CONTROLLO EMISSIONI INCENERITORI E CEMENTIFICIO DI COLLEFERRO
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11 dicembre 2010

Acquisto Selva di Paliano - Mola Piscoli, svolta per la Valle del Sacco

L’avvio dell’iter amministrativo, ormai apparentemente inarrestabile, per l’istituzione del Monumento naturale de La Selva di Paliano e Mola Piscoli su tutti i 470 ettari de La Selva, e la delibera di Giunta regionale n.354 con cui il Lazio si impegna ad acquistare l’area, utilizzando i fondi già stanziati in bilancio, a partecipare alle aste giudiziarie per La Selva, nonché a mantenere l’integrità della stessa, segnano un evento di straordinaria importanza per la Valle del Sacco. “L’istituzione del Monumento naturale de La Selva di Paliano era uno dei punti salienti della nostra Piattaforma programmatica 2010, considerato il valore naturalistico del sito e la sua posizione di cerniera tra la ancora incontaminata macroarea che si estende da Olevano romano a Paliano, e la macroarea più esposta storicamente all’inquinamento, che si snoda lungo il corso del Sacco da Colleferro in poi. Questo traguardo è ormai a un passo, grazie alla sinergia maturata nel tempo tra istanze avanzate dall’associazionismo (in primo luogo va ricordato Il Grillo Parlante onlus) e alcune amministrazioni a tali istanze più sensibili” – così Francesco Bearzi, Coordinatore Retuvasa Provincia di Frosinone.
“Doveroso ricordare - prosegue Bearzi - che l’iter per la costituzione del Monumento naturale fu avviato dall’Assessorato all’Ambiente nella scorsa legislatura regionale. Fu uno dei pochi provvedimenti importanti di una gestione complessivamente assai deludente dell’emergenza della Valle del Sacco. Ma è ora senza dubbio merito dell’Amministrazione Sturvi, e tra gli altri del responsabile del Progetto Selva Vincenzo Romagnoli, l’aver trovato determinazione, lucidità e motivazione necessarie a spingere verso la conclusione l’iter per salvare e rivalutare La Selva. Va riconosciuto inoltre all’attuale Giunta regionale di aver pienamente corrisposto le attese di un’Amministrazione che oggi a Paliano si impone come uno dei punti di riferimento della Valle del Sacco per progettualità orientata verso la salvaguardia ambientale e la promozione del turismo”.
“Ora è auspicabile - afferma Alberto Valleriani, Presidente Retuvasa - che il Master Plan elaborato da BIC Lazio e ARP venga implementato con il coinvolgimento delle associazioni che per conoscenza storica del sito e specifiche competenze sono in grado di valutare la correttezza dei progetti sinora concepiti, nonché di avanzare nuove proposte. Per ciò garantiamo la nostra piena disponibilità. In prima istanza, possiamo dirci perfettamente d’accordo su una valorizzazione turistica - che l’Amministrazione di Paliano sta promuovendo anche con altre iniziative - compatibile con il valore naturalistico de La Selva. Consigliamo invece molta cautela per quanto riguarda i progetti di impianti a biomassa, anche di limitata potenza, in quanto potrebbero innescare dinamiche difficilmente controllabili nel medio-lungo periodo. Tra l’altro, pare auspicabile anche coordinare tale Master Plan con quello presentato da Andreas Kipar per l’intera Valle del Sacco, nel quadro dell’azione promossa dall’assessore all’Ambiente della Provincia di Frosinone Fabio De Angelis”.
“Ma soprattutto, alla luce di questa vittoria ambientale di sapore epocale, bisogna riconsiderare tutti gli iter amministrativi che investono il limitrofo Comune di Colleferro, che in materia ambientale potrebbe cercare di prendere esempio da Paliano. E’ evidente che non ha senso concepire accanto a un Monumento naturale l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico previsto dal Piano rifiuti Marrazzo e confermato da quello Polverini, che riceverebbe 125.000 tonnellate annue di materiali, selezionandoli in contrasto con la gerarchia dei rifiuti stabilita dalle direttive europee, e risultando sostanzialmente funzionale al ciclo dell’incenerimento con la preselezione di CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti). Ancor meno senso avrebbe prolungare la vita della discarica di Colle Fagiolara, situata di fronte a La Selva, per cui l’8.5.09 (prot. n. 85440) la Giunta Marrazzo ha deliberato un ampliamento sino a 1.500.000 di metri cubi.
Diciamo ancora grazie a chi ha contribuito a raggiungere questo splendido risultato, ma per certi versi il lavoro comincia adesso. Come al solito - conclude Valleriani - siamo pronti a intessere sinergie positive tra tutte le forze ‘verdi’, a correggere criticamente o a coadiuvare propositivamente l’operato delle Amministrazioni”.
Ufficio stampa Retuvasa
11.12.10

ALLUMINIO, FERRO, BARIO, CADMIO, CROMO, MERCURIO, PIOMBO, VANADIO, ZINCO

Pubblichiamo il comunicato stampa inviato dall'Unione Giovani Indipendenti dopo i gravi fatti del 18 Novembre!

Questi sono gli elementi trovati, dopo l'analisi datata 18 novembre e commissionata da privati cittadini ad un laboratorio chimico specializzato, 
in un sospetta polvere nera che, non di rado, compare su davanzali e auto di una Colleferro appena sveglia.
 Queste analisi non hanno fatto altro che confermare nuovamente e inequivocabilmente la pericolosità dell'aria che respiriamo in questo luogo.
 Ricordiamo che suddetti metalli pesanti sono altamente tossici tossici e cancerogeni; possono provocare patologie cliniche di estrema gravità, soprattutto per l'apparato respiratorio e cardiocircolatorio.

Le ipotesi della provenienza di questa coltre (perchè non stiamo parlando di un pò di polvere) nera è probabilmente da ricondurre alle ciminiere che Colleferro vanta di avere
:
 gli inceneritori e il cementificio, data la zona circoscritta nella quale la "polvere nera" si è depositata maggiormente (Colleferro scalo, il colosseo, colle S.Antonino). 
A una settimana di distanza dalla manifestazione in cui studenti e cittadini sono scesi in piazza e hanno espresso categoricamente il loro dissenso nei confronti di un'amministrazione latitante quando si parla di difendere la salute dei propri cittadini, ecco l'ennesimo prevedibile scandalo.
Invitando tutta la cittadinanza a manifestare attivamente le proprie preoccupazioni e disapprovazioni, ci uniamo, così, al coro di voci cittadine, descritte dal "Quotidiano Sera", che definiscono i responsabili e chi di dovere a sorvegliare e a protteggerci, ASSASSINI!
UGI (Unione Giovani Indipendenti)

18 novembre 2010

Dichiarazioni politiche sul ciclo dei rifiuti

Comunicato Stampa Retuvasa


Dichiarazioni politiche sul ciclo dei rifiuti



Leggiamo con estremo interesse le prese di posizione della politica sul ciclo dei rifiuti riguardanti Colleferro, GAIA e la discarica di Colle Fagiolara.



Apprendiamo che uno dei possibili candidati a sindaco per le prossime amministrative di Colleferro notifica l’intenzione di chiudere la Discarica di Colle Fagiolara in caso di elezione. Naturalmente da accogliere positivamente. Ma non è il caso di dimenticare che sono anni che questo impianto di conferimento rifiuti deve chiudere; tra deroghe, proroghe, piani rifiuti, ciò non è mai avvenuto. Anzi sono state autorizzate volumetrie tali da rendere la discarica funzionale almeno per un altro decennio.



Vorremmo ricordare ai lettori che il precedente Piano dei rifiuti e l’autorizzazione per il cosiddetto “riordino” della discarica sono stati concessi da una giunta regionale dello stesso orientamento politica del candidato a sindaco prima menzionato.



Ci si è accorti di avere fatto qualche “piccolo” errore? Lo si ammetta, allora. Oppure è semplice opportunismo politico?



Facciamo anche notare che è in pieno iter autorizzativo l’impianto di trattamento meccanico biologico (TMB), che dovrebbe collocarsi nelle immediate vicinanze del sito di discarica, e che prevede a servizio l’utilizzo della stessa. Quindi è indispensabile opporsi anche all’autorizzazione di tale impianto, che non avrebbe più motivo di esistere senza la discarica.



Abbiamo già espresso a più riprese la nostra contrarietà all’impianto di TMB, non perché siamo ostili a tali impianti in linea di principio, ma in quanto tale progetto è in netta contrapposizione alle direttive europee, in quanto di fatto solo minimamente funzionale al recupero dei materiali e utile per lo più alla preselezione di CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti) da inviare gli inceneritori.



Se l’impianto TMB non fosse costruito, gli impianti di incenerimento di Colleferro dovrebbero ricevere CDR da altre regioni. A questo punto sono necessarie alcune riflessioni. E’ mai stato affrontato un serio piano di sostenibilità economica degli impianti di incenerimento? E’ mai stato preso in esame il rapporto tra energia prodotta ed energia necessaria per la produzione di CDR + energia per il trasporto + energia per il funzionamento degli inceneritori stessi? E’ ancora valido un ciclo dei rifiuti incentrato su conferimenti in discarica e inceneritori? La raccolta differenziata è centrale per un ciclo dei virtuosi virtuoso, ma a parte la positiva introduzione del Centro di Riciclo di Colleferro, è attualmente assistita da tutti i necessari impianti di selezione, riciclo e riuso? Perché nessun candidato a qualunque poltrona propone mai un serio progetto di riduzione dei rifiuti alla fonte?



Noi abbiamo le nostre risposte, ma ci piacerebbe riceverle pubblicamente da chi in questo momento sta cavalcando politicamente la questione, da una parte e dall’altra, in funzione della prossima tornata elettorale.

La nostra non è da considerarsi la solita polemica, ma una sollecitazione ad instaurare un percorso chiaro e trasparente, senza giocare sulle solite promesse ai babbei, di cui abbiamo le tasche piene.



Per par condicio, solleviamo delle serie perplessità sull’interessamento del primo cittadino di Roma sulle sorti di GAIA e sulla base d’asta per l’acquisto della stessa. Non entriamo in questa sede nel merito di quanto dovrebbe costare l’acquisizione dell’ex consorzio pubblico. Diciamo, con molta semplicità, che i cittadini dei Comuni della provincia si sono stancati di essere servitù della Capitale. Non pensi la politica di Roma di poter tranquillamente portare altri rifiuti qui da noi, qualora la discarica di Malagrotta dovesse chiudere i battenti, in attesa di un nuovo sito che nessuno, a giusta ragione, vorrà mai. Questa volta si alzeranno le barricate. Un territorio più volte ferito e umiliato troverà la forza della disperazione per respingere ulteriori attacchi ai propri diritti.



Ci si conceda infine questa piccola provocazione: nessuno prenderebbe in seria considerazione l’opportunità di un paio di inceneritori a Piazza Venezia o di una discarica accanto al Colosseo. Ma ci spiegate, politici romani, perché deve apparirci naturale un ciclo dei rifiuti a Km Zero a Colleferro?



Colleferro, 17.11.2010



Ufficio Stampa Retuvasa

15 novembre 2010

Sul Convegno e il Master Plan “Energia di un territorio”

Comunicato Stampa      
                                             Sul Convegno e il Master Plan “Energia di un territorio”


Il convegno “Energia di un territorio”, promosso dalla Fondazione Kambo, ha rappresentato un evento di grande rilievo per la crescita della coscienza collettiva: un futuro diverso per la Valle del Sacco, che nasca dal punto di incontro tra istituzioni e associazioni di categoria produttive e coniughi il risanamento ambientale alla green economy,  è possibile, anzi necessario. Retuvasa ha preso parte all’evento - bene ricordarlo - non in quanto partner e dunque relatore, ma, come Legambiente, a titolo di associazione ambientalista nazionale o regionale coinvolta nel Laboratorio Fondamenti, preliminare al Master Plan stesso.

Ciò è avvenuto nello spirito di nobile comunione di intenti in direzione della Salvaguardia del Creato, o semplicemente della nostra terra, promosso dall’ispiratore di tutto il progetto, il Vescovo di Frosinone Ambrogio Spreafico, a cui esprimiamo sentito riconoscimento. Che estendiamo all’infaticabile operato del consigliere delegato della Fondazione, Daniela Bianchi; alla autentica sensibilità per lo sviluppo sostenibile - noi diremmo la “qualità della vita” - dimostrata in particolare dall’assessore all’Ambiente Fabio De Angelis e dal presidente di Confindustria Lazio Maurizio Stirpe, dal presidente della CIA Frosinone Mario Mancini.

Il Master Plan finale si deve a LAND. L’architetto Andreas Kipar ha saputo offrire una penetrante immagine della Valle del Sacco, gravida di potenzialità. L’altissima competenza paesaggistica e bioarchitettonica di Kipar riesce a raccogliere l’eredità del territorio, a interpretarla nel complesso e difficile presente, disegnando il futuro nel segno di una nuova bellezza del territorio, che è insieme forma e contenuto.

Come sempre sostenuto nel Laboratorio Fondamenti, il Master Plan non è un punto di arrivo, ma di partenza. La via maestra è tracciata, ma i dettagli del progetto vanno definiti con grande attenzione e anche cautela, come ricordato più volte dallo stesso Kipar e da Confindustria Lazio.

Nei prossimi incontri dei Laboratori, ribadiremo quanto espresso in passato: attenzione a non aprire in alcun modo all’idea che energie rinnovabili e biomasse possano proliferare sul territorio in maniera incontrollata. La diffusione delle energie rinnovabili sul territorio, di per sé assolutamente indispensabile, ed anche inarrestabile, non deve naturalmente avvenire nei termini di consumo indiscriminato del suolo e di terreni agricoli fertili. La prospettiva corretta, come ha ricordato in veste di relatore al convegno Gianni Lisi, delegato da tutte le associazioni di categoria dell’agricoltura, è il risanamento agro-ambientale delle aree oggetto di emergenza, non la loro lottizzazione energetica. Ricordiamo al proposito il Piano di risanamento agro-ambientale nato dalla sinergia di CIA, Coldiretti e Retuvasa, presentato pubblicamente dall’assessore all’Ambiente Fabio De Angelis appena un mese fa.

Non è forse superfluo ricordare anche che il fotovoltaico si presta in particolare come copertura di edifici civili e produttivi, in aree dismesse (come le cave menzionate da Kipar), in terreni non fertili. I girasoli e altre colture funzionali ai biocarburanti non devono sottrarre terreni all’agrozootecnia tradizionale. Esiziale, in termini di emissioni, rischierebbe di essere poi la filiera della biomassa del pioppo. Ottima in particolare, come riconosciuto dalle stesse associazioni dell’agricoltura, la parte dello studio di fattibilità dell’ENEA (pp.180-231) riguardante la produzione di biogas dalla digestione anaerobica del letame.

Sottolineiamo infine l’importanza di un progetto da noi presentato nel corso del Laboratorio Fondamenti e apprezzatissimo dall’intero tavolo, in particolare da Confindustria Lazio, quello degli eco distretti industriali. Citato appena nell’attuale versione del Master Plan, rimane naturalmente centrale per il risanamento ambientale della Valle del Sacco e lo sviluppo sostenibile.

Vogliamo concludere con un accenno alla questione dell’aeroporto di Frosinone. Bene ha detto Maurizio Stirpe: è un progetto vecchio e incompatibile con il Master Plan. Nel corso di un breve e cordiale colloquio chiarificatore, il presidente della Provincia Antonello Iannarilli ci ha rassicurato lo scorso venerdì circa l’assenza di legami tra il vaglio della fattibilità tecnica di un piccolo aeroporto e l’approvazione della Variante ASI aeroportuale. Ribadendo che l’aeroporto si farà solo se ci saranno le condizioni. Riguardo a ciò, come abbiamo detto al presidente, sulla base delle ripetute bocciature da parte dell’ENAC, siamo abbastanza fiduciosi non si corra alcun rischio.

Valle del Sacco, 15 novembre 2010

Ufficio Stampa Retuvasa

30 ottobre 2010

Lettera aperta al Presidente della Provincia di Frosinone

Comunicato Stampa Retuvasa – CIA Frosinone
Lettera aperta al Presidente della Provincia di Frosinone
Antonello Iannarilli

Egregio Presidente,

ci troviamo in grande difficoltà nell’esprimere un giudizio sulla politica ambientale promossa dalla Giunta che Lei presiede, in quanto, specie in quest’ultimo mese, essa sembra una sorta di Giano bifronte.
All’inizio, l’impressione è stata quella di un autentico ‘cambio di passo’ rispetto alle amministrazioni precedenti: maggiore sensibilità per le istanze dell’agricoltura, del turismo, del risanamento ambientale, rispetto a quelle di un’anacronistica industria ad alto impatto ambientale, di progetti infrastrutturali o logistici inessenziali e insostenibili, di lottizzazione indiscriminata del territorio.
Ultimamente, la Provincia non sembra più in grado di testimoniare una linea di politica ambientale unitaria e coerente.
Infatti, da una parte si accumulano e crescono una serie di risultati rilevanti e anche senza dubbio sorprendenti in positivo, frutto in primo luogo dell’operato dell’Assessore all’Ambiente e Vice Presidente Fabio De Angelis, il cui attivismo e la cui determinazione ci sembrano preziosi quanto rari. La bocciatura, per motivazioni tecniche sostenute da una nuova politica ambientale, dell’inceneritore di car fluff ad Anagni e dell’impianto di smaltimento amianto di Villa Santa Lucia. Lo smascheramento di una serie di illegalità legate al ciclo dei rifiuti provinciale. E ancora, l’attenzione e il fattivo interesse per: il controllo delle emissioni e i siti potenzialmente inquinati; un progetto che invochiamo da anni per l’intera Valle del Sacco, quello degli ecodistretti industriali, - che ha ricevuto un chiaro consenso da parte di Confindustria Lazio - capace non solo di promuovere il risanamento ambientale, ma anche la green economy e la stessa ripresa industriale; una revisione cum grano salis del distretto agro-energetico, nel contesto di un efficace Piano di risanamento agro-ambientale, sostenuta anche dalla Coldiretti; l’opportuna estensione dell’area emergenziale della Valle del Sacco fino a Falvaterra (è proprio di ieri la notizia, che abbiamo salutato con grande favore, della firma del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che la istituisce); un maggiore dialogo con il mondo delle associazioni (nei prossimi giorni si costituirà la Consulta provinciale per l’Ambiente).
Mentre tutto ciò va esattamente nella direzione che noi e - ci sentiamo di dire – pressoché tutti gli ambientalisti della provincia e le associazioni di categoria dell’agricoltura auspicano, Lei pare ultimamente prestare attenzione ad esigenze di tutt’altra natura.
Il progetto dell’aeroporto di Frosinone, ripetutamente bocciato - sulla base di pubbliche motivazioni cogenti e insuperabili in termini di sicurezza, rotte di volo e incompatibilità ambientale - dagli enti tecnici, in primis l’ENAC e l’ENAV, da ultimo in maniera clamorosa nel corso della conferenza dei servizi regionale del 28 ottobre 2009, riprende quota in certi ambienti provinciali. Non La capiamo più. Lei ci sembrava aver espresso giustificate e ragionevoli perplessità sul valore di tale progetto, e anche avanzato l’ipotesi che nascondesse operazioni speculative. E non può che essere così, visto che la stampa il 26 settembre 2010 richiama la cronaca giudiziaria quando si riferisce agli imprenditori interessati al Project financing sull’aeroporto di Frosinone. Ora, invece, in queste ultime settimane il Suo portavoce più volte dichiara alla stampa l’interessamento della Provincia per un “serio progetto aeroportuale” e addirittura il 5 ottobre 2010 dichiara la disponibilità “a collaborare con il centrosinistra, e con il consigliere regionale Francesco Scalia”. Altro che ‘cambio di passo’…
Nel frattempo, quattro giorni fa, si apprende sulla stampa di un Protocollo d’intesa firmato da Lei e dal Presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale di Frosinone - imprenditore di vaglia da cui ci aspettiamo qualcosa di meglio - per velocizzare le procedure di esproprio relative alle future aree industriali. Siamo dunque tornati esattamente agli stessi intrecci legati alle lottizzazioni del territorio promossi dalle amministrazioni provinciali precedenti? Tale Protocollo d’intesa, al di là delle sue conseguenze con ogni probabilità potenzialmente esiziali in sé e per sé, potrebbe forse anche costituire una sorta di trampolino di lancio per quello che forse è l’unico vero e concretamente perseguibile obiettivo del progetto dell’aeroporto di Frosinone, ovvero la variante ASI aeroportuale, che muterebbe la destinazione d’uso di 300 ettari sul territorio di Ferentino e Frosinone, consegnandole a potenti lobby, con tutti i rischi di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.
Per questo La invitiamo a rimanere fedele allo spirito originario carico di promesse con cui la legislatura provinciale si era aperta. L’ambiente non si difende avendo da una parte un vice presidente che opera grandi cose e dall’altra un presidente di carattere che ultimamente pare quasi si arrenda alle lobby che bussano alla porta.
Con residua fiducia,

Alberto Valleriani
Francesco Bearzi
Mario Mancini

Valle del Sacco – Anagni/Ferentino, 30.10.2010

Ufficio Stampa Retuvasa

29 ottobre 2010

Estensione area emergenziale sino a Falvaterra: comunicato stampa

Comunicato Stampa 29.10.10
Estensione area emergenziale sino a Falvaterra

L’estensione dell’area emergenziale sino a Falvaterra rappresenta finalmente la posizione di una premessa strutturale, di una condizione non sufficiente ma necessaria, per risolvere l’inquinamento della Valle del Sacco. La Rete per la Tutela della Valle del Sacco ha sempre cercato di unire territori diversi per Provincia e per tradizione, ma accomunati dalla stessa situazione ambientale, legati al destino dello stesso fiume. Oggi la nostra precisa richiesta di un’estensione dell’area emergenziale sino alla confluenza del Liri trova riscontro. Non possiamo non accogliere con grande favore questo passo delle istituzioni: la Presidenza al Consiglio dei Ministri, il Ministero all’Ambiente, l’Ufficio commissariale. Un particolare riconoscimento va al tenace operato in questa direzione dell’assessore all’Ambiente della Provincia di Frosinone, Fabio De Angelis. 

Valle del Sacco – Anagni/Colleferro, 29.10.2010

CS_Retuvasa_Valle Del Sacco_Estensione Area Emergengenziale Fino a Falvaterra_291010

11 ottobre 2010

CS Retuvasa: il risanamento delle Valle del Sacco

Comunicato Stampa
     Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 CIA Frosinone
 Coldiretti Frosinone
      Sul documento presentato dalla Provincia
        per il risanamento agro-ambientale della Valle del Sacco

Il presidente della CIA Frosinone Mario Mancini, il direttore provinciale della Coldiretti Frosinone Gianni Lisi e, per la Rete Tutela Valle del Sacco, il coordinatore del tavolo tecnico provinciale per il risanamento agro-ambientale Francesco Bearzi e il presidente Alberto Valleriani, esprimono grande soddisfazione per il documento presentato dalla Provincia, nella persona dell’assessore all’Ambiente e vice presidente Fabio De Angelis, nel corso della conferenza stampa Provincia-Arpa del 7.10.10, dedicata alle emergenze relative al risanamento ambientale del Frusinate.
Tale documento, infatti, accoglie quanto maturato in sei mesi di lavoro del tavolo tecnico provinciale, grazie in primo luogo al contributo del Dipartimento di Produzioni Animali della Facoltà di Agraria dell’Un. della Tuscia, del preside della stessa Facoltà Bruno Ronchi e del dott. Pier Paolo Danieli, dello stesso dipartimento.
Dopo anni in cui le istituzioni di rappresentanza politica hanno sostanzialmente latitato nell’affrontare l’emergenza della Valle del Sacco, la Provincia di Frosinone, grazie soprattutto all’instancabile attività del suo assessore all’Ambiente e vice presidente, comincia a inquadrare correttamente le azioni prioritarie per il risanamento agro-ambientale, con la concreta volontà di porle in essere. Ci auguriamo che tale atteggiamento responsabile e fattivo sia condiviso da tutte le altre istituzioni, che spesso appaiono condizionate da logiche estranee a quelle del risanamento ambientale e della promozione dell’agro-zootecnia, i cui destini sono legati a doppio filo.
Il documento presentato dalla Provincia di Frosinone, pubblicato integralmente su alcuni quotidiani e on-line, elegge come punto di riferimento per il risanamento agro-ambientale il Programma presentato dal Dip. di Produzioni Animali dell’Un. della Tuscia al tavolo tecnico provinciale dello scorso 2 settembre. Tale programma propone tempi ragionevoli per la determinazione scientifica delle migliori strategie da adottare per accelerare la degradazione del beta-HCH presente nella fascia contaminata del fiume Sacco, incentrandosi sulle potenzialità offerte dalle colture microbiche e dalle piante foraggiere, mediante pratiche di phyto-remediation (azione combinata di microbi del suolo e piante), e da alcuni metodi di lavorazione del terreno. Non viene trascurata la valutazione delle pratiche già messe in atto (pioppi e girasoli), ma a differenza del passato si intendono apprezzare tali risultati sulla base delle loro concrete possibilità, non in base a una aprioristica predilezione per lo sviluppo di filiere agro-energetiche presentanti seri rischi per le tradizionali attività agro-zootecniche, al contrario dei processi di digestione anaerobica (biogas dal letame).
Ottime anche le proposte di azione immediata avanzate dall’assessore all’Ambiente provinciale, tra cui sottolineiamo l’estensione dell’area emergenziale fino a Falvaterra; la pressione della Provincia per lo sblocco immediato dei finanziamenti riconosciuti agli allevatori danneggiati e non ancora erogati, e per l’adeguatezza dei futuri finanziamenti; l’impegno per la vigilanza del rispetto della proibizione di attività agro-zootecniche nella fascia interdetta; l’impegno per il corretto riconoscimento del valore di mercato dei prodotti agro-zootecnici locali e per la promozione delle eccellenze produttive; la proposta di un coordinamento con la Provincia di Roma per la promozione degli ecodistretti industriali nell’intera Valle del Sacco.
Anagni/Frosinone, 10.10.10 
 
Francesco Bearzi
Mario Mancini
Gianni Lisi
Alberto Valleriani

1 ottobre 2010

Precisazioni sui termini per le osservazioni al progetto per impianto di TMB a Colleferro

Comunicato Stampa
Precisazioni sui termini per le osservazioni al progetto
per impianto di TMB a Colleferro


In relazione alla nostra comunicazione precedente sui termini per la presentazione delle osservazioni avverso il progetto di impianto di Trattamento Meccanico Biologico proposto da Agensel presso l’Ufficio di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Lazio il giorno 20 Agosto 2010, segnaliamo che i termini per le osservazioni sono più ampi.
A fine comunicato avevamo indicato 45 giorni come termine ultimo a partire dalla data di presentazione, che sarebbero scaduti il 4 Ottobre. In realtà tale indicazione aveva tenuto conto dell’avviso on-line del Comune di Colleferro, che faceva erroneamente riferimento all’art. 29 della Legge 152/2006. Questa legge però è stata modificata dal Decreto Legislativo n.4 del 16 Gennaio 2008 “Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale”, pubblicato nella G. U. 29 gennaio 2008, n. 24, che all’art. 24 – comma 4 riporta: ‘Entro il termine di sessanta giorni dalla presentazione di cui all'articolo 23, chiunque abbia interesse può prendere visione del progetto e del relativo studio ambientale, presentare proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e valutativi’. Quindi il termine per la consultazione e le osservazioni scadrà il 19 Ottobre 2010. Per chiudere, vorremmo puntualizzare al Comune di Colleferro che i termini di 45 giorni per le osservazioni sono per le verifiche di assoggettabilità, non per le istanze di procedure integrate di Valutazione di Impatto Ambientale e Autorizzazione Integrata Ambientale.
Cogliamo l’occasione per informare che da un’approfondita lettura dello Studio di Impatto Ambientale relativo al progetto si evince che l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) in questione forse non può dirsi degno di questo nome, in quanto si tratta sostanzialmente di un impianto di preselezione di Combustibile Derivato da Rifiuti (CDR), funzionale al mantenimento in vita degli inceneritori di Colleferro. L’unico reale recupero dei materiali si avrebbe per le parti ferrose e non ferrose (6%). Inoltre la Frazione Organica Stabilizzata, che costituisce circa il 38% del flusso in uscita, avrà la funzione di compost per la copertura dell’attuale discarica di Colle Fagiolara, o per la copertura di siti contaminati, o ancora per la preparazione di CDR. Di fatto il TMB previsto non prevede una raccolta differenziata appropriata a monte, né sistemi di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio, che sono priorità della gerarchia dei rifiuti definita dalle Direttive Europee.
Ci domandiamo infine come sia possibile far coesistere una discarica con una futura Area protetta, e probabile Monumento Naturale, come la Selva di Paliano, per la quale ci sono determinazioni di spesa della Regione Lazio finalizzate alla promozione e valorizzazione del sito.
Mettiamo queste nostre indicazioni a servizio dei cittadini e delle amministrazioni che intendano adoperarsi per invertire una filosofia obsoleta di trattamento dei rifiuti.
Giusto ieri la Commissione Europea ha aperto al riguardo una prima fase di procedura di infrazione contro l’Italia per violazione della normativa europea sullo smaltimento dei rifiuti, specificando che in mancanza di azioni correttive saranno possibili sanzioni pecuniarie e che tutte le regioni indicate in precedenza come non conformi si sono adeguate, tranne il Lazio.

Valle del Sacco - Colleferro, 01.10.2010

27 settembre 2010

APRE LO SPORTELLO RECLAMI ACQUA PUBBLICA AD ANAGNI

COMUNICATO STAMPA

In collaborazione con la Rete per la Tutela della Valle del Sacco, ha aperto lo scorso sabato ad Anagni lo Sportello Reclami Acqua Pubblica.
L’iniziativa è coordinata dal Forum Acqua Pubblica di Frosinone, che lo scorso 11 settembre 2010 ha tenuto una giornata di formazione presso il circolo Arci Evelyne di Anagni.
Lo sportello sarà per il momento il punto di riferimento per tutta l’area nord della provincia di Frosinone, e si trova in via San Michele 21, presso la sede dell’associazione culturale Humanitas.
L’orario provvisorio di apertura al pubblico è sabato 10-12.30 e 15-18.
Lo sportello offre consulenza gratuita sull’interpretazione delle fatture, sul calcolo delle somme effettivamente dovute ad Acea Ato 5, sulla presentazione di eventuale ricorsi nei confronti del gestore.

Valle del Sacco - Anagni, 27.9.2010

Ufficio Stampa Retuvasa

Osservazioni all’impianto di Trattamento Meccanico Biologico di Colleferro

Comunicato stampa          


Il 25 Aprile 2009 l’amministrazione comunale di Colleferro, nel corso della trasmissione “Ambiente Italia”, in diretta nazionale, affermò che la responsabilità del riavvio degli inceneritori di Colleferro, dopo il sequestro per i fatti di Marzo, spettava alla Regione Lazio.
Nei giorni scorsi, durante un incontro pubblico con i cittadini al IV° Km, la stessa amministrazione ha sottolineato che la responsabilità dell’autorizzazione della centrale a turbogas AVIO va attribuita alla Provincia di Roma.
A questo punto sorge spontanea una domanda. Un’amministrazione che non ha poteri decisionali sul proprio territorio, al punto da subire passivamente progetti che potrebbero avere pesanti impatti ambientali, ricadenti sulla salute della collettività, serve veramente a qualcosa?
Il 20 Agosto 2010 la società Agensel del gruppo GAIA ha presentato lo Studio di Impatto Ambientale per il progetto sull’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (di seguito TMB), di fronte alla discarica di Colle Fagiolara. Tale studio prevede che  il 25% del Rifiuto Solido Urbano entrante sia destinato a preselezione di Combustibile Derivato da Rifiuto (CDR) per l’incenerimento; gli impianti di Colle Fagiolara potrebbero dunque rimanere attivi per altri 30 anni a servizio dello stesso TMB.
Per tale progetto, l’Amministrazione di Colleferro si è espressa positivamente in Consiglio Comunale (deliberazione n.5 del 12 Febbraio 2010),  controdeducendo le nostre osservazioni. La posizione che ne risulta circa il ciclo dei rifiuti pare interpretare in modo soggettivo la direttiva della Comunità Europea sulla gerarchia del rifiuto, che prevede agli ultimi posti il recupero per produzione di energia e l’utilizzo di discariche, e invece ai primi il recupero, il riciclo e il riuso.
E’ opportuno in tal senso che le amministrazioni, a tutti i livelli, si facciano carico di produrre un nuovo piano dei rifiuti regionale rispondente alle direttive europee, soprattutto alla luce dei rapporti annuali ISPRA, che evidenziano il mancato rispetto delle previsioni, in particolar modo sulla raccolta differenziata.
Chiediamo pertanto che le amministrazioni limitrofe al territorio di Colleferro si rendano parte attiva nella presentazione di osservazioni al progetto TMB presso gli uffici regionali di Valutazione di Impatto Ambientale entro i 45 giorni previsti dalla legge. La Rete per la Tutela della Valle del Sacco mette a disposizione il proprio archivio documentale per facilitare tale compito.

Valle del Sacco - Colleferro, 27.09.10 

Ufficio Stampa Retuvasa 

25 settembre 2010

CAR FLUFF ANAGNI: IL TAR BOCCIA RICORSO MARANGONI

Il Tar del Lazio sede di Roma, con ordinanza n. 4135/2010 ha confermato in sede cautelare la decisione presa dalla Conferenza dei Servizi del 14 giugno 2010, sul diniego alla richiesta della Marangoni Tyre di Anagni di bruciare nel suo inceneritore il c.d. car fluff, rifiuto classificato come “speciale e pericoloso”.

Viene quindi confermata, per la prima volta nella Valle del Sacco, l'applicazione del “principio di precauzione” nella gestione dei rischi ambientali, sancito dalla Comunità Europea e recepito come principio fondamentale nel nostro Codice dell'Ambiente.

A questo principio il TAR si è richiamato, recependo anche dal punto di vista giuridico quanto i comitati e le Associazioni hanno sempre richiesto con il loro impegno civile, battendosi ed informando la comunità in ogni angolo di strada.

Si è trattato di una decisione che, anche se non definitiva, è di grandissima importanza per il futuro della vicenda, perchè già affronta i temi sostanziali riconoscendo che le motivazioni espresse dalla conferenza dei servizi del giugno scorso sono state puntuali ed adeguate, cosicchè non viene accolta nemmeno la richiesta della società di nominare un consulente d'ufficio per verificare gli atti della conferenza.
Ed ancora, altro aspetto di grande soddisfazione per le Associazioni, dai Giudici viene riconosciuto che la decisione della conferenza dei servizi non determina un rischio occupazionale, perchè non incide sulla possibilità di proseguire le attività attualmente in corso. E questo conferma che la posizione delle Associazioni non è mai stata contro l'occupazione, ma solo a difesa del bene primario della salute, per i residenti e per i lavoratori stessi.

L'impegno profuso per vivere in un territorio privo di nocività sta dando i primi importati frutti, segno di una inversione di tendenza di cui i cittadini debbono essere fieri, e che debbono essere di monito a tutti coloro che sino ad oggi hanno visto la Valle del Sacco come terra di razzia e malversazione.

Si conclude così una settimana che ha un valore fondamentale per il territorio, caratterizzata anche dall’offensiva di magistratura e forze dell’ordine che, come dimostra il caso Arpa, sta svelando i meccanismi perversi delle cause di inquinamento della nostra terra e dei corsi d’acqua, lasciati per lungo tempo senza una seria ed efficiente azione di monitoraggio.

Le associazioni e i comitati cittadini riuniti nel coordinamento ambientale plaudono a questa azione di contrasto alla delinquenza ambientale e promettono attenzione e sostegno alle istituzioni che si battono per la protezione del territorio.

Questo impegno si è esplicitato prima in manifestazioni, convegni, raccolte firme e sensibilizzazione delle istituzioni competenti; quindi, contrapponendosi in giudizio al ricorso della Marangoni, nominando legali di valore a difesa e sostenendo le dovute spese processuali; nelle prossime settimane, proseguiranno le iniziative volte a far sì che le istituzioni responsabili della tutela ambientale e sanitaria siano sottratte a quella coltre di connivenze ed illegalità che questa settimana sono state svelate dalla magistratura.

Per questo verranno allestiti banchetti di sottoscrizione e informazione nei prossimi giorni al fine di rendere tutti partecipi, anche economicamente, ognuno nelle proprie disponibilità, di quanto avvenuto. A breve verranno inoltre comunicate le coordinate di conti correnti per chi avesse intenzione di fare delle offerte tramite bonifico. Per info sui banchetti troverete a breve le indicazioni sui siti: http://retuvasa.org ; www.dirittoallasalute.com.

Rete per la tutela della Valle del Sacco - Associazione Culturale Anagni
Viva - Associazione Diritto alla Salute - Associazione La Guerra di Piero -
Comitato Osteria della Fontana - Comitato Ponte del Papa - Vox Populi.

Per informazioni e per seguire la situazione aggiornata consultare i siti internet: http://retuvasa.org ; www.dirittoallasalute.com

Per comunicazioni urgenti chiamate il n. 3930723990.

LA NECESSITA’ DI UN’ARPA FROSINONE AFFIDABILE

La notizia dell’arresto del Direttore provinciale di Arpa Lazio, in attesa dei riscontri che si avranno o meno nel successivo iter giudiziario, getta una luce drammatica su un problema strutturale del Frusinate: la storica latitanza di enti di controllo del tutto affidabili nel monitoraggio dell’inquinamento. L’auspicio è che un fatto di cronaca come questo possa essere l’occasione per un’inversione di tendenza altrettanto storica.

Ovvero scrivere la parola fine a un’epoca in cui alcune industrie, in sfregio al rispetto della legge di molte altre, hanno potuto inquinare impunemente o quasi, confidando nella latitanza, se non addirittura nella copertura o connivenza, da parte di alcuni organi di controllo.

Nonostante altri organi svolgano appieno il loro dovere, come in questo caso.

Il processo, in corso, della ristrutturazione e del potenziamento dell’Arpa di Frosinone, deve dunque essere gestito con grande oculatezza, verificando non solo l’efficienza e la rispondenza dell’ente alle esigenze del territorio, ma anche i criteri di selezione del nuovo personale e l’eticità della dirigenza. In ciò auspichiamo che la Provincia di Frosinone, pur essendo l’Arpa di competenza regionale, possa giocare un ruolo centrale, visto che si tratta del suo territorio. Auspichiamo anche il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste del Frusinate.

Siamo fiduciosi che questo appello sarà colto appieno.

Valle del Sacco, 23.9.2010

Ufficio Stampa Retuvasa

17 settembre 2010

LA TURBOGAS DI COLLEFERRO: UN SORPRENDENTE ITER AUTORIZZATIVO

COMUNICATO STAMPA

LA TURBOGAS DI COLLEFERRO: UN SORPRENDENTE ITER AUTORIZZATIVO

Può essere autorizzato un impianto con significativo impatto ambientale senza che la popolazione del territorio dove è ubicato sia a conoscenza di quanto sta succedendo? Certo, per esempio a Colleferro.

Il 26 Giugno abbiamo partecipato all’incontro pubblico intitolato “Turbogas: una centrale nel silenzio”. Titolo appropriato. Il silenzio delle amministrazioni a tutti i livelli: comunale, provinciale, regionale. Quelle amministrazioni che dovrebbero garantirci uno stato di diritto e l’esercizio concreto della democrazia. Democrazia è però una parola troppo lontana dai pensieri di chi amministra la nostra città; non menzioniamo neppure la democrazia partecipata.

Ci siamo trovati a valutare la possibile minaccia di una centrale a turbogas o cogenerazione a ciclo combinato quando i giochi erano già consumati. Qualcuno ha pensato bene di chiederci: “perché non siete intervenuti prima?” Le risposte sono due. Primo: non sapevamo nulla di quanto stesse avvenendo. Secondo: forse dovrebbero essere in primo luogo le istituzioni a dover informare un minimo la cittadinanza e a occuparsi di quanto è buono o meno per essa. Ora però abbiamo ricostruito i vari passaggi dell’iter amministrativo della centrale a turbogas. Crediamo sia bene i cittadini siano al corrente di come e da chi essa è stata approvata.

La società Secosvim, controllata al 100% da Avio (Bilancio AVIO 2008), deposita gli elaborati di progetto il 20 Febbraio 2009 presso l’area Valutazione Impatto Ambientale della Provincia di Roma, il Comune di Colleferro e il Comune di Artena. Ottempera ai doveri di pubblicità il giorno stesso, sulla cronaca di un quotidiano locale a tiratura nazionale.

A questo punto, per legge, gli atti possono essere consultati per 60 giorni, termine entro il quale si possono far pervenire osservazioni al progetto. Ed ecco la prima anomalia: non ci risulta, quantomeno on-line, che il Comune di Colleferro abbia provveduto a pubblicare un avviso pubblico circa il progetto in corso di approvazione. In tale caso, si è trattato di una grave dimenticanza o di una omissione premeditata? E cosa doveva fare un cittadino per essere informato, un abbonamento annuale al quotidiano di cui sopra?

L’iter autorizzativo si avvia il 27 Maggio 2009, con la disamina di tutti i pareri legati alla Valutazione di Impatto Ambientale: paesaggistico, difesa del suolo, conservazione della qualità dell’ambiente, promozione della sostenibilità ambientale, vincoli idrogeologici, tutela dele acque, situazione emergenziale della Valle del Sacco con pronunciamento del relativo Ufficio Commissariale.

Il 23 Novembre 2009 si registrano pareri favorevoli all’unanimità, pur con le prescrizioni di rito. L’area VIA della Provincia esprime dunque anch’essa parere favorevole.

Non si perde un minuto. La pratica passa immediatamente al livello superiore, all’Ufficio Autorizzazione Integrata Ambientale (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Provincia di

Roma, Dipartimento Tutela Aria ed Energia. Ne dà notizia il solito quotidiano il 26 Novembre 2009.

Il 30 Novembre 2009 il Comune di Artena chiede un rinvio della Conferenza dei servizi che dovrà prendere la decisione finale riguardo alle autorizzazioni. Rinvio negato dalla Provincia di Roma, che adduce l’impossibilità di una nuova convocazione e chiede la trasmissione di un parere scritto sulla pratica da esaminare.

Il Comune di Colleferro formula le sue prescrizioni il 17 Dicembre 2009, dopo aver richiesto il parere di compatibilità ambientale alla Regione Lazio, non ancora pervenuto alla Conferenza dei servizi della settimana precedente. Quante dimenticanze…

Altro fatto sorprendente. Un ente di controllo cardine come ARPA Lazio non formula in tempo il parere per quanto riguarda il Piano di monitoraggio e controllo degli impianti e delle emissioni. Ma come? Si rilasciare un’autorizzazione senza il parere di uno dei principali enti di controllo?

Ed ecco che, con determina n° 8998 del 22 Dicembre 2009, viene concessa l’AIA dalla Provincia di Roma. Del procedimento così concluso i cittadini sanno poco o nulla.

L’AIA prende atto e specifica che l’impianto non è regolato da un Sistema di Gestione Ambientale e che quindi le attività di vigilanza e controllo di rispetto dei limiti di emissione e delle altre prescrizioni competono all’ARPA Lazio. Ma se l’ARPA Lazio non ha avuto il tempo di formulare un parere nei dieci mesi dell’iter burocratico, è possibile pensare che sarà in grado di effettuare i controlli necessari per una corretta gestione?

Tornando al Comune di Colleferro, le prescrizioni formulate sembrano inconsistenti, in quanto vengono richieste: non meglio specificate e quindi forse fantomatiche misure supplementari più rigorose al fine di assicurare il rispetto delle norme di qualità ambientale; la trasmissione da parte della Secosvim a cadenza da concordare dei dati relativi alle emissioni in atmosfera (è il minimo che si poteva richiedere…); un “certificato verde”, rappresentato dal fatto che la Secosvim dovrà concordare con l’Amministrazione comunale l’ubicazione di un’area di almeno un ettaro da sottoporre ad interventi di compensazione ambientale (superficie boscata).

Fin troppo facile ironizzare sul brillante operato della nostra Amministrazione, che andrebbe sicuramente sostenuta con una nuova campagna: Trova l’ettaro e se ci riesci piantala! Se la ricerca dovesse dare esiti negativi, si potrebbe mutuare la superficie boscata con aree verdi sui giardini delle terrazze delle nuove edificazioni spesso autorizzate - ci sembra – con una certa consuetudine dall’amministrazione comunale. Si potrebbe dunque promuovere anche la campagna Un albero in casa.

Certo, ironizzare sulla nostra amministrazione comunale è ormai come sparare sulla Croce Rossa.

Ma non va dimenticato che la responsabilità principale del rapidissimo iter autorizzativo della centrale a turbogas ricade sulla Provincia di Roma. Il regalo di un impianto approvato a tempo di record prima della fine del 2009.

Perché tutta questa fretta? Lo intuiamo, ma ci riserviamo di spiegarlo in un prossimo comunicato stampa. E’ stato già lungo descrivere i passaggi salienti dell’iter autorizzativo.



Colleferro, 17.09.2010


Ufficio Stampa Retuvasa

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Rete per la Tutela della Valle del Sacco

Presidente: Alberto Valleriani - 3356545313
Vicepres.: Pasquale Maiorano - 3924810803
Segretario: Massimo Colaceci - 3491331543
Ufficio Stampa: 3356545313

on-line su www.retuvasa.org

19 giugno 2010

Retuvasa si costituirà parte civile al processo per l'inquinamento della valle del Sacco

Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Retuvasa si costituirà parte civile al processo  per l’inquinamento della Valle del Sacco che si aprirà il 30 giugno. Segnali positivi nel versante frusinate.

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco annuncia che si costituirà parte civile al processo per l’inquinamento della Valle del Sacco che si aprirà il 30 giugno presso il tribunale di Velletri. Ci impegneremo affinché al termine del procedimento il principio “chi inquina paga” acquisti concretezza nello specifico.
Nel frattempo, mentre nell’epicentro della contaminazione, Colleferro, i progetti ad alto impatto ambientale non scemano, e si ripropone drammaticamente il tentativo delle lobby del ciclo dei rifiuti di smaltire rifiuti illegali (tra cui car fluff) negli inceneritori cittadini, vanno colti invece importanti segnali positivi per la Valle del Sacco sul versante frusinate. La bocciatura del progetto di inceneritore di car fluff ad Anagni in conferenza dei servizi regionale, grazie in primo luogo all’operato del Coordinamento delle associazioni anagnine, cui Retuvasa partecipa, nonché delle istituzioni locali, è un evento epocale. Per la prima volta viene bocciato un progetto potenzialmente ad alto impatto ambientale, localizzato in una zona doppiamente inopportuna (all’inquinamento della Valle del Sacco, che ora l’ufficio VIA regionale mostra di prendere in debita considerazione, si aggiunge quello riscontrato in località “Quattro strade”, le cui responsabilità sono ancora da individuare). La Provincia di Frosinone, in particolare l’assessorato all’ambiente, sta cercando con coraggio e determinazione di fare chiarezza sulle passate gestioni dell’intero ciclo dei rifiuti e dimostra grande sensibilità e impegno sul tema. Ad Anagni sta aprendo i battenti un ufficio Ambiente comunale di monitoraggio ambientale, col quale auspichiamo un’utile collaborazione. Cogliamo dunque alcune risposte concrete delle istituzioni alla nostra Piattaforma programmatica (invitiamo i cittadini a leggerla e integrarla su http://retuvasa.org/ e http://retuvasars.blogspot.com/).
D’altra parte le questioni da risolvere che abbiamo sollevato rimangono numerosissime. Solo per ricordarne alcune, la bonifica della Valle del Sacco sta procedendo nella zona da cui è partita la contaminazione, ma nei sedimenti intorno al fiume le concentrazioni di beta-HCH dovrebbero essere ancora molto alte, e non di rado si hanno segnalazioni, anche sulla stampa, di animali al pascolo nella zona rossa (positiva comunque l’intenzione di far rientrare il Comune di Ceccano nell’area della bonifica). Il depuratore consortile di Anagni rimane sulla carta. Il progetto degli ecodistretti industriali, nonostante l’impegno di Enrico Fontana nella scorsa legislatura regionale, è rimasto alla fase preliminare, e non è stata neppure approvata la relativa proposta di legge regionale. Enorme il lavoro ancora da fare in termini di promozione turistica della Ciociaria, e mancano del tutto, ad esempio, iniziative per un area di pregio come i Monti Lepini. Continueremo a sollecitare propositivamente le istituzioni in questo senso, confidando nella concreta disponibilità dimostrata in questi ultimi tempi.
Invitiamo i cittadini a impegnarsi per una Valle del Sacco più verde e per uno sviluppo basato sulla Green Economy mettendosi in contatto con noi agli indirizzi web succitati, o ai numeri 0775-772295, 335-6545313

Valle del Sacco, 19.6.10

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Rete per la Tutela della Valle del Sacco

Presidente: Alberto Valleriani - 3356545313
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18 giugno 2010

Inceneritori di Colleferro: ancora cdr irregolare - IL CS DI RETUVASA

La Magistratura e i Carabinieri del NOE fanno il loro dovere, ma le lobby del ciclo dei rifiuti non demordono. Fuori l’incenerimento rifiuti dalla Valle del Sacco!


Le lobby del ciclo dei rifiuti legato all’incenerimento non cessano di violare le leggi, anche sapendo che i controlli sono dietro l’angolo, pur di realizzare enormi profitti. Questa la principale deduzione da quanto, in attesa del riscontro conclusivo dell’Arpa, sembra ormai innegabile: ancora una volta agli inceneritori di Colleferro è giunto cdr non conforme, in questo caso contenente car fluff (triturato delle parti non metalliche degli autoveicoli), in grado di elevare i comunque non salutiferi valori di emissione stabiliti dalla normativa e dunque di recare grave danno alla salute dei cittadini e alla tutela dell’ambiente. Doveroso il plauso alla Procura di Velletri, ai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Roma, la cui attenzione non si è abbassata. Ed era naturale, considerati i fatti che hanno portato al sequestro degli inceneritori nel marzo 2009. Di fronte a un reato così grave, la Magistratura e le Forze dell’ordine restano all’erta per evitare la sua reiterazione. Ma la ditta che a quanto si legge sulla stampa ha conferito cdr con conforme non ne era consapevole? Evidentemente la ricerca del profitto e la speranza dell’impunità superano ogni ragionevole prudenza. Mentre si sta avviando il processo che lega la gestione della discarica di Malagrotta per il presunto conferimento di cdr non conforme presso gli inceneritori di Colleferro, per il quale abbiamo presentato la nostra istanza di costituzione di parte civile, il nuovo conferimento di cdr irregolare conferma che i controlli devono essere sempre più frequenti e metodici, e che comunque il loro inasprimento non scoraggia totalmente l’elusione. Finché non si riuscirà a far decollare la raccolta differenziata a livello regionale, rimarrà operante il cancro del sistema dell’incenerimento, che garantisce enormi profitti grazie agli incentivi per le fonti rinnovabili cui l’energia derivante da incenerimento è dallo Stato assimilata (nonostante le ripetute procedure d’infrazione da parte dell’Unione europea), e dunque finanziata da circa il 7% delle nostre bollette con i famigerati incentivi della delibera CIP6/1992. Il problema va risolto una volta per tutte alla fonte. Come va risolta una volta per tutte alla fonte l’anomalia di una Colleferro inquinata e al centro del ciclo dei rifiuti basato sull’incenerimento (discariche – produzione cdr – inceneritori). Si prenda esempio da quanto è avvenuto lunedì scorso, grazie all’impegno del coordinamento delle associazioni anagnine (di cui Retuvasa è parte integrante), della Provincia di Frosinone e del Comune di Anagni, che ha portato la conferenza dei servizi regionale a bocciare il progetto di inceneritore di car fluff. Ha trionfato il logico principio: non si inquina dove è già inquinato. Queste decisioni, lo chiediamo in primo luogo all’Amministrazione comunale, perché non si prendono anche a Colleferro? Ed ecco che il car fluff che non si incenerisce ad Anagni, in quello che sarebbe stato il primo impianto europeo dedicato, arriva per vie traverse a Colleferro. Cosa dobbiamo concludere? Che ce lo siamo voluto, visto che il car fluff non si può conferire in discarica e non si sa come smaltirlo? Al contrario, le istituzioni, ad ogni livello, fino al Ministero dell’Ambiente, devono impegnarsi senza perdere altro tempo a rendere praticabili le alternative ecologiche (green fluff) in corso di sperimentazione.

Colleferro, 18 Giugno 2010

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Rete per la Tutela della Valle del Sacco

Presidente: Alberto Valleriani - 3356545313
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CS Retuvasa Colleferro CDR 180610

4 giugno 2010

Colleferro: aria di casa mia

Di sotto i link delle emissioni inceneritori Colleferro e Italcementi Colleferro e aggiungiamo anche l'inceneritore di pneumatici di Anagni a 15 Km.

http://sme.consorziogaia.it/epsistemi/

https://webmail.italcementi.net/emissioni/ecowebcolleferro/

http://www.termovalorizzatore-anagni.it/

Una buona giornata a tutti.

CS Retuvasa Colleferro Emissioni 040610



Comunicato Stampa – nodo Retuvasa di Colleferro
“Aria di Casa mia”
Ci volevano arresti e prescrizioni, dopo anni di incenerimento rifiuti a Colleferro, per arrivare alla
pubblicazione dei valori di emissione degli impianti. Chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi...
La nostra contrarietà alla presenza degli impianti, che oramai fanno parte dello skyline di Colleferro, rimane
quasi una voce nel vento. La consapevolezza civile del problema è cresciuta, ma riscontriamo anche
assuefazione. Sconsideratezza delle istituzioni mista a preoccupante mancanza di reattività. Ma non
vogliamo perderci in dissertazioni di carattere sociologico.
La commissione Bicamerale d’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti, nelle sue conclusioni, riporta oggi che la
gestione GAIA degli inceneritori ha permesso una truffa di 43 milioni di Euro ai danni del gestore di energia
elettrica attraverso i CIP6, tassa-truffa tutta italiana, che paghiamo sulla bolletta per le energie cosiddette “da
Notizia per la verità antica, a nostra conoscenza dal marzo 2009, data del sequestro degli impianti che
hanno riempito le cronache e portato alla ribalta le attività criminose ai danni della nostra comunità.
Silenzio e cecità colpevole quella dell’assenza dei controlli, altro dato di fatto sul quale sarebbe necessario
indagare. Il bello è che un’azienda pubblica come l’AMA conferiva CDR non conforme alle normative presso
impianti di un’altra azienda pubblica, il GAIA, di cui l’AMA stessa era compartecipante, e frodava un’altra
Divertente il tutto, se non fosse che gli unici a rimetterci sono stati i partecipanti al sistema pubblico, cioè noi.
Oltre a rimetterci denaro, è probabile che negli anni di criminale gestione siano state emesse in aria, con
ricadute sui terreni e quindi sul ciclo alimentare, sostanze tossiche nocive, con il loro carico pernicioso sulla
Le normative sui valori di emissione degli impianti industriali prescrivono limiti calcolati in base alla loro
possibile dannosità su esseri umani adulti, non tenendo conto che i recettori a maggior rischio sono i
bambini. Questi ultimi, a parità di peso, introducono maggior quantità d’aria, acqua e cibo rispetto ad un
adulto, in un organismo dove i meccanismi di detossificazione non sono ancora completi. Inoltre la sensibilità
di organi e apparati, non ancora formati, è maggiore rispetto al momento della loro completa maturità.
Ma facciamo subito una prima analisi dei valori di emissione delle due linee di incenerimento di Colleferro:
tutto rientra nei limiti dettati dalle normative. Nel modo in cui sono presentati i dati, è facile trarre questa
conclusione. E invece c’è qualcosa che non quadra.
Prendiamo ad esempio gli NOx, somma pesata di monossido di azoto e biossido di azoto. Il monossido di
azoto è un gas incolore, insapore ed inodore, prodotto soprattutto nel corso dei processi di combustione ad
alta temperatura assieme al biossido di azoto (che costituisce meno del 5% degli NOx totali emessi). Viene
poi ossidato in atmosfera dall’ossigeno e più rapidamente dall’ozono, producendo biossido di azoto. La
tossicità del monossido di azoto è limitata, al contrario di quella del biossido di azoto che risulta invece
notevole. Il biossido di azoto è un gas tossico di colore giallo-rosso, dall’odore forte e pungente e dal grande
potere irritante. E' un energico ossidante, molto reattivo e quindi altamente corrosivo. Il ben noto colore
giallognolo delle foschie che ricoprono le città ad elevato traffico è dovuto per l’appunto al biossido di azoto.
Oltre agli effetti dannosi sulla salute dell'uomo, gli ossidi di azoto producono danni alle piante, riducendo la
loro crescita, e ai beni materiali, ad esempio corrodendo i metalli e scolorendo i tessuti. Sulle piante,
l'esposizione al biossido di azoto induce la comparsa di macchie sulle foglie, mentre il monossido rallenta il
processo di fotosintesi. Ci giunge notizia che i cittadini del quartiere Scalo, sempre a Colleferro, si lamentano
per la presenza di polvere giallastra sul davanzale delle loro finestre. Forse sarebbe il caso di andare a
controllare di che tipo di sostanza si tratta.
Ma tornando a quel qualcosa che non quadra, vediamo anche che, se prese singolarmente per gli NOx, le
due linee di incenerimento rispettano i limiti; se invece andiamo a sommare i valori, i limiti, nella
media giornaliera, vengono superati (oggi 1 Giugno 2010 ad esempio 79 contro 70). Il tutto con la
prescrizione dei DE-NOx catalitici come unità di abbattimento.
Forse uno dei due inceneritori è di troppo ……
E se si aggiungessero i valori di emissione dell’Italcementi? Altra anomalia. L’Italcementi nella somma
dei due punti di emissione (denominati E29 ed E30) per il forno 1 supera per quasi tutto il mese di Maggio
2010 i limiti di emissione sia per gli NOx che per i CO (Ossidi di Carbonio, pericolosi per la salute con la loro
capacità di fissarsi a livello emoglobinico circa 200 volte maggiore di quella dell’ossigeno).
Ad esempio, mentre il limite normativo indica per gli NOx un valore di 1200 mg/Nm , la somma delle
emissioni per il giorno 31 Maggio 2010, inteso come media giornaliera, è circa 1750. Mentre per i CO
3
si passa da un limite normativo di 1000 mg/Nm ad una somma di circa 1500, sempre per il giorno 31
Maggio 2010. E per fortuna i due punti di emissione del forno 2 sembrano indicare che l’impianto relativo sia
fermo già da qualche tempo. Tra l’altro il fatto che l’Italcementi sia una fonte di emissione puntuale è indicato
nel modello di dispersioni del Piano di Risanamento della Qualità dell’Aria della Regione Lazio, che
posiziona l’azienda al terzo posto nella nostra Regione per quantità di emissioni, dopo però due centrali
elettriche. Quindi può considerarsi al primo posto come impianto produttivo.
Chiudiamo questa nostra prima analisi dicendo che l’Italia potrebbe risparmiare 28 miliardi di Euro l’anno
riducendo l’inquinamento atmosferico (OMS 22/06/2005) e che 1 Euro impiegato per abbattere
l’inquinamento equivale a 10 Euro risparmiati, di cui 6 Euro per costi sanitari e 4 Euro per la previdenza
(Rapporto OKOPEL, C.E. 1999). Il 25 % di tutte le malattie negli adulti ed il 33% nei bambini sotto i 5 anni è
causato da condizioni ambientali evitabili (OMS, 16/06/2006).
Con Paracelso, sola dosis venenum facit (è la dose che fa il veleno).

30 maggio 2010

CS Retuvasa: Piano Risanamento Qualità dell’Aria - Perimetraziona Zona A Colleferro

Comunicato Stampa sul Piano Risanamento Qualità dell'Aria a Colleferro

Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Piano Risanamento Qualità dell’Aria: Perimetraziona Zona A Colleferro
L'amministrazione comunale di Colleferro nei giorni scorsi ha iniziato a rispondere alle prescrizioni del Piano
di Risanamento della Qualità dell'Aria, come da nostra sollecitazione e comunicazioni precedenti riguardo al
problema delle polveri sottili, per le cui emissioni la nostra città ha il triste secondo posto nella Regione
Lazio. E a varare i primi provvedimenti.
Esaminandoli, in primo luogo è evidente che il rispetto delle norme di attuazione del PRQA lascia alquanto a
desiderare: è stata scelta la linea più semplice e percorribile, tralasciando, almeno per il momento,
indicazioni di gran lunga più importanti di quanto considerato sinora, ovvero la perimetrazione di Colleferro e
l'inibizione al traffico degli autoveicoli più inquinanti entro tale perimetro.
In una città come la nostra, in cui l'incidenza delle polveri sottili è da imputare a numerosi fattori, si è colpito
solo un anello, il più semplice e immediato. E si è partiti nel modo peggiore: senza la necessaria
informazione, creando disagi alla cittadinanza.
Si rifletta invece sull'art. 5 delle norme di attuazione del Piano che identificano nel riscaldamento ad uso
civile una delle cause maggiori di incidenza dell’inquinamento dell’aria.
Ci chiediamo come sia possibile, in contrasto alle conseguenti prescrizioni, continuare a deliberare piani di
edificazione incontrollata, nel nome di un accordo di programma unilaterale, prevedendo nel Piano
Urbanistico Generale Comunale un irrealistico incremento della popolazione del 50%. Questa prima
contraddizione evidenzia come ogni preoccupazione ambientale sia subordinata alla gratificazione
dell’interesse economico a cementificare il territorio, a colpi di varianti al Piano Regolatore, per averne un
ritorno in cabina elettorale.
Altra almeno temporanea omissione riguarda l'art. 6, relativo agli impianti di combustione ad uso industriale,
che indica nel comma 2a la necessità di prevedere di “simulare a livello orario la distribuzione degli
inquinanti in un dominio spaziale della dimensione di alcune decine di km". Ciò non interessa più solo
Colleferro, ma l'intera media Valle del Sacco. Tale norma va ad aggiungersi alle 125 prescrizioni AIA
(Autorizzazione Integrata Ambientale) per la concessione alla ripresa del funzionamento degli inceneritori di
Crediamo che dopo quanto accaduto negli anni passati sia lecito attendersi un rapporto dell’amministrazione
sull’attuazione di tutte le prescrizioni, e che vengano una volta per tutte resi noti i valori di emissioni in
atmosfera derivanti dall’incenerimento dei rifiuti.
Giungiamo infine all’art 16, che riguarda i compiti dei Comuni relativi al traffico (adozione del piano urbano
del traffico tenendo conto della necessità di riduzione delle emissioni in atmosfera; azioni di fluidificazione
del traffico attraverso sistemi semaforici intelligenti, tabelloni digitali per l’informazione costante
sull’andamento della viabilità, videosorveglianza, varchi elettronici con sistemi tipo telepass per gli accessi
alle zone a traffico limitato, sistemi di monitoraggio delle condizioni della mobilità urbana, controlli sui divieti
di sosta, in particolare in doppia fila, informazioni rilevate e diffuse via radio/sms dalle flotte taxi sulle
condizioni del traffico urbano; promozione della riduzione delle percorrenze urbane delle auto private
attraverso individuazione di aree pedonali e/o a traffico limitato, realizzazione di parcheggi di scambio gratuiti
autoveicoli-TPL [Trasporto Pubblico Locale], incremento delle piste ciclabili urbane e bike sharing;
promozione di modalità alternative di trasporto privato, quali il Car Sharing, il Car Pooling, il taxi collettivo;
controllo dell'efficacia delle azioni dei responsabili della mobilità aziendale; agevolazione della riduzione dei
tempi di percorrenza dei mezzi pubblici e della fruibilità degli stessi da parte dei cittadini; promozione del
coordinamento tra realtà produttive/erogatrici di servizi presenti nella stessa area territoriale, al fine di creare
le condizioni per l’attuazione di servizi di trasporto collettivo; messa a punto di piani sull’intermodalità come
Piani Spostamento Casa Lavoro/Scuola e azioni a favore degli abbonati al TPL; adozione del piano del
traffico merci, definendo, ove possibile, percorsi obbligatori e/o preferenziali per il traffico pesante al fine di
evitare o ridurre la circolazione dei mezzi pesanti all’interno dei centri urbani; agevolazione della costruzione
di una rete di distribuzione per la ricarica dei mezzi elettrici; affidamento dei lavori pubblici a ditte che
utilizzano mezzi a basso impatto ambientale; definizione dell’area del centro urbano soggetta alle limitazioni
al traffico veicolare di cui all’articolo 15 e conseguente ampia e tempestiva comunicazione alla popolazione).
Ebbene il comma 5k, quello che riguarda la perimetrazione, è l’ultima voce del lungo elenco, a conferma di
quanto già detto: l’applicazione del PRQA è stata affrontata in modo alquanto riduttivo.
D’altro canto, la fretta con cui si sono dovute cominciare ad attuare le norme del PRQA è un indicatore della
gravità della situazione di Colleferro. Città in cui si è fatto di tutto per produrre tale situazione, e si fa ancora
poco e male per sanarla.
Curioso poi vedersi regalato, come residenti di Colleferro, il parcheggio gratuito della stazione (negletti i
poveri pendolari dei Comuni limitrofi). Sempre che i proprietari dei veicoli di vecchia generazione, spesso
poco abbienti, riescano ad arrivarci…
Una buona idea alternativa sarebbe stata l’introduzione delle linee pubbliche elettriche, con nuovi tragitti.
Va detto, d’altra parte, che è senza dubbio molto positiva la ricerca di un accordo ambientale con
Italcementi, che sembra produrrà qualche risultato concreto. Non si è considerato però sinora il problema dei
mezzi pesanti che trasportano il cemento prodotto e che circolano costantemente all’interno del centro
Dimenticarsi degli inceneritori poi è una costante dell’amministrazione, una sorta di certificazione di etica
limitata. Etico sarebbe stato dissociarsi da GAIA e condannare pubblicamente gli arresti del 2009.
Per concludere, forse è sfuggito a molti che l’azienda di gran lunga a più basso impatto ambientale, almeno
sino a oggi, ovvero la Alstom, è condannata alla chiusura, da tempo annunciata, a dispetto di dichiarazioni
politiche trasversali che ne garantivano una ripresa.
Ci attendiamo però che SLIM e Turbogas determino la ripresa occupazionale del nostro comprensorio, entro
il modello di contro-sviluppo sostenibile che fino ad oggi ci ha contraddistinto. Chi sopravviverà vedrà.

22 gennaio 2010

CS RETUVASA: Gaia e Infelice

Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Vale del Sacco

GAIA e INFELICE

Che il Gaia e gli inceneritori di Colleferro fossero un baraccone specchio della politica locale ci siamo stancati di ripeterlo. Ma vogliamo dire la nostra su quanto avvenuto negli ultimi giorni provando a fare un piccolo resoconto della situazione. Il GAIA ha comunicato che gli inceneritori sono fermi per mancanza di Combustibile Derivato dai Rifiuti (CDR) e che quindi diventa necessaria la messa in cassa integrazione di lavoratori della società Gaiagest, del Gruppo Gaia, conduttrice di tali impianti. Perché non viene portato più CDR a Colleferro? Perché l’AMA non risponde più all’accordo stipulato per il 2009? Perché non arriva più CDR neanche dal resto d’Italia? Ebbene la nostra ipotesi è che siccome, finalmente, gli inceneritori di Colleferro si sono dotati di sistemi di controllo, compreso quello per la radioattività come da prescrizioni AIA, è economicamente improponibile produrre un CDR di qualità che rientri nella norma e che garantisca livelli di emissione in atmosfera nei limiti. Il fermo degli inceneritori alleggerisce questo territorio dallo scarico giornaliero di veleni ed in particolare da diossina, ma il ricatto occupazionale, pratica diffusa dalle nostre parti, non è più tollerabile soprattutto quando si spendono così tanti soldi pubblici proprio per risolvere il problema occupazionale provocato dai precedenti disastri imprenditoriali. Ci sarebbe da precisare che il CDR non c’è mai stato e questo si evince dai vari passaggi in Commissione Bicamerale sul traffico illecito di rifiuti. Una delle persone chiamate a riferire è stato il Commissario Straordinario del GAIA, Andrea Lolli, che afferma, per il 2009, la provenienza di CDR per l’88% da impianti laziali, in gran parte da AMA. La presunzione di innocenza, applicata anche per alcuni dirigenti del Consorzio GAIA, reintegrati al loro posto di lavoro dopo le ordinanze di custodia cautelare, è d’obbligo ma è altrettanto legittimo dubitare di un sistema multi materiale, oggi sostanzialmente superato e fuori mercato, finanziato con soldi pubblici, che ci impone di conferire i nostri “rifiuti” secchi ed organici in un unico cassonetto che poi -sempre a nostre spese- saranno separati di nuovo con il cosiddetto TMB -trattamento meccanico biologico-, producendo un pessimo CDR -a loro dire il 30% del rifiuto urbano in entrata- per l’incenerimento, e ammassando il resto -un residuo nauseante- in discarica. Altro che chiusura definitiva di Colle Fagiolara il 31-07-2011, come recita la delibera approvata dal Consiglio Comunale. È disarmante cogliere la totale inadeguatezza ed incapacità -quando non compartecipazione con le lobby dei rifiuti- degli amministratori di Colleferro degli ultimi venti anni. Il tentativo di far passare per virtuoso, un impianto di post selezione di rifiuti mescolati provenienti dalla raccolta stradale, per la quale il Comune ha appena dilapidato risorse cambiando quasi tutti i cassonetti, è solo l’ultimo tassello per la chiusura di un sistema di gestione che, come in molte altre realtà italiane, non permetterà di raggiungere le percentuali di differenziata che la legge impone e che ad oggi hanno gravato sulla collettività -i cittadini dei 50 comuni GAIA- per centinaia di milioni di euro. Alla faccia di chi ci dice che la Raccolta Differenziata porta a porta costerebbe troppo! Per concludere vorremmo ricordare all’amministrazione del Comune di Colleferro che la differenziata, quella vera, con la raccolta porta a porta dell’umido, va fatta per legge -decreto Ronchi 1997- e l’ostinazione a portare avanti il progetto della raccolta stradale, che nella migliore delle ipotesi farà arrivare la differenziata al 15-20%, sarà da considerare una forte mancanza a livello legislativo nei confronti delle indicazioni delle Direttive Europee che pongono l’incenerimento e i conferimenti in discarica all’ultimo posto nella gerarchia dei rifiuti, considerando il riuso e il riciclo come soluzione primaria. Colleferro, 21 gennaio 2010
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Presidente: Alberto Valleriani - 3356545313Vicepres.: Pasquale Maiorano - 3924810803Segretario e curatore ufficio stampa: Massimo Colaceci - 3491331543 - 3927729370
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