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30 ottobre 2010

MANIFESTAZIONE NO TURBOGAS

MANIFESTAZIONE “NO TURBOGAS”

Cari Signori,

solo recentemente sono arrivate agli onori della cronaca notizie più puntuali sulla Centrale di
cogenerazione termica a Ciclo combinato, altrimenti detta “TURBOGAS”, Centrale che la Società
SE.CO.SV.IM. vuole realizzare in Località IV Km, proprio al confine con il Comune di Artena.

L’Amministrazione Comunale di Artena, con deliberazione di Consiglio Comunale n. 58 del 5
ottobre 2010, ha espresso il proprio dissenso in modo deciso e categorico ad un progetto irresponsabile,
la cui realizzazione contribuirebbe ad aggravare drammaticamente una situazione ambientale già
fortemente compromessa.

I dati riportati nella Relazione epidemiologica sulla salute della popolazione della Valle del
Sacco effettuata dalla Asl RmE – Asl RmG – Istituto Superiore di Sanità (gennaio 2009), sono molto
preoccupanti:
“Alterazioni rilevanti nella mortalità complessiva e per tutti i tumori; eccesso di mortalità per malattie
ischemiche, diabete e tumori al fegato; decessi per cause respiratorie e tumori alla pleura.” “… Quadro
di mortalità e morbosità peggiore del resto del Lazio.”

Una situazione sanitaria ed ambientale già fortemente compromessa subirà il definitivo tracollo
con la costruzione di questa nuova centrale.
Le conseguenze di una scelta determinata solo dal profitto, solo dal vantaggio economico di pochi,
graveranno drammaticamente sulle generazioni future, sulla qualità della vita dei nostri figli.

Per dire NO a scelte amministrative in dispregio del diritto alla salute di ogni cittadino,
l’Amministrazione Comunale di Artena Vi invita a manifestare il vostro dissenso verso un progetto
che va a discapito della vita umana, dell'ambiente, della salvaguardia e della valorizzazione del nostro
territorio.

SABATO, 6 NOVEMBRE 2010

Ore 10.00 Raduno in Piazza G. Galilei
Corteo cittadino (Piazza G. Galilei, Via G. Marconi, Piazza R. Livatino)

PER UNA POLITICA AMBIENTALE
RISPETTOSA DEL NOSTRO TERRITORIO

Il Sindaco
Mario Petrichella

Manifestazione No Turbogas

13 ottobre 2010

Turbogas: tutti convocati

Turbogas: tutti convocati
Tutti convocati, ricercatori del cnr, consiglieri dell’opposizione, di maggioranza, tecnici della turbogas, sindacalisti, ambientalisti e assessori provinciali, regionali e comitati di cittadini. Assente non convocato, il Comune di Artena, forse per la posizione assunta nei confronti dell’impianto. La convocazione, frutto della pressione degli ambientalisti che per primi hanno soccorso i cittadini, dimostra che quando voluta, la democrazia partecipata è un percorso sempre attivabile. Solo che cercarla ora, scandita dal conto alla rovescia delle ore concesse e con l’autorizzazione già rilasciata, rappresenta tutto, tranne la restituzione del diritto leso. Metaforicamente si può affermare che il “bagno di sangue” è assicurato ed anche chi lo versa, rimangono da stabilire le modalità. Due gli scenari possibili: o revocare l’autorizzazione pagando un risarcimento super milionario a favore della Termica Colleferro, con soldi pubblici, in altre parole nostri, oppure tenere la borsa chiusa e scaricare il danno su ambiente e salute, sempre dei cittadini. Vedremo cosa sceglieranno. Per evitare che i cittadini rimangano vittime di simili procedure, stiamo valutando con i nostri legali, di sollecitare l’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Italia da parte della Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea con riferimento all’avvio delle procedure autorizzative per la turbogas, in palese violazione alla Convenzione di Aarhus, per poi chiedere alla Corte dei Conti che il danno erariale derivato dalla sanzione sia risarcito dai singoli responsabili amministrativi. Pensare che il vicolo cieco nel quale siamo stati messi, si poteva evitare con l’esercizio tempestivo del buon senso, rende ancora più amara questa vicenda. L’istallazione di fonti di energia rinnovabili, ad esempio, avrebbe ridotto il fabbisogno energetico complessivo ed azzerato, per quota parte, sia l’emissioni nocive, sia l’impiego di fonti fossili. La turbogas, presentata come la tecnologia più efficiente per produrre energia, e prevista all’interno del comprensorio industriale Secosvim produrrà elettricità e vapore, quest’ultimo, necessario principalmente all’Avio SpA. La responsabilità per un concreto miglioramento ambientale, sanitario ed energetico, se estesa anche alle imprese, determina interventi sui processi industriali al fine di renderli meno “energivori”e dunque meno impattanti. Provvedimento che, se adottato dall’Avio, avrebbe due effetti: ulteriore riduzione del fabbisogno energetico e garanzia occupazionale. Per quanto non di nostra specifica competenza, l’ultimo aspetto, offre un elemento di riflessione sia ai sindacati sia ai lavoratori. Quando un imprenditore smette di investire nella sua impresa, è sempre un segnale negativo. Il doppio ruolo, infatti, della Avio come principale consumatore di vapore da una parte e socio turbogas (per il 40%) dall’altra, ci induce a ritenere che l’operazione in atto, altro non è che un’esternalizzazione dei costi. Si abbattono i costi del vapore e aggiungono i ricavi, fuori del “core business” aziendale, della vendita dell’energia elettrica. Uno scenario che spianerebbe all’impresa, la strada per una futura delocalizzazione. L’incremento del 1150% di potenza elettrica, in una situazione di consumo che rimane stabile, è un altro elemento che il buon senso avrebbe potuto intercettare sollevando almeno un interrogativo. Una maggiore attenzione, inoltre, nella lettura dello Studio di Impatto Ambientale, redatto dalla società proponente, avrebbe permesso l’individuazione di altri punti meritevoli di approfondimento. Per esempio, tra pag. 58 e 61 si legge “ si quantifica in 18 t/h il fabbisogno di vapore alle utenze del consorzio”, successivamente “ Data la notevole estensione del comprensorio non esiste una rete di raccolta delle condense. Tuttavia la Centrale è predisposta per poter ricevere le condense, fino al 100% del vapore inviato, qualora in futuro fosse realizzata la rete di raccolta. La Centrale inoltre è predisposta per servire una futura rete di teleriscaldamento” ed infine, “ Come detto precedentemente la Centrale è predisposta a riutilizzare, reintroducendola nel ciclo termico, l’acqua di condensa di ritorno dal comprensorio, fino al 100% del vapore inviato, qualora in futuro fosse realizzata la rete di raccolta”. Alla faccia dell’efficienza energetica ! questo appare un inutile e clamoroso spreco di ben 18 tonnellate/ora di vapore. Sempre sullo studio, pag. 81 si evince che la quantità annua emessa di monossido di carbonio aumenterà nonostante la diminuzione della sua concentrazione nei fumi di scarico, sorprende che nessun Ente locale abbia sentito la necessità di approfondire quest’aspetto chiedendo una riduzione percentuale quantitativa almeno pari a quella delle concentrazioni, avallando, di fatto, emissioni nocive a scopo di lucro. Sempre sul monossido di carbonio a pag. 150 dello studio ci si limita a presentare il dato triennale rilevato dalla centralina posta in Via Oberdan, ma non si riportano le previsioni nello scenario di progetto. Lo studio riporta l’oggettivo incremento complessivo dei fumi emessi nello scenario di progetto, ma sorvola sulla quantità di anidride carbonica (CO2) e sul particolato fine e relative conseguenze sanitarie, che invece meritano specifici approfondimenti. Sull’incremento di CO2 occorre ricordare l’esistenza di un protocollo d’intesa sottoscritto da molti Comuni della provincia che si sono impegnati a perseguirne la riduzione. Nel caso di specie, con una mano si sottoscrive un impegno e con l’altra si contraddice. Il confronto vero, però, non è sul piano tecnologico, ma culturale. E’ tra due letture diverse dello stesso problema. L’una enfatizza la necessità di produrre energia, l’altra propone la sostenibilità dei consumi attraverso l’efficienza energetica, il rispetto e difesa di ambiente e salute e ponendo attenzione all’uso razionale delle risorse, che non sono infinite, da lasciare alle future generazioni ed è a quest’ultima che come ambientalisti siamo orientati.. Non trascurabile inoltre, è il probabile costo, a totale carico pubblico, del danno sanitario ed ambientale causato dalle emissioni dell’impianto che stimiamo essere mediamente di circa 350.000,00 euro l’anno. Paradossalmente se la “bolletta” energetica dell’azienda al netto degli interventi sopra citati di riduzione del fabbisogno, fosse inferiore al danno, converrebbe offrire un contributo per risparmiare soldi pubblici e sofferenze ai cittadini, oppure richiederli all’azienda per i futuri impieghi. Per ultimo, ma non per importanza, è il danno patrimoniale che la prossimità dell’impianto al recente insediamento abitativo, recherà ai residenti. I tecnici della turbogas minimizzano, in tal caso non dovrebbe costituire un problema il rilascio di garanzie reali a favore dei residenti, nell’eventualità, si verifichi il danno. Ci appelliamo, dunque, a tutti i cittadini, associazioni e forze politiche che non intendo consolidare una cultura insostenibile a danno dei cittadini violandone i diritti, a sottoscrivere la petizione popolare che in questi giorni ha preso il via nei Comuni di Artena e Colleferro

Le Associazione ambientaliste del territorio

5 ottobre 2010

Esclusivo: ecco le prime immagini della nuova centrale turbogas di Colleferro


La giornata
Terminato dopo le 15:00 il tavolo tecnico iniziato ieri mattina presso il comune di Colleferro, alla presenza dell’assessore provinciale all’ambiente, Michele Civita, l’Arpa Lazio, il CNR, i rappresentanti sindacali, consiglieri di maggioranza e opposizione, rappresentanti di Avio e della società Termica Colleferro che andrà a realizzare la nuova centrale in località IV KM, i rappresentanti dei cittadini e delle associazioni ambientaliste. Unico assente la Regione Lazio.Dibattito animato a giudicare dal tono di voce che si percepiva all’esterno denominato da un obiettivo comune a molti, quello di far sospendere i lavori di realizzazione della centrale almeno per un mese, il tempo minimo per rimettere tutto in gioco e per far compiere a CNR e Istituto Superiore di Sanità i dovuti accertamenti sul luogo scelto. Questo hanno chiesto i cittadini e l’opposizione consiliare. “L’assoluta disinformazione operata dall’Amministrazione comunale ci spinge a ripercorrere a ritroso un iter dove è mancato il diretto coinvolgimento della popolazione e del Consiglio comunale tutto – ha detto il deputato e capogruppo in Consiglio comunale del Pd Renzo Carella. E’ necessario almeno un mese di tempo per accertare la verità su questo progetto che ci sembra piovuto addosso dall’oggi al domani. Vogliamo sapere anzitutto – ha aggiunto Carella – se la centrale in costruzione sostituisca gli impianti esistenti o va ad aggravare un territorio già martoriato da scelte industriali e amministrative sbagliate. Lo vogliamo sapere dai tecnici e dagli esperti del Cnr e dell’Istituto Superiore della Sanità a cui abbiamo chiesto di avviare uno studio. Poi c’è la questione dei cambi di destinazione d’uso in vista del piano regolatore generale. Da tempo si vocifera di nuove speculazioni edilizie sui terreni della Secosvim. Vogliamo anche qui chiarezza una volta per tutte – continua Carella. Chiederemo all’Avio e alla Secosvim di restituirci quella parte di verde che ci è stato tolto per risarcire i cittadini della massiccia produzione industriale di interi decenni”.
La proposta del sindaco
“Darò incarico, oggi stesso, al CNR e a La Sapienza di Roma di effettuare uno studio sul progetto della centrale e per questo chiederò all’azienda di sospendere i lavori per altri 10 giorni, il tempo di dar modo ai tecnici di esaminare la documentazione”. Questa la posizione del sindaco e dei rappresentanti della maggioranza. “Tutto ciò solo ad ulteriore garanzia dei cittadini – precisa il Sindaco -, anche se mi fido del lavoro fatto fin qui dalla Regione e dalla Provincia”. Da questi enti, infatti, sono state date le autorizzazioni (VIA e AIA, ovvero Valutazione impatto ambientale e Autorizzazione integrata ambientale), necessarie a permettere la realizzazione dell’impianto in questione, una centrale di cogenerazione a ciclo combinato pensata per sostituire il vecchio impianto a combustione, più obsoleto, che attualmente serve alcune delle principali aziende del territorio.
L’Assessore Civita ha detto che la Provincia non ha deciso la localizzazione e il tipo di impianto ma, per competenza, ha dato il parere favorevole “per la tecnologia utilizzata che è tra le migliori che ci sono oggi sul mercato”, sottolineando che il rilascio dell’AIA è “legato all’esercizio e alla tutela della salute dei cittadini”.
Il progetto spiegato dalla Termica Colleferro
La società che sta realizzando l’impianto, la Termica Colleferro, come già fatto su queste pagine ribadisce la posizione. “Siamo di fronte una nuova centrale moderna, meno inquinante in sostituzione di quella esistente – affermano – del tipo a cogenerazione ad alto rendimento una tecnologia avanzata che permette di produrre contemporaneamente calore (sotto forma di vapore) ed energia elettrica, usando una sola fonte combustibile (il gas metano), con risparmio di costi e minore impatto ambientale. Il progetto risponde ai requisiti previsti dal Protocollo di Kyoto. Abbiamo tutte le autorizzazioni e non comprendiamo il motivo di tale cambiamento di rotta. In questo modo potremmo coinvolgere anche le imprese del territorio e di conseguenza forza lavoro.
Il nuovo impianto è collocato in modo baricentrico rispetto all’attuale sito produttivo, che nel corso degli anni si è concentrato nella zona ovest del comprensorio, mantenendo il pieno rispetto delle normative che tutelano la sicurezza nelle aree con lavorazioni speciali, che qui vengono eseguite.
In allegato alcune immagini tridimensionali del progetto della nuova centrale. Nella costruzione della nuova centrale saranno coinvolte le imprese del territorio per tutta la durata dei lavori, prevista in un anno e mezzo. Una volta in esercizio, e con una permanenza in servizio di 20/30 anni, la nuova centrale garantirà non solo il mantenimento dei posti di lavoro del personale tecnico attuale, ma anche il ricambio generazionale con l’immissione di giovani tecnici con competenza impiantistica. Le tecnologie avanzate impiegate nel nuovo impianto rappresentano poi uno stimolo all’adeguamento tecnico per le ditte locali specializzate nel campo delle manutenzioni, che saranno chiamate a rispondere alle esigenze operative della centrale.
Mentre dentro si sbattevano i pugni, in piazza Italia, sotto la pioggia gli studenti e giovani dell’UGI hanno attivato la loro protesta, dicendo No categorico alla centrale.”Vogliono costruire una centrale turbogas tra Colleferro e Artena – dicono i manifestanti – Tutta la procedura è andata avanti da quasi un anno nel più totale silenzio della nostra amministrazione. Finalmente, dopo il più completo dissenso degli abitanti della zona e di parte della cittadinanza di Colleferro, e l’opposizione ferrea del comune di Artena, il sindaco di Colleferro è stato costretto ad aprire un tavolo di discussione. I lavori sono bloccati fino a oggi (ieri per chi legge ndr) ma noi chiediamo che vengano sospesi fin quando non si troverà una soluzione alternativa. Il comune non ce la racconta chiara con questa decisione di acconsentire allo spostamento della centrale Avio e con essa di tutto l’indotto industriale, che cosa si nasconde dietro? Perchè non ci fanno assistere all’incontro? Non ci stiamo ad accogliere un altro mostro a Colleferro dove già c’è discarica che deve sempre chiudere e che non chiude mai, un termovalorizzatore che funziona malissimo, tutte le fabbriche, e ora anche una nuova e più grande centrale che deve vendere la corrente all’Enel per guadagnarci sopra?”

25 settembre 2010

Colleferro: basta inquinamento, no alla turbogas del IV Km

Salve a tutti.

Vi invitiamo a diffondere il volantino in allegato.


16 marzo 2010

TURBOGAS: retuvasa dice NO!

Il presidente di RETUVASA Valleriani ribadisce il NO FERMO dell'associazione per il nuovo progetto di centrale a turbo gas da installare tra Colleferro e Artena.

Ennesimo esempio della poca lungimiranza dell'amministrazioni sul tema delle energie pulite e rinnovabili.

Altro inquinamento, altri tubi kilometrici...

Ennesimo esempio del primato dell'interesse privato su quello pubblico.

NO ALLA TURBOGAS

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NO TURBO GAS