle malattie,  in primo luogo con la Prevenzione Primaria, ovvero con  la riduzione dell’esposizione delle persone agli agenti nocivi, specie se provenienti da attività concretamente evitabili come l’incenerimento dei rifiuti.
Auspichiamo  che dalle indicazioni emerse anche grazie alle nostre indagini, prenda  avvio  un approfondimento ancora più puntuale circa la presenza di contaminanti nelle matrici biologiche, incluso il latte materno -  indicatore ideale dell’ inquinamento  - e degli effetti che tutto questo comporta sulla salute in particolare dell’infanzia.
Riteniamo  indifferibile l’esigenza di passare dalla parole ai fatti riducendo l’esposizione della  nostra popolazione ad inquinanti pericolosi e persistenti, provenienti da impianti del tutto superflui come gli inceneritori.

ISDE Forlì
Forlì 23 Aprile 2011

Diossina a Forli: risponde l'Arpa e la Usl locali

Agli organi d’informazione

Prot. N.073 MD/2011

Forlì, 22/04/2011

COMUNICATO STAMPA ARPA-AUSL FORLI’

Arpa e Ausl Forlì: i livelli di diossina analizzati nell’ambiente e negli alimenti forlivesi – sia
con le attività istituzionali sia tramite i progetti specifici come Moniter - rientrano ampiamente
all’interno dei limiti normativi previsti. Si conferma l’impegno per ulteriori approfondimenti a
tutela dell’ambiente e della salute.

L’indagine condotta da ISDE per la ricerca di diossine in matrici alimentari (polli, uova, latte
materno) in zone del territorio forlivese collocate in prossimità degli inceneritori ha destato
comprensibilmente l’attenzione e la preoccupazione dei media e dell’opinione pubblica.
Arpa a Ausl di Forlì ritengono indispensabile sintetizzare le conoscenze prodotte nell’ambito delle
rispettive attività, peraltro già pubbliche, e condividere alcune riflessioni in merito.

La problematica diossina, in ambito scientifico ben dibattuta, è all’attenzione da tempo delle
istituzioni che si occupano di ambiente e salute. E’ infatti dal territorio forlivese che è partito il
primo studio regionale di sorveglianza dello stato di salute della popolazione esposta ad inceneritori,
evolutosi poi nello studio regionale Moniter: già in questo primo studio sono stati analizzati
campioni di terreno prelevati nei punti di minima e massima ricaduta i cui valori, per quanto
riguarda diossine e sostanze simili, sono risultati analoghi a quelli riscontrati in terreni di aree rurali
in diversi paesi europei.
L'attività di controllo sui fumi al camino dell’inceneritore di rifiuti urbani, regolarmente svolta
da Arpa di Forlì-Cesena secondo le prescrizioni dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA),
non ha evidenziato, per quanto riguarda diossine e furani, superamenti dei limiti previsti in
autorizzazione (più bassi di quelli stabiliti dalle normative vigenti). In particolare i controlli hanno
evidenziato valori compresi fra 0,002 e 0,003 nanogrammi al metro cubo (circa quaranta volte
sotto il limite di legge). Analogamente per l'inceneritore per rifiuti sanitari di Mengozzi, non si
evidenziano superamenti dei limiti autorizzati a camino; nel 2010 il dato relativo alle diossine è di
0,0023 nanogrammi al metro cubo (ancora circa quaranta volte meno del limite di legge). Sulla base
dell'autorizzazione all'esercizio dei due inceneritori, Arpa svolge anche il monitoraggio della qualità
dell'aria nel punto di massima ricaduta al suolo. I valori di diossine riscontrati in queste analisi
sono dello stesso ordine di grandezza di quelli rilevati dalla stessa Arpa in altre aree del territorio
forlivese, non prossime agli inceneritori.
Il progetto Moniter ha confermato, attraverso le analisi delle emissioni, come le modifiche
impiantistiche che hanno interessato negli ultimi anni gli inceneritori di rifiuti urbani abbiano ridotto
enormemente le emissioni di diossine e furani nell’ambiente. Data la persistenza nell’ambiente di
queste sostanze, la loro eventuale presenza nel terreno e quindi nella catena alimentare va quindi
________________________________________________________________________________
_
Comunicazione, Relazioni interne, Relazioni con il cittadino, Ufficio Stampa

C.so della Repubblica, 171/D – 47100 Forlì T. +39.0543.731007/30/61 F. +39.0543.731064
E-mail: ufstampa@ausl.fo.it ; Sito web: www.ausl.fo.it

ricondotta a inceneritori nelle configurazioni impiantistiche del passato oppure ad altre sorgenti.

Per quanto riguarda l’esposizione per via alimentare, il controllo di residui di diossine e PCB è
garantito nell’ambito del “Piano nazionale residui” che monitora, per la tutela del consumatore, la
presenza degli inquinanti ambientali nelle produzioni animali; gli allevamenti su ampia scala sono
peraltro controllati anche sotto il profilo dell’alimentazione animale.
Da anni la Regione Emilia-Romagna integra il Piano nazionale con un Piano regionale finalizzato
al controllo dei residui nelle produzioni tipiche regionali. Dal 2007 particolare attenzione è stata
posta a diossine e PCB (policlorobifenili) e altri microinquinanti organici persistenti. I campioni
analizzati riguardano prodotti alimentari presenti in commercio ma anche campioni di alimenti
destinati all’autoconsumo, analizzando uova e carni provenienti da piccoli allevamenti rurali.
Complessivamente, nel biennio 2009-2010, nel forlivese, sono stati analizzati 24 campioni di
varie matrici (uova, carne di pollame, carne bovina e suina, latte bovino e olio). Tutti gli esiti
analitici sono stati negativi eccetto un campione di uova destinato all’autoconsumo prodotto
in un allevamento familiare poi riconosciuto come non correttamente gestito. Il Piano 2011 ha
incrementato i campioni in allevamenti rurali: ad oggi sono disponibili i risultati di 8 analisi, tutte
negative, e riguardanti campioni prelevati a una distanza variabile da 3 a 8 km dagli inceneritori di
Forlì.

Il monitoraggio ambientale e la sorveglianza della salute restano un impegno costante delle
Istituzioni che raccolgono e valutano anche sollecitazioni, come quella dell’indagine ISDE,
che - pure nella limitatezza del numero dei campioni raccolti – suggerisce spunti per ulteriori
approfondimenti.

Arpa e Ausl di Forlì

Inceneritori di Forlì: rischio diossina nel ciclo alimentare

Pochi giorni fa l'ISDE ha presentato i risultati di una ricerca scientifica che ha analizzato prodotti alimentari conltivati e allevati nelle vicinanze dell'inceneritore. 


Risultati sicuramente preoccupanti e che devono invitare ad una profonda riflessione anche in altre zone , come la valle del SAcco, sicuramente interessata da questi aspetti di ricaduta sulla salute umana.


Spero che presto si possa muovere qualcosa per capire come stiamo messi a Colleferro e dintorni. 
Seguono alcuni articoli sulal conferenza dell'ISDE. La Voce Del 20 Aprile

Il Corriere Del 20 Aprile

Il Resto Del Carlino 20 Aprile


25 novembre 2010

La pandemia silenziosa firmata diossina e Pcb

Pubblichiamo questo articolo apparsa su Il Sole 24 Ore Sanità del 23 novembre 2010. Un intervento importante e molto lucido di ISDE ITALIA sui rischi per la salute umana di diossine e inceneritori.

:::::::::::::::::::::::::::::::::::

I RISCHI CONNESSI ALLE EMISSIONI DEGLI INCENERITORI

La pandemia silenziosa firmata diossina e Pcb

L incenerimento dei rifiuti, non solo non garantisce un risparmio né energetico né economico, ma è fra tutte le tecnologie la meno rispettosa per la salute. Oltre all'inevitabile produzione di ceneri leggere e di fondo e di fanghi, determina l'immissione sistematica e continua nell'atmosfera di enormi quantità di fumi inquinanti, di particolato Pm-10 e soprattutto di particolato fine e ultrafine (Pm-2,5 e Pm-0,1). La frazione ultrafine - tanto più elevata (fino all'80% del particolato emesso) quanto maggiori sono le temperature di combustione - è riconosciuta come quella più pericolosa per la salute umana. In questa frazione sono comprese le cosiddette nanoparticelle, aggregati di diametro variabile tra 1 e 25 nanometri, costituiti da migliaia di atomi. La loro pericolosità è dovuta all'elevato rapporto superficie/volume, all'elevata reattività chimica e alla capacità di superare i filtri impiantistici e quelli naturali delle vie respiratorie, penetrando negli alveoli polmonari e, attraverso le pareti alveolari e vascolari, nel torrente circolatorio dei vari organi e tessuti e nelle cellule e nei nuclei dell'organismo umano. Le nanoparticelle veicolano numerose sostanze epi(geno)tossiche e cancerogene prodotte negli inceneritori.

Tra esse vi sono sostanze estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili, alcune già classificate dalla lare come cancerogeni certi per l'uomo. In particolare, tra le oltre 200 sostanze, si riscontrano: arsenico, berillio, cadmio, cromo, nichel, benzene, piombo, diossine, dibenzofurani, policlorobifenili, idrocarburi policiclici aromatici.

Oltre ai tumori queste sostanze provocano:

- processi infiammatori in tutti gli organi ai quali giungono tramite il sistema vascolare;

- processi di arteriosclerosi che ostacolano il flusso ematico con rischio di infarto miocardico e di ictus cerebrale;

- interferenze endocrine particolarmente nocive nell'età evolutiva;

- modifiche genomiche che aumentano la suscettibilità agli inquinanti delle generazioni future.

Le diossine e i policlorobifenili (Pcb) costituiscono un gruppo di molecole riconosciute a livello internazionale come microinquinanti organici persistenti (Pops). Tali sostanze sono estremamente persistenti nell'ambiente e in grado di essere trasportate per lunghe distanze rispetto ai punti di emissione. In condizioni ambientali tipiche esse tendono alla bioconcentrazione e presentano un processo di biomagnificazione, raggiungendo concentrazioni potenzialmente rilevanti sul piano tossicologico e rappresentando, quindi, una minaccia per la salute urnana e per l'ambiente.

L'esposizione a lungo termine ai Pops può avere effetti cronici sugli organismi come, a esempio, alterazioni metaboliche degli ormoni, carcinogenesi, teratogenesi, effetti sul sistema immunitario.

È importante evidenziare che le diossine e i Pcb mostrano caratteristiche chimiche e di pericolosità analoghe, sebbene le loro fonti di origine siano spesso differenti.

I dati tossicologici indicano che più del 90% dell'esposizione umana alle diossine deriva dagli alimenti e tra questi, quelli di origine animale contribuiscono di norma all'80% circa dell'esposizione complessiva.

Una proprietà importante di questo tipo di composti è senza dubbio la loro grande stabilità fisica e chimica dovuta alla presenza degli atomi di cloro, che li rende resistenti alla biodegradazione. La conseguenza di questa stabilità, quindi la non distruzione e l'accumulo di questi prodotti in natura, in piante e animali, nella massa grassa dell'organismo, è rappresentata dalla lunghezza della catena alimentare, che è la principale via d'esposizione nell'uomo.

La conoscenza tossicologica è fondamentale per scelte industriali e politiche e merita una particolare attenzione per una sempre maggiore sostenibilità ambientale.

In Italia dati epidemiologici, particolarmente inquietanti, registrano un incremento complessivo di incidenza di cancro nelle donne, indipendentemente dall'età, dell'1% annuo e di

cancro nell'infanzia del 2% annuo, esattamente doppio di quanto si registra in Europa.

Albert Einstein diceva: un uomo intelligente risolve un problema, un uomo saggio lo evita; queste parole ci devono far riflettere su ciò che può comportare la crescente pratica dell'incenerimento dei rifiuti. È stato calcolato che con le previsioni d'incenerimento previste complessivamente in Europa si andranno a immettere, utilizzando le migliori tecnologie disponibili (Bar) e nel rispetto dei limiti di legge, quantità assolutamente non trascurabili di inquinanti: ben 500 g per anno di diossina e composti diossina-simili.

Un concetto fondamentale è quindi che, di fronte a una contaminazione di cui nessuno può ipotizzare compiutamente effetti e conseguenze, dovrebbe essere assunto un atteggiamento di massima precauzione, evitando il più possibile l'immissione nell'ambiente di inquinanti pericolosissimi e persistenti quali la diossina. La contaminazione della catena alimentare può seriamente compromettere la salute umana con probabili danni addirittura trans-generazionali legati a modifiche epigenetiche. Questa interferenza può essere letta come una «pandemia silenziosa» che spiegherebbe la crescente incidenza di patologie cronico/degenerative, endocrinologiche e oncologiche che comportano enormi costi sociali, umani ed economici. Anche di recente è stata ribadita l'importanza di un approccio sistemico alla salute umana, che non può più contemplare solo il versante terapeutico ma deve riscoprire il ruolo della prevenzione primaria.

L'azione più utile che può essere presa per ridurre l'esposizione a queste sostanze indesiderabili è, per quanto possibile, identificare le maggiori fonti di diossine e prendere le appropriate misure per ridurre le emissioni a lungo termine nell'ambiente, con lo scopo di ridurre i livelli negli alimenti e nei tessuti umani. Poiché non è assolutamente obbligatorio incenerire i rifiuti industriali c/o urbani, e questa pratica non è neanche giustificata dal punto di vista energetico ed economico, l'applicazione del principio della precauzione alla gestione dei rifiuti obbligherebbe a rinunciare all'incenerimento e a puntare, in modo prioritario, sulla riduzione, il riuso e il riciclaggio dei materiali post consumo, in quanto queste pratiche inducono un impatto ambientale nettamente inferiore a quello degli inceneritori.

Questo giudizio rientra nella nuova politica di attivare misure precauzionali a tutela della salute pubblica, ovvero quella di prevenire il danno, invece di mitigarlo.

Pietro Carideo Isde - Medici per l'ambiente

Specialista in Anestesia e rianimazione, e in Farmacologia

4 agosto 2010

V Giornate Italiane Mediche dell'Ambiente - ISDE

Inviamo il programma delle Ve Giornate Italiane Mediche dell'Ambiente che si svolgeranno ad Arezzo dal 17 al 19 Settembre p.v.
Come sapete, le Giornate rappresentano ormai da alcuni anni l'appuntamento di livello nazionale più significativo per ISDE Italia (www.isde.it).
Il programma di quest'anno prevede una prima parte scientifica ed una seconda parte organizzativa ed assembleare

La prima parte dal titolo Le Scienze biomediche a un bivio: tra genetica ed epigenetica si ispira, ancora una volta, all'idea "seminale" di Lorenzo Tomatis
di un nuovo paradigma "neolamarckiano" che trasformerebbe radicalmente il nostro approccio alla tematica ambiente e salute e si articola in due parti:
- nella prima sessione si susseguiranno le riflessioni scientifiche ed epistemiologiche sul tema di base;
- nella seconda sarà il momento delle relazioni scientifiche specifiche, concernenti: le alterazioni dello sviluppo neuro-psichico e le patologie neurodegenerative; le patologie allergiche e immunomediate; le patologie endocrino-metaboliche; le patologie neoplastiche.

E' importante sottolineare come una sorta di filo rosso unitario colleghi idealmente tutte le sessioni: l'idea portante è infatti quella secondo cui l'incremento delle patologie cronico-degenerative e neoplastiche sarebbe, almeno in parte, imputabile ad uno stress epigenetico embrio-fetale (programming fetale) e, di conseguenza, ad una instabilità genomica che concerne vari organi e tessuti, aprendo la strada a numerose patologie, destinate a manifestarsi dopo anni o decenni, in età adulta o addirittura nelle generazioni future (il che rende, oltretutto, estremamente difficile dimostrare il nesso causale tra esposizione ad agenti ambientali epi-genotossici e danni alla salute)

La seconda parte del Congresso si articolerà in tre sessioni principali:
- nella prima sessione Azioni e proposte per la salute e l’ambiente si presenteranno e confronteranno i Gruppi di Lavoro ISDE (Comunicazione – Rifiuti – Acqua – Ecologia urbana – CEM e Nucleare – Ricerca – Ambiente e Salute/Legalità/Conflitti di Interesse – Vaccini e Virus – Biotecnologie genetiche – Psichiatria (abuso psico-farmaci) – Tumori Infantili – Ambiente e Salute in Ambito Veterinario);
- seguirà la Sessione Poster;

- concluderà il Congresso l'Assemblea Generale, nel corso della quale tutte le attuali componenti di ISDE Italia (Giunta Esecutiva, Comitato Scientifico, Coordinatori Provinciali, Esperti, Membri dei Gruppi di Lavoro, Soci...) si confronteranno tra loro e con le Associazioni, le Onlus ed i Comitati Civici impegnati su tutto il territorio nazionale.

Ci sembra importante sottolineare il notevole rilievo scientifico e organizzativo del Congresso, tanto per ciò che concerne la prima parte (si tratta, a nostra conoscenza, del primo Congresso multidisciplinare di livello nazionale su una tematica assolutamente fondamentale e per certi versi rivoluzionaria in ambito biomedico), quanto per ciò che concerne la seconda parte, destinata a favorire un confronto costruttivo e a programmare un percorso comune ed una migliore integrazione fra tutte le realtà cha a vario titolo si battono nel nostro Paese per la tutela dell'ambiente e la difesa e promozione della salute collettiva.


In allegato inviamo anche la scheda per la presentazione dell'abstract (entro il 31 Agosto), la scheda per l'iscrizione (entro il 7 Settembre) e alcune informazioni utili (ECM; hotel/agriturismo; come raggiungere le sedi di lavoro).

Roberto Romizi - Presidente ISDE Italia
Ernesto Burgio - Coordinatore Comitato Scientifico ISDE Italia

14 luglio 2010

ANCHE I SERVIZI PUBBLICI “VALORIZZANO” GLI INCENERITORI DI RIFIUTI

a cura di Antonio Faggioli.

Fonte: Inceneritori Federambiente 2009.

Nel Febbraio 2009 è stato pubblicato il “Secondo Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani”, che documenta il continuo aumento di produttività degli inceneritori. Il Rapporto è stato curato, unitamente all’ENEA, da Federambiente, la Federazione Servizi Pubblici per l’Igiene Ambientale che aderisce alla Federazione Servizi Pubblici Locali. Dei 51 impianti attivi nel periodo 2006-2008, 49 producevano energia elettrica e 11 di questi anche energia termica per teleriscaldamento. La loro capacità di trattamento dei RSU era aumentata nel triennio del 12,4%, con incremento della capacità media di incenerimento da 102.000 a 117.000/tonnellate anno. Risultava dal 2006 al 2008 un incremento del 20% della produzione di energia elettrica e del 35% di quella termica. Il Rapporto prevedeva che, a seguito di ammodernamento degli impianti esistenti e di costruzione di nuovi, l’energia elettrica prodotta sarebbe aumentata nel 2011 del 47% rispetto al 2008. Un bilancio con un difetto fondamentale: non mette a confronto vantaggi (la produzione energetica) e svantaggi (l’impatto ambientale e sanitario). Ciò è tanto più grave se si considera che tali valutazioni si devono a una “federazione di servizi pubblici locali” che si sono dati la missione “dell’igiene ambientale”, missione totalmente ignorata per privilegiare obiettivi di economia energetica. Questa è la cultura ambientale dei nostri servizi pubblici, che operano in nome dell’igiene ignorandone significato e obiettivi.

6 giugno 2010

Lettera Aperta ai Genitori dei Bambini Oncologici di Ernesto Burgio

Riceviamo e pubblichiamo da Minerva Pelti la lettera del Dott. Burgio, impegnato insieme a dottori, ricercatori e associazioni dei genitori nella lotta ai tumori infantili.

Lotta intesa non come diagnosi precoce o cura dei malati (livello secondario di prevenzione) ma come STUDIO, RICERCA ED ELIMINAZIONE dei fattori scatenanti le patologie tumorali (livello primario di prevenzione)!

Qualcosa che in Italia raramente si sente! E noi di Retuvasa ci uniamo a questo coro: SALVIAMO I BAMBINI!!! SALVIAMO IL FUTURO!!!

::::::::::::::::::::::::

Lettera Aperta Ai Genitori Dei Bambini Oncologici E.burgIO

30 maggio 2010

1° WORKSHOP NAZIONALE SULLE “POLITICHE PER L’AMBIENTE E LA SALUTE”


1° WORKSHOP NAZIONALE SULLE “POLITICHE PER L’AMBIENTE
E LA SALUTE”
Cosa fare per mettere ambiente e salute al centro delle politiche
7 Giugno 2010

Sala   delle Colonne, Palazzo Marini (entrata Piazza S. Claudio 166), Roma

Ore 10.00 Priorità
per il Paese e per i cittadini
Introduzione

      Ore 10.20 Le attuali criticità in materia di ambiente e salute
Ore 11.00 Ambiente e salute
in tutte le politiche: i programmi e gli impegni dei Partiti

      Confronto/dibattito tra pubblico e rappresentanti dei partiti
      Moderazione di ISDE Italia
      Interventi preordinati
      Discussione
Ore 13.00 Pausa

Ore 14.00 Il ruolo delle Organizzazioni
Non Governative

      Confronto/dibattito tra pubblico e stakeholders
      Moderazione di ISDE Italia
      Interventi preordinati
      Discussione
Ore 15.30 Informazione
e comunicazione indipendente
      Confronto/dibattito tra pubblico e rappresentanti dei media
      Moderazione di ISDE Italia

      Interventi preordinati
      Discussione
Ore 17.00 Conclusioni




SEGRETERIA
ORGANIZZATIVA

Associazione
Medici per l’Ambiente – ISDE Italia
Via della
Fioraia 17/19 – 52100 Arezzo
Tel. 0575-22256;
Fax 0575-28676
Web: www.isde.it; E-mail: isde@ats.it

Segreteria
On. Dr. Domenico Scilipoti
Tel.
06-67608028; 06-67608346



17 maggio 2010

INQUINAMENTO E POLVERI SOTTILI

Sappiamo ormai da tempo come l'inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo è dovuto in gran parte alle cosiddette polveri sottili, generate dall'attività umana, che rappresentano una minaccia grave per la salute, finendo talvolta con l'alterare persino il DNA delle cellule degli organismi. Il nostro modello economico: l'industria, i trasporti, i processi di combustione dei rifiuti ecc., sono fonti continue del cosiddetto particolato il quale, più è sottile, più è pericoloso. Quali le conseguenze sulla salute umana? Come prevenire i rischi? Sono domande importanti alle quali non sembra che i mass media siano riusciti finora a dare risposte adeguate. Venerdì 21 Maggio 2010 a Frascati (RM) presso le Scuderie Aldobrandini si terrà la conferenza-dibattito "Inquinamento e polveri sottili: quali conseguenze sulla salute?" al quale interverrà tra gli altri anche Patrizia Gentilini, oncologa di fama e membro della Giunta Esecutiva ISDE Italia.

Info: www.alternativamente.info; enricodelv@fastwebnet.it

4 maggio 2010

INQUINAMENTO AMBIENTALE E TUMORI INFANTILI

Nella serata di Venerdì 7 Maggio 2010 a Forlì, presso la sala San Francesco in via Marcolini, si terrà un incontro pubblico dal titolo "Inquinamento ambientale e tumori infantili" promosso dall’Associazione Medici per l’Ambiente – ISDE Italia e l’Associazione contro le Leucemie (AIL) e col patrocinio del Comune di Forlì e dell’ Ordine dei Medici della Provincia di Forlì-Cesena. Saranno presenti due relatori di grande livello: il Dr. Ernesto Burgio, pediatra esperto in cancerogenesi ambientale e coordinatore del Comitato Scientifico ISDE Italia, ed il Prof. Giuseppe Masera, pediatra oncologo ed ordinario di Pediatria presso l'Università Bicocca di Milano. Oggi, in molti casi, la terapia dei tumori infantili consente risultati talora straordinari, con guarigioni un tempo insperate, pur al prezzo di sacrifici e di drammatiche esperienze vissute dai piccoli pazienti e dalle loro famiglie, con percorsi lunghi e difficili anche per le possibili conseguenze a medio e lungo termine. Tuttavia, a fronte di confortanti risultati terapeutici ottenuti in alcune forme tumorali dell’infanzia, stiamo assistendo ormai da decenni e specialmente nel nostro Paese, ad un inesorabile aumento dei tumori infantili. Tutto ciò pone interrogativi non rimandabili circa le cause di queste patologie e in particolare circa il ruolo che rivestono fattori di rischio ambientali quali gli innumerevoli agenti cancerogeni chimici e fisici, sempre più diffusi nel nostro habitat ed a cui sono sempre più esposti i nostri bambini fin dalla vita intrauterina. I risultati terapeutici ottenuti non sono di per sé sufficienti a farci ritenere soddisfatti, né ci si può nascondere dietro giustificazioni sicuramente non applicabili al preoccupante aumento di questi tumori (stili di vita, invecchiamento della popolazione, miglioramento delle diagnosi…), anche perché sono sempre più numerosi i dati tossicologici, pre-clinici, biologici che fanno ipotizzare legami forti fra questo fenomeno e l’inquinamento ambientale. Interverrà anche la Dr.ssa Patrizia Gentilini, oncologa ed ematologa. L’incontro sarà moderato dal Dr. Ruggero Ridolfi ed il Sindaco di Forlì Prof. Roberto Balzani trarrà le conclusioni.

Info: patrizia.gentilini@villapacinotti.it

2 maggio 2010

Inceneritori: effetti sulla salute dell'uomo

Per scaricare lo studio in formato pdf cliccare qui

Pubblichiamo lo studio della Dott.ssa Gentilini (ISDE) sugli effetti degli inceneritori sulla salute dell'uomo. Ancora una volta è ribadito che:
LE PRIME VITTIME DEGLI INCENERITORI SONO I BAMBINI
LA MORTALITA' INFANTILE NELLA POPOLAZIONE CHE VIVE IN PROSSIMITA' DEGLI INCENERITORI E' MOLTO PIU' ALTA DELLA MEDIA. 

COME POSSONO LE AUTORITA' SCIENTIFICHE, NAZIONALI E LOCALI FARE FINTA DI NIENTE E NASCONDERE ANCORA LA NOCIVITA' DEGLI INCENERITORI?
Questo documento è stato inviato in cc anche al comune di Colleferro e al consorzio Gaia. 

:::::::::::



DANNI ALLA SALUTE UMANA PROVENIENTI DALL’INCENERIMENTO DEI RIFIUTI

Riassunto

          Il problema dei rischi legati all’incenerimento dei rifiuti è di cruciale attualità: tale pratica sta infatti dilagando nel nostro paese grazie ad improprie incentivazioni economiche - elargite solo nel nostro paese (CIP6, certificati verdi) - che distorcono gravemente l’adozione di corrette politiche di smaltimento dei rifiuti, a cominciare dalla loro riduzione, riuso, riciclo ecc. Il Trattato dell’UE ha vietato aiuti di Stato alle imprese. Successivamente la crisi energetica ha prodotto la Direttiva 2001/77/CE, la quale ha promosso l’energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili, definendo quali siano le fonti rinnovabili, e ha ammesso gli aiuti di Stato alle imprese interessate. I rifiuti non risultano tra le fonti definite rinnovabili dalla Direttiva 2001/77/CE e da successive direttive. Ciò nonostante l’Italia ha incluso i rifiuti tra le fonti rinnovabili, permettendo agli inceneritori che ne fanno uso per la produzione di energia elettrica di beneficiare del regime di aiuti statali (Legge n. 39/2002, art. 43; D.Lgs. n.387/2003, art. 17).
          Vorremmo inoltre sottolineare che in questa relazione verrà usato volutamente il termine “inceneritore” dal momento che la dizione “termovalorizzatore”, con cui questi impianti nel nostro paese sono comunemente indicati, è un termine di fantasia, che  non trova riscontro nel resto d’Europa, dove tutt’al più impianti di questo tipo sono indicati col termine di “inceneritori con recupero energetico”.
         L’incenerimento dei rifiuti riduce solo il volume dei rifiuti in entrata e trasforma anche materiali relativamente inerti in ingresso in rifiuti altamente tossici e pericolosi, sotto forma di emissioni gassose, ceneri volatili, ceneri pesanti, che a loro volta richiedono costosi sistemi di inertizzazione e stoccaggio. Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non quali: incremento di malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche,  bronchiti, allergie, disturbi nell’infanzia, alterato rapporto maschi/femmine alla nascita. Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda  il cancro. Segnalati aumenti di cancro a: fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella. Particolarmente significativa risulta l’associazione per: cancro al polmone, linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto sarcomi. Recenti studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile. Si sottolinea e si dimostra che anche con i “nuovi” impianti nessuna valida garanzia di innocuità può essere fornita: se non altro perchè trattandosi di “nuovi” impianti non esistono ovviamente indagini epidemiologiche idonee.
         Questi rischi sono assolutamente ingiustificati in quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative alla combustione,  già ampiamente sperimentate  e prive di effetti nocivi.
 Proseguire sulla strada dell’incenerimento non può che essere definita, come ha affermato Lorenzo Tomatis,  già direttore della Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, “ una follia” e tutto ciò rende conto della resistenza che tale prassi incontra nelle popolazioni, nella comunità scientifica e soprattutto nei medici che, con assoluta fermezza e non solo in Italia, hanno preso posizione condannando senza appello l’incenerimento.
        I medici sono ben consci che quando la scienza si è messa al servizio degli interessi economici  sono derivati distorsioni e ritardi nella presa dei coscienza dei effetti negativi della salute delle scelte operate: la lista delle “lezioni apprese in ritardo da pericoli conosciuti in anticipo” è già troppo lunga: non è proprio il caso di aggiungervi anche i guai che inevitabilmente deriveranno dall’incenerimento dei rifiuti.

Inquinanti emessi da inceneritori

            Gli impianti di incenerimento  rientrano fra le industrie insalubri di classe I in base all’articolo 216 del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994) e qualunque sia la tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante) e qualunque sia il materiale destinato alla combustione (rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali, ecc) danno origine a diverse migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo il 10-20% è stato identificato; già nel 1995 era stato pubblicato un lavoro in cui si prendevano in considerazione i soli composti organici volativi  (COV) emessi da questi impianti e solo di questa famiglia di inquinanti venivano identificate centinaia e centinaia di molecole (1).  Del resto basta pensare che con la combustione di una sigaretta si formano circa 1200 diverse molecole di cui un centinaio sono cancerogeni certi per l’uomo. Ricordiamo che la legge prevede controlli solo per alcuni di essi, per poche volte all’ anno, in regime di autocotrollo del gestore; per le diossine ad es. i controlli sono previsti per 3 volte all’anno con una durata di 8 ore, 24 ore su 8000 ore di funzionamento .
           La formazione degli inquinanti da parte di questi impianti dipende, oltre che dal materiale combusto, dalla composizione casuale dei materiali nei forni, dalle temperature di combustione e soprattutto dalle variazioni delle temperature stesse che si realizzano nei diversi comparti degli impianti, come è stato descritto anche recentemente (2): gli inceneritori sono in buona sostanza una impianto chimico che genera una quantità enorme di inquinanti e  rende, per il processo stesso della combustione,  tossico e pericoloso anche ciò che era in ingresso innocuo od inerte.  
        Fra gli inquinanti emessi dagli inceneritori possiamo distinguere le seguenti grandi categorie: Particolato - inalabile (PM10), fine (PM2.5) ed ultrafine ( inferiore a 0.1 µm) - metalli pesanti, diossine, composti organici volatili, ossidi di azoto ed ozono. Per quanto attiene il particolato le conseguenze che esso esercita sulla salute umana sono ormai universalmente riconosciute (3,4) ed è parimenti assodato che esse sono tanto più gravi quanto più le particelle sono di piccolo diametro: si pensi che l’UE valuta che siano ben 370.000 le morti causate ogni anno in Europa dal particolato fine (PM 2,5) (5).
       Gli inceneritori, a differenza di quanto si lascia comunemente intendere, sono una fonte non trascurabile di particolato: uno studio condotto in Svezia ha valutato che dal 17% al 32% del particolato PM 2.5 provenga dagli inceneritori (6) ed una ricerca del 2007, condotta a Parigi, ha evidenziato che gli inceneritori sono una delle maggiori fonti di produzione di PM 2.5, unitamente a traffico veicolare e riscaldamento (7).
       L’attenzione dei ricercatori è tuttavia sempre più rivolta a valutare il rischio rappresentato dal particolato ultrafine, quello cioè con dimensioni inferiori a 0.1 µm (8). Grazie a queste dimensioni, simili a quelle dei virus, questo tipo di particelle è in grado di superare la parete degli alveoli alveolari, entrare nel circolo sanguigno e quindi, attraverso il sangue, giungere in ogni distretto dell’organismo. Si può stimare che, in un giorno, meno di un alveolo polmonare su mille entrerà in contatto con particelle PM10, mentre un singolo alveolo entrerà in contatto con centinaia e centinaia  di particelle PM 0.1 µm. I danni che ne conseguono sono rappresentati da stress ossidativi, stato di infiammazione generalizzato, aumentata della viscosità del sangue, alterazione delle più delicate funzioni cellulari che giungono  a  danneggiare direttamente lo stesso genoma. (9,10)
        Si stanno inoltre accumulando evidenze che particelle di queste dimensioni possano arrivare direttamente, attraverso il nervo olfattivo, ai lobi frontali e che patologie neurodegenerative in drammatico aumento quali Parkinson ed Alzheimer  possano riconoscere una genesi di questo tipo. (11,12)
Per quanto riguarda gli altri inquinanti si tratta in molti casi di sostanze estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili; in particolare si riscontrano: Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene,Piombo, Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) ecc.
Un recente Report dell’OMS, svoltosi a Roma nel 2007 e dedicato alle ricadute sulla salute umana degli inceneritori  riconosce ad esempio che: “l’aumento in molti paesi della prassi dell’ incenerimento comporterà un non trascurabile aumento nella produzione di gas serra e di persistenti inquinanti tossici su scala globale” (13).
      Le conseguenze che ciascuno di questi agenti tossici a dosi anche estremamente basse e studiato singolarmente esercita sulla salute umana sono documentate da una vastissima letteratura; tuttavia tali effetti possono essere diversi e ben più gravi sia in relazione alla mescolanza che si realizza fra i diversi inquinanti nella esposizione reale, sia in relazione alla predisposizione individuale e soprattutto a seconda del momento in cui avviene l’esposizione stessa: è ovvio che gli organismi in accrescimento, i feti, i neonati, le  donne in gravidanza ed allattamento sono estremamente più sensibili.  
      A questo proposito sta sempre più emergendo nella letteratura scientifica che l’esposizione durante la vita fetale e neonatale condiziona lo stato di salute che l’individuo avrà nella vita adulta (14, 15).
      Fra i metalli pesanti emessi da inceneritori troviamo Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nickel, che sono stati riconosciuti dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) a livello 1 (ovvero cancerogeni certi per l’uomo) per polmone, vescica, rene, colon, prostata; Mercurio e Piombo, classificati con  minor evidenza dalla IARC (livello 2B), esplicano comunque gravi danni,  soprattutto a livello neurologico e cerebrale, con difficoltà dell’apprendimento, riduzione del quoziente intellettivo (QI), iperattività.
        Per quanto riguarda le diossine gli inceneritori risultano essere la prima fonte di emissione in Italia (16). La tossicità di queste molecole è elevatissima e si misura in picogrammi (miliardesimi di milligrammo). Si tratta di sostanze liposolubili e persistenti  (tempi di dimezzamento 7-10 anni nel tessuto adiposo, da 25 a 100 anni sotto il suolo) assunte per il 95% tramite la catena alimentare ( carne, pesce, latte, latticini), compreso il latte materno, che rappresenta  il  veicolo in cui esse maggiormente si concentrano. La capostipite di queste sostanze, con la maggiore tossicità e la più tristemente nota è la TCDD (2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-dioxin) o “diossina di Seveso”, riconosciuta nel 1997, a 20 anni da quel disastro, come cancerogeno certo per l’uomo ad azione multiorgano (livello I IARC) (17). Ad essa sono correlati in particolare  linfomi, sarcomi, tumori dell’apparato digerente, del fegato, delle vie biliari, del polmone, della tiroide, della mammella e della prostata (18). Esistono comunque altri 126 congeneri (molecole similari), di cui 27 hanno una sicura tossicità per l’uomo.
       Le diossina ed molti dei suoi congeneri  sono “endocrin disruptors” o “disturbatori endocrini”, così definiti per i complessi effetti esercitati sulla salute umana, in particolare sono associati a queste molecole danni all’apparato ormonale (diabete, disfunzioni tiroidee), a quello riproduttivo (endometriosi, infertilità, disordini alla pubertà),  al sistema  immunitario, nonché alterazioni dello sviluppo neuropsichico e del sistema cardiocircolatorio (19, 20). Inquietante appare inoltre la segnalazione che i danni indotti da queste molecole possano essere di tipo trans-generazionale, ovvero possano manifestarsi nelle generazioni successive in assenza quindi di una loro diretta esposizione, ma attraverso modificazioni trasmesse dalle cellule germinali  (cellula uovo e spermatozoi)  (21)  .
       Gli inquinanti emessi dagli inceneritori esplicano i loro effetti nocivi sulla salute o  perché vengono inalati, o per contatto cutaneo, o perché, ricadendo,  inquinano il territorio e quindi i prodotti dell’agricoltura e della zootecnia contaminando la catena alimentare. Questo è il caso in particolare delle diossine. Non a caso, il Decreto Legislativo 228 del 18/05/2000 stabilisce che non sono idonee ad ospitare inceneritori le zone agricole caratterizzate per qualità e tipicità dei prodotti. In diversi paesi europei ( Olanda, Spagna, Belgio, Francia) sono state segnalate contaminazioni da diossine, specie di latte e suoi derivati, in aziende agricole poste in prossimità di tali impianti.
       Del tutto recentemente anche in Italia si sono registrate contaminazioni in allevamenti siti in prossimità di impianti di incenerimento: basti ricordare quanto verificatosi nel dicembre 2007 a Brescia, ove in numerose allevamenti si è  dovuto distruggere  il latte bovino per eccessi di diossine e PCB dioxin-like, (valori che sono rientrati a norma quando non sono più stati utilizzati foraggi coltivati in loco).
Si possono anche ricordare recenti ed analoghi casi di contaminazione di prodotti alimentari, quali quelli registratisi a Maglie in Puglia o a Montale (Pt) in Toscana, dove gli accertamenti, eseguiti in seguito a massivo sforamento nel 2007 di diossine fuoriuscite dall’impianto,  hanno evidenziato pesante contaminazione da diossine e PCB su diversi alimenti (in particolare carni di pollo): questa vicenda è stata oggetto peraltro di interrogazione al parlamento europeo il 9 Aprile 2009 da parte dell’On. Umberto Guidoni.  Del tutto recentemente poi due mamme, residenti in area di maggior ricaduta dell’inceneritore di Montale, hanno volontariamente accettato di sottoporre ad analisi il proprio latte materno, a circa due settimane dal parto;  l’indagine è stata eseguita presso il Consorzio Interuniversitario Nazionale la Chimica per l’Ambiente, Via delle Industrie 21/8 di Marghera (Ve) ed il costo è stato sostenuto grazie ai fondi raccolti dal locale comitato contro l’inceneritore.
 Al di là del dato quantitativo, che mostra comunque quantità di inquinanti non certo trascurabili, risulta di particolare interesse il fatto che il profilo di 12 PCB dioxin-like (molecole diossino-simili appartenenti ai  Policlorobifenili ) ritrovati nel latte materno è del tutto sovrapponibile al profilo dei PCB emessi dall’impianto (analisi a camino di ARPA e del gestore) ed al profilo dei PCB riscontrati nella carne di pollo (vedi Fig.1). E’ difficile contestare l’evidenza che i PCB, rilasciati dall’impianto di incenerimento attraverso i fumi, ricadono nell’ambiente circostante, lo contaminano gravemente ed  entrano nella catena alimentare e persino nel latte materno.
Non va dimenticato inoltre che gli alimenti eventualmente contaminati possono essere distribuiti e consumati altrove, per cui la popolazione esposta può essere ovviamente molto più numerosa.
La stima dell’esposizione di fondo (TCDD e similari) nei paesi dell’Unione Europea è compresa fra 1,2-3.0 pg/WHO TEQ/kg pro capite; tali limiti sono già ampiamenti superati in diverse realtà e, se pensiamo che l’UE raccomanda come dose massima tollerabile 2pg/TEQ/kg/giorno , è ovvio che  qualsivoglia ulteriore esposizione porterebbe facilmente al superamento della soglia raccomandata dalla stessa Unione Europea.

                                                                        FIGURA 1:
Profilo di 12 PCB dioxin-like in:
emissioni dell’inceneritore di Montale, polli, latte umano


 

 Inceneritori e Salute Umana

         La letteratura medica segnala circa un centinaio di lavori scientifici a testimonianza dell’interesse che l’argomento riveste. Fra questi, diverse decine sono costituiti da studi epidemiologici condotti per indagare lo stato di salute delle popolazioni residenti intorno a tali impianti e/o dei lavoratori addetti e, nonostante le diverse metodologie di studio applicate ed i numerosi fattori di confondimento, sono segnalati numerosi effetti avversi sulla salute, sia neoplastici che non.  Una revisione del 2003, commissionata dal Dipartimento dell’Ambiente e dal Governo Irlandese ed effettuata dall’Health Research Board, ha concluso che:” Vi è qualche evidenza che l’incenerimento può essere associato con patologie respiratorie e che sintomi respiratori acuti e cronici sono associati con emissioni da inceneritori”  (22). Questo lavoro ha inoltre confermato che studi ben ideati hanno evidenziato la relazione  fra sviluppo di alcuni tipi di cancro  e prossimità ad impianti di incenerimento; fra i principali tumori identificati  sono compresi tumori al fegato, alla laringe sarcomi ai tessuti molli e cancro al polmone.  Questo rapporto  è accompagnato anche  da una lettera alla commissione dell’UE in cui si fa afferma che: “l’incenerimento non è la soluzione del problema dei rifiuti…esso riduce solo il loro volume, ma l’impatto sull’ambiente è significativo”.
         Una successiva accurata revisione è stata eseguita in Italia ed è stata pubblicata nel 2004 negli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità, in cui sono stati presi in considerazione 46 studi condotti con particolare rigore e si sono riscontrato rischi statisticamente significativi in due terzi degli studi che hanno preso in considerazione mortalità, incidenza, prevalenza di tumori (23).
        Gli effetti non neoplastici più segnalati sono ascrivibili soprattutto agli effetti di diossine (e più in generale degli endocrin disruptor) ed all’emissione di particolato e ossidi di azoto. Sono stati descritti: alterazione nel metabolismo degli estrogeni (24), incremento dei nati femmine e parti gemellari (25, 26), incremento di malformazioni congenite (27,28), ipofunzione tiroidea, disturbi nella pubertà (29) ed anche diabete, patologie cerebrovascolari, ischemiche cardiache, problemi comportamentali, tosse persistente, bronchiti, allergie. Un ampio studio (30) condotto in Giappone  ha analizzato lo stato di salute di 450.807 bambini da 6 a 12 anni  della prefettura di Osaka - ove sono attivi 37 impianti di incenerimento per rifiuti solidi urbani (RSU) - ed ha evidenziato una relazione statisticamente significativa fra vicinanza della scuola all’impianto di incenerimento e sintomi quali: difficoltà di respiro, mal di testa, disturbi di stomaco, stanchezza.
         Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda  il cancro: segnalati aumenti di cancro al fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella. Particolarmente significativa risulta l’associazione con cancro al polmone (31, 32), linfomi non Hodgkin (33-37), neoplasie infantili (38-41) e soprattutto sarcomi, patologia ormai considerata “sentinella” dell’inquinamento da inceneritori (42 - 45).
Le neoplasie che più appaiono correlate all’esposizione ad inquinanti emessi da inceneritori sono i linfomi non Hodgkin (LNH), i tumori polmonari, le neoplasie infantili ed i sarcomi e questi  saranno pertanto analizzati più in dettaglio.
-          Linfomi Non Hodgkin
Si tratta di patologie di  cui si è registrato un preoccupante aumento sia di incidenza  che di mortalità nonostante i grandi progressi registrati dal punto di vista terapeutico. Per quanto attiene la relazione fra i linfomi NH, alcuni degli studi più recenti che hanno evidenziato tale relazione sono:
o        lo studio condotto a Besancon (33) in cui è risultato un rischio relativo (RR) di incidenza di LNH pari a 2,3 nella popolazione residente  in prossimità di impianto di incenerimento per rifiuti ed il cui impatto ambientale è stato anche di recente riconsiderato (34)
o        alcuni studi condotti in Toscana che hanno evidenziato eccessi di mortalità   in conseguenza dell'inquinamento da diossine per la presenza di inceneritori (35,36). Questi risultati sono poi stati confermati in un’analisi condotta su 25 comuni d’Italia ove sono attivi impianti di  incenerimento:  da essa  emerge un eccesso di mortalità in media dell’8% nel sesso maschile (37). 

-          Neoplasie polmonari

Per quanto attiene le neoplasie polmonari il rischio rappresentato dall’inquinamento ambientale è ormai fuori dubbio; esso risulta in particolare correlato all’esposizione a metalli pesanti ed al particolato ultrafine: per quest’ultimo si calcola che per ogni incremento di 10 microgrammi/m3 si abbia un incremento del 14% di mortalità per cancro al polmone ( 46,47). Per quanto attiene il Rischio Relativo di mortalità per neoplasie polmonari in persone residenti in prossimità di impianti o in personale addetto, esso è risultato variabile da 2 a 6.7 ( 31, 32).

-          Neoplasie Infantili

La rarità dei tumori nell’infanzia rende di difficile realizzazione studi epidemiologici in grado di evidenziare con sufficiente potenza statistica la correlazione di tali tumori con le emissioni degli impianti di incenerimento. Restano per questo particolarmente emblematici e significativi i molteplici studi di EG Knox, che hanno messo in relazione il rischio di morte per cancro nell’infanzia con l’esposizione precoce a fonti emissive di vari inquinanti, compresi inceneritori per rifiuti: in  prossimità di impianti di incenerimento si segnala infatti  un raddoppio della mortalità per tutti i tipi di  neoplasie infantili (Rischio Relativo variabile da 2 a 2,2) ( 38-40), specie se l’esposizione era avvenuta nell’epoca prenatale. 

In un ulteriore studio, pubblicato nel 2005 (41) l’autore si è avvalso, per la valutazione delle esposizioni, delle mappe pubblicate dal National Atmospheric Emissions Inventory, relative alle emissioni di diversi inquinanti. Ciò ha permesso di analizzare l’associazione tra il rischio di morte per tutti i tumori infantili (solidi e leucemie) e l’esposizione alla nascita a numerose sostanze chimiche emesse da sorgenti puntuali ad alta intensità (hotspot), tra cui gli inceneritori. Sono stati evidenziati RR statisticamente significativi per distanze alla nascita entro 1 km da sorgenti emissive di: monossido di  carbonio, particolato PM10, Composti Organici Volatili, ossidi di azoto, benzene, ed inoltre 1-3 butadiene, diossine e benzo(a)pirene. I RR  variano da 1.92 per il benzo(a) pirene a 2,21 per le diossine, fino a 3.81 per l’1-3 butadiene. Si noti che le emissioni degli inceneritori sono caratterizzate dalla presenza di tutte quelle sostanze a cui questo studio ha associato RR >1 in modo statisticamente significativo.

Del tutto recentemente è scaricabile dal sito http://www.ukhr.org/incineration/kirklees.pdf una analisi riguardante  la mortalità infantile  nel territorio esposto alle emissioni dell’inceneritore di Kirkless, nel Regno Unito. Da questa indagine, che ha preso in esame la mortalità infantile per tutte le cause,  emerge che il tasso di mortalità negli anni 2004-2008 è, per ogni mille nati, di 1.1 nell’area sopravento e di ben 9.6 nell’area sottovento rispetto all’inceneritore, quella in cui, per azione dei venti dominanti,  maggiormente si concentrano le emissioni tossiche.

                     

Infine interessa qui far notare che si sta registrando un costante aumento delle neoplasie infantili in tutta Europa, ma particolarmente in Italia e ciò è fonte di grande preoccupazione: secondo dati riportati sulla rivista medica Lancet infatti  i tumori infantili sono aumentati in Europa negli ultimi trenta anni  di circa l’1.2% per anno da 0 a 12 anni e dell’ 1.5% dai 12 ai 19 anni (48). Purtroppo nel nostro paese la situazione è ancora più allarmante e siamo al primo posto in Europa per incremento nell’ incidenza di cancro nei bambini. Secondo i dati riferiti agli anni 1998-2002 e pubblicati nel 2008 (49) i tassi di incidenza per tutti i tumori nel loro complesso sono mediamente aumentati nel nostro paese del 2% all’anno, passando da 146.9 nuovi casi all’anno (ogni milione di bambini) nel periodo 1988-92 a 176 nuovi malati nel periodo 1998-2002. Ciò significa che in media, nell’ultimo quinquennio, per ogni milione di bambini in Italia ci sono stati 30 nuovi casi in più rispetto alla media europea. La crescita è statisticamente significativa per tutti i gruppi di età e per entrambi i sessi. In particolare nei primi 12 mesi di vita  l’ incremento è addirittura del 3.2% annuo. Tali tassi di incidenza in Italia  sono nettamente più elevati di quelli riscontrati in Germania (141 casi 1987-2004), Francia (138 casi 1990-98), Svizzera (141 casi  1995-2004). Il cambiamento percentuale annuo risulta più alto nel nostro paese che in Europa sia per  tutti i tumori (+2% vs 1.1%), che per la maggior parte delle principali tipologie di tumore; addirittura per i linfomi l’incremento è del 4.6% annuo vs un incremento in Europa dello 0.9%, per le leucemie dell’ 1.6% vs un + 0.6% e così via.
Questo dato può essere spiegato con la presenza sempre maggior nell’ambiente di agenti tossici ed inquinanti, che passano dalla madre al feto già durante la gravidanza con un processo noto come cancerogenesi trans-placentare.
L’incremento dei tumori nei bambini rappresenta l’indiscutibile segnale del drammatico peggioramento dello stato di salute dell’infanzia, come messo in evidenza, in  maniera esemplare, da un recente  film francese[1], per l’appunto proiettato in anteprima alla V Conferenza Inter Ministeriale Ambiente e Salute, tenutasi a Parma dal 10 al 12 marzo 2010.

-          Sarcomi  dei Tessuti Molli (STM)
Da numerose segnalazioni proprio i sarcomi vengono ritenuti patologie “sentinella” del multiforme inquinamento prodotto da impianti di incenerimento e sono stati  correlati  in particolare all’esposizione a diossine. Fra questi ricordiamo:
o        l’indagine condotta a Besancòn (Francia) in prossimità di un impianto con emissione di elevati livelli di diossine, che ha riscontrato un aumento di rischio di incidenza di sarcomi del +44% (42)
o        lo studio condotto a Mantova, in prossimità di un inceneritore per rifiuti industriali che ha evidenziato un Odds Ratio, di incidenza di sarcoma dei tessuti molli nei residenti  entro 2 km dall’ impianto  pari a 31.4 (43)
o        lo studio condotto in provincia di Venezia: gli impianti presi in considerazione sono stati 33 (tra inceneritori di rifiuti urbani, industriali e ospedalieri ed altre fonti emissive di diossine di origine industriale), in un territorio di circa 1/3 della provincia di Venezia con oltre 420 000 abitanti. Lo studio ha riguardato 186 casi e 588 controlli; è stata ricostruita la storia abitativa dei soggetti a partire dal 1960, così come è stata ricostruita la storia emissiva degli impianti e stimato l’inquinamento da diossine prodotto con un modello di dispersione sviluppato dall’US EPA. I risultati dello studio evidenziano un OR (statisticamente significativo) di 3.3 (entrambi i sessi) per i soggetti con più lungo periodo e più alto livello di esposizione e mostrano inoltre come il massimo rischio sia correlato, in ordine decrescente, alle emissioni provenienti rispettivamente da rifiuti urbani, ospedalieri ed industriali. L’analisi suddivisa per genere dà origine a risultati significativi per il più alto livello di esposizione (OR = 2,41 IC=1.04-5.59) per le femmine, ma non significativi per i maschi (OR=1.86 IC=0.87-3.95).I risultati di questo studio sono particolarmente importanti perché risultano da un’analisi assolutamente rigorosa per quanto riguarda la stima delle emissioni, la ricostruzione della storia abitativa, la validazione dei casi e la loro revisione diagnostica. (44)
o        Il dato dell’aumento di rischio per STS nella popolazione femminile (SIR = 1,69, stat. sign.) per esposizione a emissioni di diossina risulta anche in un altro studio di tipo geografico condotto sempre in provincia di Venezia (45), che ha utilizzato i dati provenienti dagli archivi elettronici di anatomia patologica anzichè quelli provenienti dai registri tumori dello studio prima citato.
.
Negli ultimi due anni poi, a questi studi che avevano riguardato per lo più singole e specifiche neoplasie,  se ne sono aggiunti altri due che, viceversa, hanno preso in esame  un maggior numero di patologie, riuscendo a dare quindi un quadro più realistico delle effettive ricadute sulla salute, uno di questi studi è stato condotto in Francia e l’altro in Italia e, ritenendoli di particolare interesse, ne verrano sinteticamente esposti i risultati

Studio de La Veille Sanitarie (Francia)
 
       Si tratta di una indagine particolarmente importante per estensione e robustezza di impianto, che ha posto in relazione l’esposizione ad emissioni di inceneritori con numerose patologie tumorali. Lo studio condotto in Francia (50) da La Veille Sanitarie – un’Istituzione pubblica analoga al nostro ISS - che ha preso in considerazione 135.567 casi di cancro insorti nel periodo 1990-1999 nelle popolazioni residenti nell’area di ricaduta degli inquinanti emessi da 16 inceneritori di rifiuti urbani attivi tra il 1972 ed il 1990.  Lo studio, del tipo geografico-ecologico, ha considerato l’esposizione a diossine – scelte come indicatore dell’inquinamento complessivo prodotto dagli inceneritori – che è stata stimata sulla base delle caratteristiche specifiche degli impianti ed elaborata per mezzo di un modello matematico di dispersione atmosferica. L’esposizione è stata suddivisa in diversi percentili, ed i risultati sono stati espressi sotto forma di rischi relativi confrontando il rischio di incidenza nelle aree fortemente esposte (90° percentile) con quello delle aree a minore esposizione (2,5° percentile). Le patologie tumorali prese in considerazione sono state quelle per le quali precedenti studi avevano dimostrato o evidenziato associazione positiva con l’esposizione ad emissioni da inceneritore.


I risultati, aggiornati al marzo 2008, presentano per la quasi totalità delle patologie tumorali considerate RR>1. Gli incrementi di rischio risultati statisticamente significativi riguardano:
-          tutti i cancri nelle donne            + 6%,
-          linfomi non Hodgkin                  + 12% in entrambi i sessi
+ 18% nelle femmine,
-          mieloma multiplo                      + 23% nei maschi
-          mammella                                + 9% nelle femmine

Inoltre, molto prossimi alla soglia di significatività statistica sono risultati gli incrementi per
-          sarcomi                                    + 22%
-          cancro al fegato                       + 16%
-          mielomi multipli             + 16% in entrambi i sessi


Studio Enhance Health di Coriano (Italia )

           Risultati altrettanto preoccupanti  sono quelli  che emergono dallo studio condotto nel quartiere di Coriano a Forli, nell’ ambito dello studio Enhance Health, finanziato dall’ UE (51). A Coriano sono attivi due impianti: uno per rifiuti ospedalieri ed uno per rifiuti solidi urbani. L’indagine è stata condotta con metodo Informativo Geografico (GIS) ed ha riguardato l’esposizione, secondo 4 livelli crescenti, a metalli pesanti (stimata con un modello matematico) della popolazione residente per almeno 5 anni entro un’area di raggio di 3.5 km dagli impianti. Sono stati analizzati dati di mortalità (per tutte le cause e per singole cause, per tutti i tumori e per singole neoplasie), di incidenza per i tumori ed i  ricoveri ospedalieri per singole cause. Il confronto è stato fatto prendendo come popolazione di riferimento quella esposta al minor livello stimato di ricaduta di metalli pesanti. E’ degno di nota il fatto che nello studio di Coriano sono stati indagati anche, tramite le SDO (schede di dimissione ospedaliera) altri molteplici danni alla salute. In particolare sono emersi, specie per le donne, aumenti statisticamente significativi di ricoveri per patologie respiratorie, renali, cardiache, diabete, abortività spontanea, tutti effetti già segnalati in letteratura. Complessivamente, nel sesso femminile, nei tre livelli di esposizione superiori al 1° (assunto come riferimento), si registrano solo 11 Rischi Relativi (RR) < 1 e ben 42 RR> 1. In particolare si rileva un aumento nel 3° livello di esposizione  di oltre il 200% di ricoveri per  patologie renali (RR =  3.06) e del 44%   per  abortività spontanea (RR = 1.44).
Come nello studio francese prima descritto emergono risultati particolarmente inquietanti per il sesso femminile  che vengono giustificati dagli Autori dello studio dal fatto che la popolazione femminile è più stanziale rispetto a quella maschile e quindi rimane più lungamente esposta alle emissioni tossiche degli inceneritori.
Ancor più drammatici gli eccessi (molti statisticamente significativi) sia nella mortalità complessiva che nella mortalità per tumori.  Nello specifico risulta nelle donne  sia un aumento del  rischio di morte per tutte le cause, correlato alla esposizione a metalli pesanti tra  +7%  e  +17% sia un aumento  nella mortalità per tumori. Quest’ultima aumenta nella medesima popolazione in modo coerente con l’aumento dell’esposizione dal +17% al +26% al +54% (vedi Fig. 2).
In particolare si registrano aumenti per il cancro a colon-retto, stomaco, mammella. Si può stimare che siano ben 116 i decessi in più fra le donne oltre l’atteso e che, di questi circa 70 siano avvenuti per cancro. Questa stima appare particolarmente drammatica perché si basa su un ampio numero di casi (358 decessi per cancro tra le donne esposte e 166 tra le “non” esposte) osservati solo nel periodo 1990-2003 e solo tra le donne residenti per almeno 5 anni nell’area inquinata.
Tali risultati potrebbero essere ancora di ancora maggior rilievo, qualora la popolazione di riferimento fosse realmente non esposta: infatti il livello minimo di esposizione, preso come riferimento, corrisponde ad una ricaduta stimata dei metalli pesanti compresa tra 0,61 e 1.9 ng/m3, valore certo non nullo né trascurabile.



FIGURA 2:
Studio di Coriano: mortalità per tutti i tumori nelle donne 
in funzione dell’esposizione a metalli pesanti emessi dagli inceneritori

                 

Da questo studio si evince quindi che la presenza dei due impianti ha comportato un danno globale alla salute femminile e le sintetiche “Conclusioni” di tale corposo studio appaiono davvero singolari, in quanto, a fronte di risultati così drammatici,   si afferma: “…lo studio epidemiologico dell’area di CF nell’analisi dell’intera coorte per livelli di esposizione ambientale potenzialmente attribuibili agli impianti di incenerimento (tracciante metalli pesanti) con aggiustamento per livello socio-economico della popolazione, non mostra eccessi di mortalità generale e di incidenza di tutti i tumori .Tuttavia, analizzando le singole cause, sono stati riscontrati alcuni eccessi di mortalità e incidenza da considerare con maggior attenzione. Infatti è stato riscontrato nelle donne un eccesso di mortalità per tumori dello stomaco, colon retto mammella e tutti i tumori”. E’ palese che ponendo come prima frase un commento in cui si aggrega insieme il sesso maschile (in cui non si registrano particolari eccessi) ed il sesso femminile  si ottiene una  “diluizione” dei risultati emersi e una sottostima di quelle che sono le reali condizioni di salute della popolazione esaminata.

Ed i “nuovi” impianti di incenerimento?

E’ tema ricorrente in ambito sanitario oltre che sulla stampa che con i “nuovi impianti” di incenerimento i rischi per la salute sarebbero, se non nulli, quanto meno estremamente ridotti.. Ad esempio in un recente documento della  Associazione Italiana di Epidemiologia (AIE) (52) si trova scritto:” gli impianti di vecchia generazione hanno certamente comportato l’ esposizione ambientale della popolazione residente a livelli elevati di sostanze tossiche.[……]  Studi metodologicamente robusti  e difficilmente contestabili hanno messo in evidenza eccessi di tumori riconducibili all’ esposizione a diossine”. Viceversa , i moderni inceneritori non dovrebbero comportare rischi in quanto: “le concentrazioni di molte sostanze tossiche sono notevolmente ridotte.. [….] A causa del poco tempo trascorso dall’ introduzione delle nuove tecnologie d’incenerimento e a causa delle difficoltà di condurre studi di dimensioni sufficientemente grandi da rilevare eventuali effetti delle nuove concentrazioni dei tossici emessi, non sono ad oggi disponibili evidenze chiare di rischio legato agli impianti di nuova costruzione”
Secondo i fautori di tale tesi quindi da un lato si riconosce l’indiscussa pericolosità dei vecchi impianti, dall’altro si confida che i “nuovi inceneritori” non dovrebbero destare particolare allarme; e tutto ciò è stato oggetto di vivace dibattito in ambito scientifico (53).
Tuttavia, coloro che sostengono la presunta innocuità dei nuovi impianti - non potendo portare dati epidemiologici in grado di supportare scientificamente tali affermazioni in quanto non è ancora trascorso un tempo sufficientemente lungo - giustificano le loro asserzioni su due principali caposaldi:  i “nuovi limiti “  più restrittivi alle emissioni ed il  fatto che i “moderni” inceneritori applicano le migliori tecnologie disponibili, dette BAT (Best Available Tecnology) che ridurrebbero a livelli trascurabili le emissioni inquinanti.
A proposito dei limiti normativi si fa notare che non è affatto detto che essi siano più restrittivi, come parrebbe di capire, ad esempio, dal succitato documento dell’AIE, in cui gli estensori sono incorsi, però, in un grossolano fraintendimento. Il confronto, esplicitamente citato nel documento, fra il valore di 4.000 ng/m3 per le diossine della vecchia normativa e gli 0.1 ng/m3 dell’attuale risulta palesemente errato in quanto il primo valore si riferisce alle diossine totali, mentre il secondo è riferito al valore”ponderato” come “tossicità equivalente”(TE) che riduce anche di 4 ordini di grandezza il valore grezzo della diossina, (per esempio per le OCDD e per gli OCDF) prendendo in considerazione solo le 17 specie “tossiche”. Risulta pertanto evidente che la vigente normativa non differisce in modo significativo dalla precedente ed anzi, nel caso di alcuni profili emissivi addirittura meno restrittiva (53). I campionamenti inoltre per alcuni inquinanti quali le diossine sono previsti solo poche volte all’anno e per la massima parte in regime di autocontrollo.
Per quanto attiene poi l’applicazione delle BAT rimangono tuttora aperti numerosi aspetti critici, legati alle caratteristiche dei sistemi di abbattimento, alla composizione dei rifiuti ammessi all’inceneritore, al controllo delle fasi critiche di accensione e spegnimento durante le quali i processi di combustione - e di conseguenza le emissioni - sono difficilmente controllabili, si pensi che in ogni fase di accensione e spegnimento si genera in 48 ore il 60% del totale della diossina prodotta in un anno di funzionamento a regime di legge (54) e che queste emissioni non sono conteggiate dalla normativa esistente nelle valutazioni previste per questi impianti.
Non si deve trascurare poi il fatto che la taglia assai maggiore  dei nuovi impianti rispetto ai precedenti si tradurrà in una maggiore massa di inquinanti immessi in atmosfera. Infine non va dimenticato che una maggiore efficacia dei sistemi di abbattimento delle immissioni in atmosfera determina il trasferimento degli inquinanti (in particolare i più pericolosi e persistenti) dai fumi ai rifiuti prodotti dall’incenerimento e quindi una ridislocazione nel tempo e nello spazio dell’impatto sanitario e ambientale. Infatti anche gli inceneritori cosiddetti di "ultima generazione" hanno la necessità di discariche di servizio, in ragione del 20-30% della massa dei rifiuti in ingresso a cui si aggiunge un ulteriore 3-5% di rifiuti altamente pericolosi, costituito dalle ceneri volanti e dai residui degli impianti di abbattimento.
Di recente è inoltre emerso che la quantità- assolutamente non trascurabile- di diossine presenti nelle ceneri degli inceneritori non rientra in alcun bilancio ambientale (55).
Infine una delle problematiche emergenti e più inquietanti poste dagli impianti di nuova generazione e correlata alle temperature più elevate di esercizio, è la formazione di ingentissime quantità di particolato fine (diametro aerodinamico compreso tra 0,1 e 2,5 µm)  e soprattutto ultrafine (diametro aerodinamico compreso tra 0,01 e 0,1 µm), tanto primario (quello che viene emesso come tale dalla sorgente)  quanto secondario (quello che si origina da una serie di reazioni chimiche e fisiche in atmosfera) in proporzioni ben superiori a quelle dei precedenti inceneritori. Nei confronti di questo tipo di particolato,  anche le più recenti e migliori tecnologie si rivelano inefficaci, essendo in grado, nel migliore dei casi, di trattenere solo una parte della frazione fine, mentre sono del tutto impotenti nei confronti di quella ultrafine che, è viceversa la più pericolosa, in quanto, come già in precedenza riportato,  è in grado di passare attraverso gli alveoli polmonari ed entrare nel circolo ematico, raggiungendo così tutti i distretti dell’organismo. La pericolosità del particolato ultrafine  è legata non tanto alla composizione chimica ma alla loro dimensione ed uno dei più grandi studiosi a livello mondiale di questo argomento è il Prof Vyvyan Howard, componente del Royal College of Phatologist, che anche recentemente, nel giugno 2009, ha pubblicato un documento in cui affronta in dettagliato i rischi connessi con la formazione di particolato ultrafine che si determina con l’attività dell’ inceneritore di Ringaskiddy, in Irlanda (56) 


Informazione: Problema cruciale

         Lo studio di Coriano, sopra citato (pag. 8), rappresenta un tipico esempio di comunicazione ambigua e distorta, in cui il messaggio finale appare  falsamente rassicurante e fornisce ai decisori politici l’avvallo per scelte spesso già prese in partenza. Il Prof. Lorenzo Tomatis che faceva parte del comitato scientifico dello studio, si dissociò da tali conclusioni affermando: lo studio è di tutto rispetto, ma le conclusioni che gli Enti promotori hanno tratto sono ambigue e contradditorie allo stesso tempo”.
 Lo studio di Coriano non è purtroppo il solo esempio di comunicazione mistificata ed è noto da tempo come conflitti di interesse possano condizionare le conclusioni tratte nella ricerca scientifica e biomedica. (57). Sempre a proposito di rifiuti vale comunque  la pena riportare qualche altro esempio.
Sul sito istituzionale (58)  del Governo italiano è possibile accedere ad un Piano di intervento operativo sulla salute per l'emergenza rifiuti in Campania redatto, nel maggio 2008,  dal Ministero del Welfare ed alla  cui redazione  hanno dato la loro collaborazione l’Istituto Superiore di Sanità, la Regione Campania e l’Ordine dei Medici di Napoli. Il piano prevede, tra l’altro, “la corretta informazione al pubblico su eventuali rischi per la salute derivanti dall’accumulo dei rifiuti e del loro smaltimento” e, riferendosi agli impianti di incenerimento, fornisce questo messaggio: “Gli impianti di incenerimento e termovalorizzazione (quale quello che entrerà in funzione ad Acerra) sono costruiti secondo le moderne tecnologie e non rappresentano un rischio aggiuntivo per la salute delle popolazioni residenti nelle aree circostanti. Il loro impatto ambientale è paragonabile a quello conseguente a normali situazioni di traffico urbano”.
E’ davvero stupefacente che il traffico urbano venga, a seconda di ciò che torna più utile, ora indicato come fonte precipua dell’inquinamento ora, come in questo caso, di non particolare rilievo, al fine di  sminuire l’impatto dell’inceneritore (“normale traffico urbano”). Inoltre  questa affermazione è quantomeno assai imprecisa se si osservano i dati relativi ad alcuni inquinanti, quali, ad esempio, le diossine, per le quali il traffico veicolare rappresenta una sorgente del tutto trascurabile rispetto agli inceneritori.
Dai documenti ufficiali Europei, infatti, relativamente alle emissioni di diossine (16) risultano i seguenti dati per l’Italia: 295,5 gr/anno di diossine in tossicità equivalente (TE) prodotte dagli impianti di incenerimento (pari al 64% del totale), e di questi 170,6 gr/anno (pari al 37% del totale) prodotti dai soli impianti di incenerimento per rifiuti urbani presenti in Italia ( circa 50 ), a fronte di 5,1 gr/anno ( pari all’ 1,1%) prodotti dai trasporti stradali (oltre 30 milioni di autovetture, senza tener conto degli altri autoveicoli): ogni commento appare superfluo.  Si consideri che 295,5 grammi di diossine in TE equivalgono a quasi 3 miliardi di dosi massime tollerabili annue per adulti ed ad oltre 11 miliardi di dosi massime tollerabili annue  per bambini, tenendo conto delle soglie fissate dall'OMS nel 1998 (il dato è, con  buona probabilità  sottostimato, in quanto il calcolo della tossicità equivalente dell'OMS è più cautelativo rispetto a quello previsto per le emissioni dalla vigente normativa comunitaria). 
         Un altro esempio di comunicazione mistificata è presente nel “Quaderno di ingegneria ambientale n°45 CIPA Editore” dal titolo: “Il recupero di energia da rifiuti: la pratica, le implicazioni ambientali e l’impatto sanitario -  Veronesi U, Giugliano M. Grasso M e Foà V” (59).
Con grande stupore, abbiamo constatato  che in esso  sono stati letteralmente stravolti risultati di lavori scientifici ed epidemiologici in modo da assolvere gli impianti di incenerimento, con buona pace dell’onestà intellettuale e del rigore scientifico:  qualche esempio chiarirà meglio la questione. Nel suddetto testo nel capitolo “L’impatto sanitario” a firma di Vito Foà, a pag 54-55, vengono presi in esame quattro  studi: quello di Franchini M. e altri, pubblicato sugli Annali dell’Istituto Superiore di Sanità nel 2004 (23); quello di P. Elliot  del 1996 (60), quello di Hu S.W (61) e al. e infine lo studio denominato Enhance Health (51).
Di tutti viene fatto  un utilizzo inappropriato, ma in particolare lo studio di P. Elliott, pubblicato nel British Journal of Cancer, (60) viene capovolto nel suo significato: viene infatti aggiunta una negazione alla frase in cui si afferma che il rischio per diversi tipi di cancro diminuisce via via che ci si allontana dalla fonte emissiva. Vito Foà scrive infatti: “La conclusione degli Autori è che non è stata trovata alcuna evidenza di diversità d’incidenza e mortalità per cancro nei 7.5 chilometri di raggio  studiati ed in particolare nessun declino con la distanza dall’inceneritore per tutti i tumori: stomaco,colon-retto e polmone oltre che per linfoma di Hodgkin e sarcomi dei tessuti molli.” . Peccato che nell’ originale sia scritto: Observed-expected ratios were tested for decline in risk with distance up to 7.5 km.  ... Over the two stages of the study was a statistically significant (P<0.05) decline in risk with distance from incinerators for all cancers combined, stomach, colorectal, liver and lung cancer”.  Ovvero: “ I rapporti osservati-attesi furono verificati in base al declino del rischio con la distanza fino a 7.5 km. … Dopo i due stadi dello studio c’era un declino statisticamente significativo (p<0,05) nel rischio con la distanza dagli inceneritori per tutti i cancri riuniti, stomaco, colon retto, fegato e polmone.” Quindi Foà, aggiungendo una negazione, ha capovolto il significato che emerge dai  dati del lavoro originale.
 Di questa grave scorrettezza è stata data comunicazione al British Journal of Cancer con una lettera firmata da  numerosi ricercatori e scienziati di levatura internazionale e l’Associazione Medici per l’Ambiente (International Society Doctors for Environment  ISDE Italia ) in data 20 Novembre 2009 ha fatto un comunicato stampa al riguardo (in allegato).
A questo comunicato il Prof Vito Foà ha replicato con una intervista, pubblicata il 24 gennaio u.s., sulla Gazzetta di Parma, in cui fa riferimento ad una frase diversa da quella citata nel comunicato dell’ISDE e, pur traducendola questa volta correttamente, ancora una volta la  estrapola dal contesto per farle assumere un significato ben più ampio di quello che ha. Infatti nella frase citata da Foà nell’intervista, viene fatto riferimento ad un brano in cui gli autori inglesi affermano che il loro studio “non ha trovato alcuna evidenza di diminuzione del rischio con la distanza dagli inceneritori per un numero di tumori inclusi i linfomi di Hodgkin e i sarcomi dei tessuti molli”, non si fa quindi riferimento a tutti i tumori esaminati, ma solo ad alcuni tra essi.  Ciò è chiaramente desumibile da quanto esplicitamente scritto nello stesso studio poco prima, come qui si riporta nella sua interezza:
Sulla base di risultati replicati nei due stadi del presente studio, si sono ottenuti risultati significativi per tutti i cancri insieme, per il cancro dello stomaco, del colon-retto, del fegato e del polmone. Per tutti gli altri cancri studiati, incluso laringe, naso e nasofaringe, tessuto connettivo (inclusi sarcomi dei tessuti molli), e linfomi non Hodgkin, non c’era alcuna evidenza complessiva di declino nel rischio con la distanza dagli inceneritori[2].
Il passo, citato da Foà, nell’articolo originale si limita a riprendere il secondo periodo di quello sopra riportato, mentre, per quanto riguarda i risultati relativi a tutti i cancri insieme, stomaco, colon retto, fegato e polmone, gli autori inglesi non affermano affatto – nè potevano farlo - che non c’e evidenza di declino con la distanza, perchè tale evidenza esiste e i dati oggettivi  non possono certo essere disconosciuti.
Del resto il fatto che il declino del rischio di cancro con la distanza dall’inceneritore sia un dato oggettivo, non cancellabile sulla base di fattori di confondimento residui, è confermato  da lavori scientifici pubblicati e soggetti a peer-review, primo fra tutti la revisione pubblicata sugli annali dell’Istituto Superiore di Sanità nel 2004, redatta da Franchini M, Rial M, Buiatti E, Bianchi F (23), in cui i risultati dello studio di Elliot vengono annoverati tra le associazioni positive di tutti i tumori, cancro al colon-retto, al polmone, allo stomaco ed al fegato con l’esposizione alle emissioni da inceneritori. Inoltre, in una recentissima rianalisi dei lavori che riguardano l’impatto sanitario dei sistemi di trattamento dei rifiuti, ad opera di Porta D. ed altri autori, pubblicato su Environmental Health 2009 (62), i risultati dello studio di Elliot sono valutati nello stesso modo con cui erano stati considerati nella review di Franchini, ossia come espressione di un’associazione positiva fra cancro ed inceneritori.
Ciò che aveva scritto il prof. Foà nel documento “Il recupero di energia da rifiuti: La pratica, le implicazioni ambientali e l’impatto sanitario” è pertanto cosa ben diversa da quanto riportato nell’intervista alla Gazzetta di Parma.
Desta sgomento scoprire che questi lavori “scientifici” sono quelli su cui varie Amministrazioni Pubbliche in Italia  fondano la propria scelta di  incenerire i rifiuti, senza alcuna attenzione verso le tante alternative esistenti ed immediatamente percorribili e con una drammatica sottostima  per le ricadute  sulla salute pubblica.
                Una informazione scientificamente corretta ed indipendente rappresenta uno dei principali doveri dello scienziato, in particolare di chi è deputato a tutelare la Salute Pubblica,  ed è uno dei fondamenti della democrazia come Lorenzo Tomatis, con parole più attuali che mai ci rammenta: “adottare il principio di precauzione e quello di responsabilità significa anche accettare il dovere di informare, impedire l’ occultamento di informazioni su possibili rischi, evitare che si consideri l’intera specie umana come un insieme di cavie sulle quali sperimentare tutto quanto è in grado di inventare il progresso tecnologico [………. ] .
Purtroppo la Storia ci insegna che quando la “scienza” si è messa al servizio dei poteri forti ne sono derivati guai per tutti: le lezioni del passato sono molte, ma, sembra, ancora non sufficienti (63).

Conclusioni

              La letteratura scientifica  non sgrava gli inceneritori – anche quelli di “recente generazione” – dal dubbio che tali impianti possano avere effetti anche gravi, sulla salute delle popolazioni che vivono intorno ad essi. Del resto la produzione e lo smaltimento dei rifiuti richiedono una strategia globale, che inizia dallo stile di vita delle famiglie, dalla riduzione della loro produzione fino alla incentivazione  della raccolta differenziata  finalizzata al recupero di materia. All’interno di questa strategia globale l’incenerimento diventa uno strumento superfluo, che può anzi ostacolare l’attivazione e la realizzazione di una corretta filiera di gestione dei materiali post-consumo, come si dimostra in molte realtà del nostro paese in cui la produzione di rifiuti pro capite è cresciuta di pari passo col potenziamento degli impianti. Le conseguenze gravi ed evitabili dell’incenerimento di rifiuti sulla salute hanno attivato un vasto movimento di opinione fra cittadini, associazioni ambientaliste, comitati in tutta Europa, ma in particolare in Italia ove, per una serie di illeciti contributi la combustione di qualunque materiale è incentivata con i denari dei contribuenti: questo meccanismo  è stato descritto in modo esemplare dall’ ing. Paolo Rabitti, consulente per la Procura di Napoli, nel suo libro libro “Ecoballe” (64) in cui  si dimostra come, paradossalmente, nel nostro paese,  anche a “bruciare acqua ci si guadagni”, calpestando non solo le leggi della fisica e della termodinamica, ma anche il più elementare buon senso. Purtroppo questi assurdi incentivi alla combustione sono stati anche di recente riconfermati (65) tutto ciò rappresenta un immenso business per chi gestisce rifiuti, con  intrecci economico/finanziari lucidamente messi in evidenza, specie per quanto riguarda la situazione campana, con un articolo comparso sul Ponte (66) da cui si evince come l’emergenza campana rappresenti potenzialmente il paradigma per tutto il paese.
             L’attenzione è ancor più viva oggi, dal momento che secondo Autori di rilievo internazionale (67) la combustione di una tonnellata di rifiuti, in termini di danni alla salute ed all’ambiente arriva a costare 21.2 euro. Questi costi per ogni tonnellata di rifiuti bruciati possono scendere fino a 4.5 euro se compensati con il recupero di energia (in impianti ad altissima efficienza), calore e materiali. Tuttavia il costo per la collettività, in termini di mortalità e morbilità, rimane comunque invariato.
         I medici stanno facendo la loro parte, facendo sentire con forza la propria voce: in Italia si registra la sottoscrizione di lettere e documenti da parte di medici indipendenti fra cui Lorenzo Tomatis (68); la richiesta di moratoria indirizzata dal Dott. Giancarlo Pizza, Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici dell’Emilia Romagna, a tutti i Sindaci, Presidenti di Provincia e Regione Emilia Romagna nel 2007, dopo la pubblicazione dei dati di Coriano (si ricorda che in Francia analoga iniziativa è stata assunta dalla Federazione dei Medici a livello nazionale); la Posizione della FNOMCeO (69 ); una recente monografia dell’ISDE ( International Society Doctors for Environment), un corposo testo di 250 pagine in cui vengono affrontati tutti gli aspetti (legislativi, ambientali, sanitari ecc) connessi con la gestione dei rifiuti. Questo volume è l’espressione dell’impegno totalmente gratuito di medici e ricercatori che hanno voluto mettere a disposizione delle Istituzioni, dei decisori politici e dei cittadini informazioni aggiornate, scientificamente corrette e soprattutto scevre da qualsivoglia conflitto di interesse (70).
          Anche in altri paesi d’Europa una decisa presa di posizione di Medici e Società Scientifiche non si è fatta attendere: particolarmente dettagliato ed esauriente il Rapporto dei Medici Francesi (71), quello della Società di Medicina Ecologica Britannica (72), dell’ISDE internazionale (73). Solo poche settimane fa, il 5 novembre 2009, l’oncologo francese Dominique Belpomme, Presidente della Associazione per la Ricerca e Terapia del cancro in Francia, ha dichiarato, a proposito dell’inceneritore di Parigi, che l’incenerimento è un “vero scandalo sanitario”.

Pertanto, coerentemente con  quanto sancito:
·         da art. 32 della nostra Costituzione circa il valore della Salute come Bene del singolo ed interesse della collettività
·         da art. 5 del Codice Deontologico dei Medici che riconosce l’“ambiente come un determinante fondamentale della salute” ed affida al medico il compito di  promuovere cultura civile tesa all’utilizzo appropriato delle risorse naturali, anche allo scopo di garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente vivibile..”
·          dagli obblighi istituzionali del Servizio Sanitario Nazionale circa la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di vita e di lavoro …la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell'igiene dell'ambiente naturale di vita e di lavoro...l'igiene degli alimenti, delle bevande, dei prodotti e avanzi di origine animale per le implicazioni che attengono alla salute dell'uomo”,
intendo, con questa mia relazione, offrire il mio impegno ed  offrire il mio personale impegno perché  mai un domani nessuno possa rimproveraci: ”se i medici sapevano perché hanno taciuto?”  

Dott.ssa Patrizia Gentilini
Medico Chirurgo
Specialista in Oncologia ed Ematologia
Forlì,  15 Marzo 2010