Tutto in 70 chilometri
Il sito di Roncigliano e del potenziale impianto di gassificazione rientrerebbe più ampiamente in un quadro estremamente preoccupante per la sostenibilità ambientale e sanitaria dell’intera area metropolitana con accenti estremi per la realtà dei Castelli Romani. Convoglierebbe infatti a distanza di soli 65 chilometri in linea d’aria, le emissioni del gassificatore di Malagrotta, del termovalorizzatore di Colleferro (recentemente alle cronache per termocombustione di rifiuti tossici e successivo sequestro con arresti), la costruenda centrale turbogas di Aprilia, l’autorizzato gassificatore di Albano Laziale, l’aeroporto civile/militare di Ciampino, l’aeroporto militare di Pratica di Mare e, infine, a modestissima distanza da un impianto di incenerimento di materiale organico/alimentare collocato a tre chilometri dal sito di Roncigliano e situato nella frazione di Valle Ariccia all’interno del territorio del Parco Regionale dei Castelli Romani. Quest’ultimo in piena area agricola e a metà strada tra l’abitato della frazione Cecchina (frazione che verrebbe direttamente gravata dal gassificatore del Co.E.Ma) e del centro storico di Ariccia. Il mix di particolato, diossine ed emissioni varie sarebbe non coerente se rapportato ad una simile ridotta superficie sulla base di impianti il cui impatto diretto è nell’ordine di decine di chilometri ciascuno.
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20 maggio 2010
29 aprile 2010
Addio Inceneritori: rapporto IEFE - Bocconi
Pubblichiamo con piacere il rapporto IEFE - Bocconi: analisi economica della gestione rifiuti con vari metodi.
Piano piano, anche in Italia si inizia a valutare la "desiderabilità
economica" di un investimento in politiche di RIFIUTI ZERO!
Il documento è disponibile in fondo a questo post o cliccando qui
Molto interessante. Buona lettura.
Cordiali Saluti Gianluigi Salvador
Rifiuti - Rapporto IEFE Bocconi Rifiuti 3
Piano piano, anche in Italia si inizia a valutare la "desiderabilità
economica" di un investimento in politiche di RIFIUTI ZERO!
Il documento è disponibile in fondo a questo post o cliccando qui
Molto interessante. Buona lettura.
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Gentili interlocutori,
invio in allegato questo nuovo interessante documento della IEFE Bocconi sull'analisi economica della gestione rifiuti con vari metodi. Per la prima volta si compie una analisi comparata su diversi tipi di gestione dei rifiuti solidi urbani, includendo la Raccolta Differenziata PaP al 50/65/75% che sfociano poi nel TMB (trattamento meccanico biologico e CDR) e la Raccolta Differenziata PaP all'85% (PC85 - "Rifiuti Zero" - pag. 74-79) con supporto del compostaggio domestico e produzione di "sabbia sintetica" e sua valorizzazione (pag. 27-28-29 e 61) attraverso il metodo CRRV - (Centro di Ricerca e Riciclo di Vedelago - pag 43) e suo flusso per produrla (pag 21).Il metodo PC85 (p 15) e gli indicatori dei suoi vantaggi (pag 16) come risulta anche dalle conclusioni, risulta il migliore per i recuperi eccezionali di materia (pag 53, 59-60) per i costi bassi di raccolta (pag 54), i costi industriali di trattamento e i costi esterni (pag 55, 62) con richiamo anche al programma EU /ExternE/ per calcolare questi costi esterni sanitari/economici.(pag 44).A pag 46 e 47 sono enfatizzati tutti i vantaggi del riciclo, che ha una soglia critica del 50% che si supera solo col PaP però considerato più costoso (anche se poi, come detto in precedenza, è contraddetta questa affermazione). Il PaP è valido solo se oltre il 70% e con bassi residui da smaltire di RUR , che è preferibile smaltire in discarica.Per i metodi di gestione più scadenti a cassonetto stradale e domicilare, che hanno bisogno per i residui di trattamento TMB e di produzione di CDR (pag 9, 63) che è opportuno brucialo in impianti industriali come i cementifici, meglio se vicini sotto gli 80 km) ed a pag 48-49 si confrontano i vantaggi economici di sostituzione CDR- carbone coke.Comunque come dice anche Guido Viale (pag.73), "gli scenari P75 e PC85 sono modellati tenendo a mente la realtà che, secondo molti osservatori, rappresentano la punta avanzata della gestione dei rifiuti in Italia, dimostrando non solo la fattibilità ma anche la desiderabilità economica di puntare verso un "azzeramento" dei rifiuti".Oramai si comincia a riconoscere come voincolanti i costi esterni (Politecnico di Milano col progetto del TCV del Gerbido) ma anche del Riciclo Totale con attenzione alla Riduzione, Riuso, Riparazione e Ricerca di miglioramento dei prodotti di scarto, come in questo studio.E' tempo che si comincino a sviluppare progetti in questo senso come ha fatto l'ing. Massimo Cerani per la provincia di Trento, e come stanno facendo molte realtà italiane ed estere, di diverse dimensioni, perchè il metodo PC85 è econbomico e flessibile (questo mese l'azienda municipale di Prato), per tutelare la salute e la biodiversità.Questa crisi ambientale, sociale ed economica, profonda, strutturale e irreversibile, lo richiede come una delle prime priorità.
Cordiali Saluti Gianluigi Salvador
Rifiuti - Rapporto IEFE Bocconi Rifiuti 3
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27 aprile 2010
Presentazione Rapporto Rifiuti urbani 2009
Roma, 28 aprile, Auditorium ISPRA, via Curtatone 7
Presentazione Rapporto Rifiuti urbani 2009
Convegno
Dati importanti quelli forniti nel Rapporto prodotto e divulgato dall'Istituto ogni anno; elaborato dal Dipartimento stato dell’Ambiente e metrologia ambientale-Servizio Rifiuti, dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Il Rapporto conferma l’impegno dell’ISPRA e delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente affinché le informazioni e le conoscenze relative ad un importante settore, quale quello dei rifiuti, siano
a disposizione di tutti per fornire un quadro completo sul ciclo di gestione dei rifiuti in Italia.
Risultati e tendenze che evidenziano come l’andamento della produzione dei rifiuti urbani può essere legato a diversi fattori socioeconomici.
Dove finiscono i rifiuti urbani? Il Rapporto, corredato di grafici e spiegazioni fornisce tutti i dati relativi allo smaltimento: raccolta differenziata, discarica,
incenerimento, recupero, le Regioni italiane mostrano differenze di gestione anche notevoli tra Nord, Sud e Centro Italia, ma da interpretare con le dovute considerazioni.
17 aprile 2010
IL CICLO DEI RIFIUTI: POTENZIALITA’ E RISCHI
INVITO ALL’INCONTRO PUBBLICO
IL CICLO DEI RIFIUTI:
POTENZIALITA’ E RISCHI
POTENZIALITA’ E RISCHI
Buone pratiche per una migliore qualità di vita
24 Aprile 2010, ore 17.00 – Colleferro (RM)
Sala Ludus – retro Chiesa di S. Barbara –
Via Leonardo Da Vinci
Registrazione partecipanti ore 16:00
Sono passati circa 10 anni dall’inaugurazione degli inceneritori di Colleferro, da quei giorni di tensione sociale che hanno visto nascere quello che sarebbe diventato ben presto il principale centro di incenerimento di tutto il Basso Lazio e punto di riferimento per tutta l’Italia.
Questo convegno nasce dalla consapevolezza che in 10 anni si è fatto molto poco, a livello locale ma soprattutto a livello nazionale, per avviare un serio e costruttivo dibattito sul tema della produzione e gestione di rifiuti e dei relativi effetti sulla salute umana.
Un dibattito che stenta a decollare nonostante le raccomandazioni dell’Unione Europea che con numerose direttive richiama tutti gli Stati Membri a considerare l’incenerimento come ultima pratica di smaltimento. Una pratica oramai obsoleta da dismettere in favore di una più lungimirante politica di Riduzione, Riuso e Riciclo dei rifiuti. Un dibattito, quello italiano, che sfiora il ridicolo se si pensa che che i famosi contributi alle energie rinnovabili e assimilate (il c.d. CIP6) vanno a finanziare anche la costruzione e il mantenimento stesso degli inceneritori, i quali, senza questo aiuto, risulterebbero assolutamente antieconomici. Cip6 che andiamo a pagare con il 6% sulle nostre bollette di fornitura di energia elettrica. Il tutto a discapito di energie alternative oramai mature come eolico, solare e geotermico.
Dopo i fatti di Marzo 2009 (25 indagati e 13 arresti per la criminosa ed irresponsabile gestione dei rifiuti destinati agli impianti di Colleferro) e le pressioni che su tutto il Lazio sta avendo la lotta per il nuovo inceneritore di Albano, è palpabile una crescente preoccupazione della cittadinanza di tutta la Valle del Sacco. Complice anche lo scandalo alla diossina di Anagni e del nuovo progetto di Car Fluff, sempre ad Anagni, per il quale a breve ci sarà la Conferenza dei Servizi definitiva.
Una cittadinanza che si pone preoccupanti interrogativi su una politica territoriale in netta controtendenza con gli altri Paesi industrializzati, che stanno gradualmente abbandonando l’incenerimento. L’Italia invece è sempre più protagonista, al terzo posto in Europa per numero di impianti (oltre 50) e a Colleferro è in programma l’apertura di un impianto di Trattamento Meccanico Biologico che prevede il 34% del rifiuto entrante destinato alla preselezione di CDR e quindi all’incenerimento oltre al mantenimento della discarica di Colle Fagiolara come discarica di servizio.
È in questo contesto sociale ed ambientale che RETUVASA sente l’esigenza di organizzare un incontro pubblico, per dare voce ad illustri sostenitori di un’alternativa che può e deve diventare realtà.
Un’alternativa che pone al centro i bisogni e la salute dell’uomo e che si domanda, seria e preoccupata, quali siano gli effetti di PM10 e nanopolveri, diossina e scorie che inevitabilmente un inceneritore produce.
Una giornata di incontri e dibattiti a cui sono invitati a partecipare e ragionare insieme cittadini, medici e operatori del settore.
PROGRAMMA
Registrazione partecipanti ore 16:00
Apertura dei Lavori
Alberto Valleriani – Presidente Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Proiezione del video “Fatti e misfatti sugli inceneritori di Colleferro”
Come una corretta gestione dei rifiuti elimina gli sprechi
Roberto Pirani – Rappresentante per la regione Lazio della Rete Nazionale Rifiuti Zero
Gli effetti dell’incenerimento sulla salute dell’uomo
Dott.ssa Patrizia Gentilini – Responsabile dei rapporti con i comitati dei cittadini dell’Associazione Medici per l’Ambiente – I.S.D.E.
Esempi di una corretta gestione della filiera dei rifiuti: il caso Capannori
Alessio Ciacci - Assessore alle politiche ambientali del comune di Capannori (LU)
Il porta a porta nella Provincia di Roma
Ing. Claudio Vesselli - Dirigente del Servizio 1° "Gestione rifiuti" - Dipartimento IV° "Servizi di Tutela Ambientale" della Provincia di Roma.
Interventi
Conclusioni
Sono invitati a partecipare:
Amministrazioni pubbliche, medici, cittadini, associazioni e imprenditori
Ciclo dei rifiuti: potenzialità e rischi - Presentazione
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4 aprile 2010
Rapporto rifiuti ISPRA: ancora nulla!
Da quattro mesi si attende che sia reso pubblico il Rapporto rifiuti curato dall’Ispra, l’ente, ora commissariato, vigilato dal ministro Prestigiacomo. Anche la presentazione del 30 marzo è stata cancellata.
ll Rapporto rifiuti, forse il più importante dei compiti istituzionali riservati all’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), ente vigilato dal ministero dell’Ambiente e attualmente commissariato, è scomparso nel nulla. O, meglio, giace nei cassetti del ministro Prestigiacomo e dei vertici dell’Istituto. Il documento, che fino all’edizione dell’anno scorso conteneva tutti i dati relativi a questo delicato settore, dalla produzione di rifiuti urbani a quelli speciali, passando per la pianificazione territoriale e i rifiuti elettronici, doveva essere presentato l’altro ieri, 30 marzo, invece la sua pubblicazione è stata rinviata, ancora una volta, a “data da destinarsi”. Il tutto, dopo che la notizia era già uscita sulle agenzie di stampa. Un breve annuncio sul sito dell’Istituto (scomparso dopo pochi giorni) ha notificato la cancellazione dell’evento.
Negli anni passati il rapporto veniva presentato a dicembre dell’anno cui era riferito; dunque, stavolta si è già in ritardo di quattro mesi, in un momento in cui almeno tre regioni (Lazio, Sicilia e Campania) sono ancora in piena emergenza spazzatura.
Il documento poi serve soprattutto a comuni, province e regioni, che avendo a disposizione dati completi e aggiornati possono fare scelte più consapevoli. Sull’argomento è intervenuto Massimiliano Bottaro, uno dei portavoce dei precari Ispra che nei mesi scorsi hanno occupato il tetto della sede di Casalotti: «Non siamo in grado di dire se i motivi del rinvio siano tecnici o di altro genere, ma sicuramente il ritardo nella presentazione del documento impedisce che le amministrazioni pubbliche e i cittadini italiani siano correttamente informati sulla situazione rifiuti nel paese, e contribuisce a dare un’idea dell’Ispra totalmente sbagliata, quella di un ente che non è in grado di svolgere i suoi compiti istituzionali e può quindi essere ridimensionato senza problemi». Sicuramente non è una buona pubblicità ad un Istituto per cui già in passato si è parlato di smantellamento e che da due anni è commissariato da prefetti di cui non sono note le competenze ambientali.
Il ritardo nella presentazione del report, secondo voci raccolte in ambienti del ministero, potrebbe essere legato al timore che uscissero dati politicamente scomodi in piena campagna elettorale, magari sulla regione del ministro Prestigiacomo, la Sicilia, già protagonista l’anno scorso di una performance disastrosa. Di sicuro l’autonomia dell’Ispra, già messa pesantemente in discussione dal regolamento all’esame del Parlamento, è sempre più a rischio, mentre sembra che durante le vacanze pasquali usciranno i concorsi per i posti di capo dipartimento, ormai vacanti da tempo. Chissà se serviranno a rendere l’Istituto meno acefalo, dal punto di vista scientifico se non amministrativo.
fonte: http://www.noinceneritorealbano.it
ll Rapporto rifiuti, forse il più importante dei compiti istituzionali riservati all’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), ente vigilato dal ministero dell’Ambiente e attualmente commissariato, è scomparso nel nulla. O, meglio, giace nei cassetti del ministro Prestigiacomo e dei vertici dell’Istituto. Il documento, che fino all’edizione dell’anno scorso conteneva tutti i dati relativi a questo delicato settore, dalla produzione di rifiuti urbani a quelli speciali, passando per la pianificazione territoriale e i rifiuti elettronici, doveva essere presentato l’altro ieri, 30 marzo, invece la sua pubblicazione è stata rinviata, ancora una volta, a “data da destinarsi”. Il tutto, dopo che la notizia era già uscita sulle agenzie di stampa. Un breve annuncio sul sito dell’Istituto (scomparso dopo pochi giorni) ha notificato la cancellazione dell’evento.
Negli anni passati il rapporto veniva presentato a dicembre dell’anno cui era riferito; dunque, stavolta si è già in ritardo di quattro mesi, in un momento in cui almeno tre regioni (Lazio, Sicilia e Campania) sono ancora in piena emergenza spazzatura.
Il documento poi serve soprattutto a comuni, province e regioni, che avendo a disposizione dati completi e aggiornati possono fare scelte più consapevoli. Sull’argomento è intervenuto Massimiliano Bottaro, uno dei portavoce dei precari Ispra che nei mesi scorsi hanno occupato il tetto della sede di Casalotti: «Non siamo in grado di dire se i motivi del rinvio siano tecnici o di altro genere, ma sicuramente il ritardo nella presentazione del documento impedisce che le amministrazioni pubbliche e i cittadini italiani siano correttamente informati sulla situazione rifiuti nel paese, e contribuisce a dare un’idea dell’Ispra totalmente sbagliata, quella di un ente che non è in grado di svolgere i suoi compiti istituzionali e può quindi essere ridimensionato senza problemi». Sicuramente non è una buona pubblicità ad un Istituto per cui già in passato si è parlato di smantellamento e che da due anni è commissariato da prefetti di cui non sono note le competenze ambientali.
Il ritardo nella presentazione del report, secondo voci raccolte in ambienti del ministero, potrebbe essere legato al timore che uscissero dati politicamente scomodi in piena campagna elettorale, magari sulla regione del ministro Prestigiacomo, la Sicilia, già protagonista l’anno scorso di una performance disastrosa. Di sicuro l’autonomia dell’Ispra, già messa pesantemente in discussione dal regolamento all’esame del Parlamento, è sempre più a rischio, mentre sembra che durante le vacanze pasquali usciranno i concorsi per i posti di capo dipartimento, ormai vacanti da tempo. Chissà se serviranno a rendere l’Istituto meno acefalo, dal punto di vista scientifico se non amministrativo.
fonte: http://www.noinceneritorealbano.it
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